“Saggio è colui che sa di non sapere”, cita il nostro caro amico Socrate. Come dargli torto del resto? Saggio infatti è colui il quale, sebbene abbia ampliato enormemente la sua conoscenza, è umilmente consapevole del fatto che ci sono tante cose che egli non sa ancora e che forse mai saprà, in quanto non si finisce mai di imparare davanti alla vita che ci mette alla prova tutti i giorni e che ogni giorno ci riserva un insegnamento diverso, nuovo. Nessuno raggiungerà mai la Verità Suprema (sempre che essa esista).  “‘Il vero sapiente sa di non sapere. La verità non è insegnabile in quanto è un sapere dell’anima quindi va partorita autonomamente e rimessa in discussione. D’aiuto sono l’ironia, l’uso critico della ragione e il DIALOGO. Infatti è possibile la ricerca comune di una verità sempre provvisoria all’alterarsi dei presupposti. L’unica verità definitiva è un valore morale: il rispetto dell’interlocutore. Se non puoi amare il tuo prossimo, almeno rispettalo”.  

E qui ne approfitto per citare me stessa dal mio articolo Monologo: “Non dire agli altri cosa è giusto per loro. Condividi la tua conoscenza. Dona il tuo amore. E aiuta gli altri a trovare la loro strada. La strada che permette ad ognuno di noi di capire chi siamo e cosa vogliamo. Cosa vogliamo essere. Essere. Esistere e condividerci. Non tenere il tuo sapere per te. Condividilo. Ma non elevarti mai al di sopra di qualcun altro. Mettiti in contatto con gli altri, apri loro la porta che permette di accedere al tuo sapere e falli entrare ed uscire quando vogliono. Starà a loro coglierne il valore quando saranno pronti a farlo, non sta a te deciderlo o pretenderlo. Tu non puoi sapere quand’è il momento giusto per qualcun’altro. Non giudicarli. Aiutali. E aiutati. Accogli il sapere che ti viene donato. Non vederlo come un’imposizione.” 

Siamo tutti diversi e diversamente perseguiamo i nostri ideali di saggezza e di verità. Difatti la dottrina socratica del dialogos vuol mostrare la RELATIVITÀ del sapere, ossia l’idea del sapere mai definitivo: ecco perché Socrate è il più sapiente degli uomini, poiché egli sa che l’uomo è “ignorante”, mentre i più, i saccenti, credono di sapere (ma non sanno). Alcuni di noi però sono più perspicaci e più sensibili di altri alla realtà circostante e per questo maturano una coscienza “illuminata”, la quale mostra loro in modo chiaro molti di quegli aspetti che sfuggono ai più. Molti di loro però, nel momento in cui vengono “illuminati” dalla “Verità”, perdono, paradossalmente, il lume della ragione. Credono di aver finalmente messo piede nella Giusta Strada, quella che, a parer loro, TUTTI dovrebbero perseguire. Sì perché, ai loro occhi, qualsiasi altra strada, diversa da quella sulla quale loro camminano, è una mera illusione. Dico io…non è poi vero che ognuno di noi ha bisogno delle proprie illusioni per vivere? La vita stessa è la più grande delle illusioni. Ognuno deve avere il diritto di illudersi, di sognare, di sbagliare, di cadere, di rimproverarsi, di capire.. E invece molti di questi “illuminati” cosa fanno? Non condividono la loro “scoperta”, ma la impongono. Credono di condividerla, ma è proprio questa l’illusione, poiché a loro non importa se tu sei un’altra persona, con un’altra vita e con un’altra storia. Loro sono coloro i quali, avendo ormai raggiunto il Sapere, ti guardano dall’alto della loro sapienza e ti puntano il dito contro: “Voi, ignavi nell’incolore mischia umana, svegliatevi, noi possiamo guarirvi”, questo è quello che le loro parole e i loro atteggiamenti sottoscrivono. E non capiscono che, anche ammettendo che quello che cercano di insegnare sia giusto e benefico, non tutti sono pronti ad abbracciare certi tipi di conoscenza. Non tutti ne hanno voglia e non tutti sono in grado di comprenderne l’importanza e la magia. Questo non vuol dire che non lo saranno mai. E neanche che lo saranno di certo prima o poi. Ma non sta a nessuno deciderlo se non all’interessato stesso.

Caratteristica del saggio è la modestia, in quanto egli non impone la sua verità, ma aiuta l’altro a trovare la PROPRIA VIA verso la PROPRIA VERITÀ, attraverso la cosiddetta maieutica socratica. “Essa consiste nel portare GRADUALMENTE alla luce l’infondatezza delle convinzioni che siamo abituati a considerare come scontate e che invece ad un attento esame rivelano la loro natura di opinioni. Tale metodo è detto “maieutico” (ostetrico) perché conduce per mano l’interlocutore con brevi domande e risposte per indurre l’interlocutore ad accorgersi della propria ignoranza e a riconoscere il criterio della verità rispetto alla falsità delle sue presunzioni”. Ho sottolineato la parola “gradualmente” proprio per evidenziare il fatto che nel condividere la propria saggezza con qualcun’altro bisogna agire in maniera graduale e rispettando le condizioni fisiche, mentali e spirituali in cui il proprio interlocutore si trova. Interlocutore che deve accorgersi da solo della propria ignoranza. Non gli si può spiattellare in faccia la Verità del Mondo e pretendere che subito ne apprezzi la portata, ne capisca i meccanismi e che, soprattutto, la metta subito in pratica. Non è mica semplice trovare la propria strada e perseguire i propri ideali di saggezza! Per questo ognuno di noi ha bisogno di essere aiutato in questo percorso e ognuno di noi dovrebbe a sua volta aiutare chiunque si incontri sul proprio cammino.

La saggezza, nel momento stesso in cui si autodetermina, muore. 

La vera saggezza inoltre segue un’etica della libertà. Libertà di comprensione. Libertà di condivisione. Libertà di sperimentazione. Libertà di accettazione. Libertà di rifiuto. Libertà! Libertà! Libertà! E il voler essere liberi di non accettare o accogliere una “verità” imposta non è sinonimo di stupidità o ignoranza. È una scelta che spetta di diritto. Saggio è colui che sa di non sapere ed ognuno è libero di non sapere o di scegliere quando sapere. Perché l’adesso per qualcuno può essere il poi per qualcun altro o il mai per qualcun altro ancora.

Una bella fetta degli “illuminati” odierni sono, per di più, ferrei critici della materialità. Avendo essi raggiunto l’estasi spirituale e avendo riscoperto l’Io Supremo, quello che ti conduce alla Comprensione Ultraterrena, criticano ogni vizio ed ogni piacere materiale e carnale, considerandoli distrazioni devianti dal perseguimento della vera Verità. Ma ci terrei a ricordare a questi “illuminati”che l’uomo è fatto di CORPO, MENTE E SPIRITO, e concentrarsi esclusivamente su uno di questi tre aspetti o trascurarne anche solo uno di essi, è sbagliato in quanto incompleto! Noi siamo tutte e tre le cose insieme e tutte e tre le cose insieme devono lavorare in equilibrio affinché noi possiamo camminare in maniera sana e consapevole nel nostro percorso di vita e nel perseguimento dei nostri ideali.

Ci tengo inoltre a sottolineare che il prendere con leggerezza la vita non equivale a prenderla con superficialità. Anche sapersi godere la vita è sinonimo di saggezza. Lo stress e la frustrazione sono fra le cause maggiori di malattie del corpo, della mente e dello spirito. Sono esse stesse malattie. Quindi cari “illuminati”, voler bene a se stessi non è reato! Voi che valorizzate solo la vostra spiritualità, non vi volete tanto bene, al contrario di quanto crediate. Il piacere non è un peccato. E non vi sono piaceri giusti o piaceri sbagliati, ma piaceri adatti ad ognuno di noi. Così come verità adatte ad ognuno di noi. E come suggerisce il nostro vecchio amico Socrate, il saggio è colui che possiede il piacere, ma che non è posseduto da esso. Libertà quindi di perseguire il piacere essendo liberi dal piacere stesso, perché un piacere che crea dipendenza crea sofferenza. Evitare un determinato piacere semplicemente perché non si è in grado di gestirlo, è da codardi…non da saggi! In medio stat virtus (la virtù sta nel mezzo)!

Per concludere vorrei precisare che non è mai troppo tardi per diventare saggi! Per alcuni l'”illuminazione” arriva subito, per altri più tardi..ma non importa, perché, ripeto, non è mai troppo tardi! Cari “illuminati”, non siete migliori di nessuno. Non vi rende superiori l’aver fatto conoscenza di certe verità prima di altri o l’aver sperimentato in anticipo particolari aspetti della vita. E non dovete assumere le vesti dei buon samaritani che scendono dall’alto del Saggio Colle per salvare i disperati, perché quelli che voi giudicate “disperati”, sono esseri umani come voi, ma con i loro traguardi di vita. Non offendetevi se non coincidono con i vostri.

La saggezza non si misura! Si apprende e si condivide. Non si impone. Essa non conosce aspettative o presunzione.

E ricordate, è l’umiltà che fa volare la nostra spiritualità più in alto di qualsiasi altra cosa.

 

Final

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