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Back to the future

Italian & English Articles! Personal reflections on life, relationships and energy that shines inside and outside each of us. Enjoy ♥

Mese

aprile 2013

Bella faccia a cattivo gioco.

E’ inutile che sei lì e mi guardi con fare circospetto. Se hai qualcosa da dire, parla. Sostanzialmente non mi curo di ciò che ti passa nella testa, ma se volendo o nolendo la vita mi ha posto nella condizione di relazionarmi necessariamente con te, lo faccio. Mi relaziono. Penso. Parlo. Non mi limito a guardarti, a ispezionarti, a giudicarti, ad essere spettatore della tua vita. Interagisco.  Mi esprimo. Dico la mia. E la tua qual è? Con me questo gioco non puoi farlo. Io ti leggo nella mente. Percepisco ogni sintomo di astio o discordanza agitarsi nel tuo tono di voce, nei tuoi occhi o in ogni tuo movimento. E questo mi porta a detestare ogni tuo sorriso o accondiscendenza. Non aspetto altro di avere uno scontro/confronto con te. Ma no. No. Tu non dici la tua, non ti esprimi molto. Sei per il quieto vivere, sei per la pace nel mondo.

Qualcuno tempo fa ha detto che si fa gli scemi per non andare in guerra. Forse parlavano proprio di te. Non tramuti i tuoi pensieri in parole. No, non lo fai perché rischieresti di ritrovarti una guerra che non vuoi o non saresti in grado di affrontare. Una guerra che non è altro che uno scambio reciproco di punti di vista. E la cosa più detestabile di te, non è che tu non abbia un tuo punto di vista. Anzi. Ce l’hai eccome. Ma te lo tieni per te.

Dimmi un po’ una cosa.

Sono veramente curiosa di saperlo. Muoio dalla voglia di sapere come ci si sente nel piacere a tutti. E’ soddisfacente? E’ soddisfacente rinchiudere se stessi in se stessi e mostrare al mondo una faccia di cazzo che non abbaia né morde?  E’ soddisfacente non ricevere mai un vaffanculo da nessuno? Non mi aspetto che tu risponda. Non lo faresti mai. Andresti contro la tua vera natura e i tuoi principi. Ti limiteresti a rispondere sciocchezze del tipo “lascia perdere” o “non vale la pena discuterne” se il coraggio è dalla tua parte, altrimenti mi congederesti con un sorriso od uno smile. Si, uno smile. Vanno più di moda dei sorrisi ultimamente. Chissà forse potresti anche inciampare in un link allusivo da cui traspare una mentalità simile alla tua. E allora si che gioiresti nel poterlo condividere. Non è poi così tanto rischioso esporre se stessi in questo modo no?

Tanto avrai sempre l’amico del cuore con cui dar sfogo alle tue cattiverie più nascoste, un fedele amico che non si opporrà mai a te. Una vita facile non è vero? Chissà forse divulghi solo pace e amore e gioia infinita anche con lui.

In fondo, perché rischiare?

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Cos’è in fondo la verginità.

Cos’è in fondo la verginità.

Chiudo gli occhi e sono lì.

Sono lì, sarò di nuovo lì, ma non sarò più lì.

Ero lì, vergine.

Ora sono qui, ma cosa sono?

Se solo lei potesse parlare direbbe “Eri lì, ora sei qui, ma ovunque tu sia, sei tu.”

E aggiungerebbe “Sono solo una delle tante fessure attraverso le quali il tuo ‘io’ si definisce, e potresti definirti con o senza di me. Ovviamente, essendo io la fessura più grande, l’unica che così come divora può generare, ti consiglio di servirti di me. Serviti di me per capire chi sei, ma non per farti dire chi sei. Serviti di me per capire cosa vuoi, ma non per farti dire di cosa hai bisogno. Serviti di me per prendere quello che vuoi, ma non per ricevere quello che vogliono gli altri. Serviti di me per sperimentare cose nuove, ma non per essere oggetto di sperimentazione. Serviti di me per parlare, ma non per pensare. Serviti di me per essere te stessa, per te stessa e con te stessa, ovunque.”

Cos’è in fondo la verginità se non una barriera mentale

scardinata dal piacere di vivere la vita

servendoci di noi.

The birth of friendship.

Yes, maybe you don’t know that, but friendship was born in 1871. Young people were sad and lonely before. Loneliness and monotony hovered over the streets of the village, across the windows of the sad country houses, echoing in the empty glasses of beer piled on the counter of a bar. The atmosphere was dark, people were closed in themselves and they did not use to communicate each other, they avoided to see into the eyes of the other people along the way, no one was smiling. Everything was black until 1871 when Mr. X demonstrated the operation of his device that he called “mobileaushudfjsfkj”. Even if the record for having invented the friendship seems to belong to Mr. Y who was able to realize an electrical device capable of communicating at a distance already in the fifties of the nineteenth century. Then in the 1800 and something, a friend of MR X introduced a machine for the electronic transmission of musical sounds by vibrating a finger under the influence of an electromagnetic field.

Unfortunatly this device was not able to transmit voice, but only sounds. So everyone continued to be sad. Everyone lived in despair, wasting away for the inability to communicate with the friend living on the next door. Everything was sad until it was invented by XXY, the handset. It was born when XXY had the idea to tie a microphone and a receiver to a stick, so you can have a free hand to masturbate, and the other at last to communicate. So everyone who was sad to run among the meadows, that was sad to leave empty glasses of beer at the bar of the village, that was forced to confront the reality of every day life, all of these sad people became happy now. Yes, there was nothing more rewarding and happy than frolicking with a handset. Finally, a device that allowed everyone to call their friends and share their dreams and opinions, finally a device that allowed everyone to call their friends and tell them which kind of beers they loved more the week before in the bar of the village, finally a device that allowed people to forward their voice towards other friends. You know that we have on the tongue a microchip installed at the time of birth to enable voice transmission? Without it we could never communicate, that’s why the friendship was born only at the turn of 1800 and 1900 when auxiliary devices were annexed to the incomplete human nature for the improvement of living conditions.

It must be said, however, that friendship was incomplete. The days were less gloomy, hearts and minds were less oppressed… but, deeply something was still missing .. It was the sight! How can friendship exist without the sight? The sight was born in the second half of the twentieth century. When the scientist Doctor G in collaboration with the technologist Lord J elaborated microscopic electromagnetic devices to be applied on the optic nerve which would have allowed the visual feedback of an image transmitted in a monitor. The rampant happiness in having acquired this vital sense led to a immense feeling of friendship and to a passionate love towards own lovely monitor.

There was only one small drawback: the microscopic electromagnetic devices only reproduce images in black and white. Rivers of bicolor friendship had to flow under the bridges before people became able to recognize the color of a lawn, or a beer, or the color of the eyes of a friend. A proportion directly proportional: monitor: monitor = monitor: monitor. A impeccable proportion whose stratospheric result was the real true friendship. Everything was going for the best of ways, everything was going reallyreallygood, friendship here, friendship there, monitor on this side, monitor on the other side … Finally there was no more sad people on the street or at the bar, no lawn sad, no sad soccer ball slamming to the windows.. Nothing of so much sadness, but only happy and smiling friends near their handsets and trustful monitor. A happiness sosososo much big that when MrLordFly X and his brother Y announced, to the new victims of friendship, the great news: “Finally we no longer need to hear and to speak each other” people were more and more happy. Yes, next to the images that used to run on the monitor was applied a system of reciprocal responses and counter-responses, in a fast and mutual alternation of friendly exchanges of friendship, a stratospheric invention that the superEnglishtechnodoctor McFlurry called “Chat”.

I wish a good friendship to everybody.

Com’è nata l’amicizia.

Ebbene si, forse voi non lo sapevate ma l’amicizia è nata nel 1871. Tristi e soli erano i giovani prima di allora. Un’aria di solitudine e monotonia aleggiava per le vie del borgo, attraversava le finestre delle tristi case di campagna, riecheggiava nei calici vuoti di birra ammucchiati sul bancone di un bar. Cupa era l’atmosfera, le persone erano chiuse in se stesse e non comunicavano fra di loro, evitavano di incrociare gli sguardi delle altre persone lungo la strada, nessuno sorrideva. Tutto era nero, finché nel 1871 un certo non so come si chiama dimostrò il funzionamento del suo apparecchio che chiamò telettrofono. Anche se il primato per aver inventato l’amicizia sembra spettare però ad un sapevo come si chiama ma ora non più che riuscì a realizzare un apparecchio elettrico in grado di comunicare a distanza già negli anni cinquanta dell’Ottocento. E nel 1800equalcosa un amico di non so come si chiama presentò una macchina per la trasmissione elettronica di suoni musicali tramite una barretta vibrante sotto l’influenza di un campo elettromagnetico.

Questo dispositivo non era comunque in grado di trasmettere la voce, ma solo suoni. Allora tutti continuavano ad essere tristi. Tutti vivevano nella disperazione, logorandosi per l’impossibilità di comunicare con l’amico della porta accanto. Tutto finchè non fu inventata, da una superfemminna XXY, la cornetta. Essa nacque quando XXY ebbe l’idea di legare un microfono e un ricevitore ad un bastoncino, in modo da poter avere una mano libera, per masturbarsi, e l’altra finalmente per comunicare. E fu cosi che tutti coloro che vagavano tristi per i prati, che svuotavano tristi calici di birra al bar del paese, che erano costretti a confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, fu cosi che tutti loro iniziarono ad essere felici. Si, non vi era nulla di più felice e gratificante che amoreggiare con una cornetta. Finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo amico di giochi per dirgli che gli volevi bene, finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo amico di tazze per dirgli che la birra era buona, finalmente un dispositivo che ti permetteva di trasmettere la tua voce. Non lo sapevate che sulla lingua ci sono dei microchip installati al momento della nascita per permettere la trasmissione vocale? Senza di quelli non potremmo mai comunicare, ecco perché l’amicizia nacque solo a cavallo fra il 1800 e il 1900, quando furono annessi all’incompleta natura umana dispositivi ausiliari per un miglioramento delle condizioni di vita.

C’è da dire che era però un’amicizia incompleta. Le giornate erano meno uggiose, i cuori meno oppressi…ma nel profondo degli animi mancava ancora qualcosa.. Ecco cosa, la vista! Cosa può essere un’amicizia senza la vista? La vista nacque nella seconda metà del novecento. Quando lo scienziato X in collaborazione con il tecnologo Y elaborarono microscopici dispositivi elettromagnetici da applicare sul nervo ottico che avrebbero permesso il riscontro visivo di un’immagine trasmessa in un monitor. La felicità dilagante nell’aver acquisito questo senso vitale portò a un sentimento di amicizia dirompente e ad un amore spassionato verso il proprio monitor di fiducia.

C’era solo un piccolo inconveniente: i microscopici dispositivi elettromagnetici riproducevano solo immagini in bianco e nero. Fiumi di amicizia bicolore dovettero scorrere sotto i ponti prima di poter finalmente riconoscere il colore di un prato, o di una birra, o degli occhi di un amico. Una proporzione direttamente proporzionale: monitor : monitor = monitor : monitor. Una proporzione impeccabile il cui stratosferico risultato fu la vera amicizia. Tutto procedeva per il migliore dei modi, tutto procedeva superstrabenissimo, amicizia di qua, amicizia di la, monitor di qua monitor di la… Finalmente non vi era nessuno più triste per strada o al bar, nessun triste prato, nessun triste pallone da calcio che ti sbatteva alla finestra.. Niente di cotanta tristezza, ma solo felicissimi e sorridenti amici vicino le proprie cornette e monitor di fiducia. Una felicità incontinente tant’è che ebbe il suo apice quando Pincopallino X e Caio Y furono extrafelici di annunciare alle nuove vittime dell’amicizia una supercalifragilissima nuova notizia: “Finalmente non abbiamo più bisogno dell’udito! Nè della voce e delle nostre cornette”. Ebbene si, affianco alle immagini che scorrevano sul monitor fu applicato un sistema di botta, controbotta, risposta e controrisposta, in uno scorrevolissimo e vicendevole alternarsi di amichevoli scambi di amicizia, una stratosferica invenzione che il supertegnologo inglese chiamò “Chat”.

Non mi resta che augurarvi una buon’amicizia a tutti.

Relazione prematura? No grazie!

Avere una lunga e felice relazione di coppia dai 13/14 anni ai 19/20 (pongo un limite di età perché nel 99% dei casi non durano oltre) non può fare altro che rovinarti o, se vogliamo essere buoni, peggiorarti la vita. Le favole ce le raccontano quando siamo piccoli, bambini.. L’adolescente è chiamato ad uscire fuori dalla favola ed è catapultato nella realtà. Sottolineo realtà. Vivere una lunga e felice relazione in età prematura ti sottrae dalla realtà, ti illude che la vita sia una favoletta amorosa nella quale nessuno ti farà mai del male. Drin drin, sveglia! La vita non è tutta rosa e fiori! Così come l’essere bravo in uno sport, talentuoso nella musica o spigliato nel parlare una lingua straniera richiede esercitazione fin da piccoli, allo stesso modo bisogna esercitarsi fin da piccoli a ricevere fregature. Vivendo la tua favoletta hai perso troppe fasi della tua vita che hai confuso con un magico mondo di arcobaleni e coniglietti  rosa, o se preferisci peluche e cuoricini, fa lo stesso. Da bambina ho giocato con tante bambine malefiche, crescendo ho frequentato tanti ragazzi stronzi e sono stata ferita da tanti amici, sempre che così si possano chiamare. Tu, felice reduce di una vita incelofanata, mi dirai che ti dispiace che abbia avuto un’infanzia “infelice”,  una vita amorosa sofferta e nessun amico che mi abbia mai voluto realmente bene. E invece sai cosa dico io a te? Ti dico che ringrazio ogni singola bambina malefica con cui ho giocato, ogni singolo stronzo che ho frequentato ed ogni singolo amico di merda che ho avuto. Perché mi hanno insegnato a piangere, a vivere. Perché quando sei piccolo/a sei ancora in tempo per andare a piangere dalla mammina. Non hai pianto abbastanza durante la tua adolescenza? Beh, ora è troppo tardi per farlo!

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