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Italian & English Articles! Personal reflections on life, relationships and energy that shines inside and outside each of us. Enjoy ♥

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AMICIZIA

Come scegliere il proprio gruppo di amici

Nella vita di tutti noi esistono persone che hanno lasciato il segno e che, a prescindere dalla distanza spaziale e temporale, continuano ad occupare un posticino nei nostri cuori.

È certamente più semplice mantenere unito il proprio gruppo di amici quando si vive, studia o lavora per tanti anni nella stessa città.

La vera sfida però inizia quando le proprie strade si dividono e ci si trasferisce altrove.

Accade quindi che si perdono per strada alcuni dei vecchi amici e, al contempo, si fa fatica a creare nuovi rapporti solidi e duraturi.

Sono davvero pochi quei veri amici che restano tali, nonostante tutto.

LE AMICIZIE VERE

Le amicizie cosiddette “vere” hanno bisogno di tempo per essere coltivate e, soprattutto, hanno bisogno di naturalezza.

Non si può forzare la nascita di un’amicizia semplicemente perché ci si sente soli e spaesati in una nuova città, né cercarla a tutti i costi, rischiando così di entrare in contatto con persone (per noi) sbagliate e in cui riponiamo, nonostante tutto, false speranze.

L’ATTACCAMENTO AL PASSATO

I cambiamenti spesso spaventano e minacciano il nostro equilibrio.
Una parte di noi resta affezionata a quello che eravamo prima e non riesce a lasciarsi andare alle novità.

Spesso proiettiamo nel nostro presente, persone ed eventi ormai appartenenti al nostro passato. Non ci rendiamo conto che crescendo cambiamo e che anche quelle vecchie persone e situazioni, contemporaneamente, cambiano.

Piuttosto che “ritrovare” noi stessi, dovremmo ogni giorno “trovare” quella nuova parte di noi che si adatta ai tempi che corrono. Perché “ritrovarsi” è un po’ come fare un tuffo nel passato.

Sia chiaro, il passato fa parte di noi ed è grazie ad esso se abbiamo raggiunto certi traguardi. Non possiamo rinnegare il nostro passato ed è giusto che ne conserviamo i ricordi e gli insegnamenti. Il voler rivivere situazioni ed emozioni passate però deve essere una scelta e non una costrizione dettata dalla pigrizia e dalla routine che non si ha il coraggio di abbandonare.

L’importanza dei vecchi amici

Non scordiamoci dei nostri vecchi amici, quelli che non vediamo e sentiamo da un po’, ma che sono ancora nostri amici.

Piuttosto che uscire con quel collega di lavoro che non sopporti, solo perché non hai di meglio da fare, perché non approfitti di un weekend libero per andare a trovare un vecchio amico?

Anche se fosse solo per un caffè!

Certi rapporti vibrano di così tanta bella energia che anche viverli per soli cinque minuti può lasciarti dentro una sensazione di positività e benessere impagabile e che ti porterai dentro per sempre.

In fondo che importa dove, come e quando abbiamo la possibilità di rincontrare i nostri vecchi amici?

L’importante è sapere che ci sono e che ci sono per noi.

È giusto che ognuno percorra la sua strada, ma questo non implica lo svanire dell’energia che regna fra due persone.

L’IDEOLOGIA DEL GRUPPO

Spesso si ha la tendenza a frequentare sempre lo stesso gruppo di persone, che fa sempre le stesse cose e parla sempre delle stesse cose.

Diventa inevitabile, così, cadere nella monotonia e nella noia.

Al contrario, invece, se si esce con gruppi diversi, aumentano le probabilità di fare e parlare di cose completamente nuove e, per questo, più entusiasmanti.

L’intelligenza si divide all’interno del gruppo

L’essere umano tende a diventare più stupido, o meno intelligente, quando si trova insieme ad altre persone. Alle volte per farsi notare o per far valere le sue ragioni o, semplicemente, per cercare di risultare simpatico a tutti.

Persone che possono risultare antipatiche o superficiali in gruppo possono riservare qualità inaspettate se prese singolarmente.

Onestamente preferisco far parte di un gruppo quando questo gruppo può essere realmente chiamato tale. In che senso? Nel senso che gli appartenenti a questo gruppo hanno deciso di unirsi in nome di uno o più interessi comuni (come ad esempio uno sport o un movimento politico).

Rifiuto invece di appartenere ad un gruppo di persone che si è trovato insieme per puro caso e non sa neanche come passare al meglio il proprio tempo.

Il gruppo deve essere una scelta, non un’assenza di alternative.

Per ogni interesse diverso può esistere un gruppo diverso

Poiché gli interessi di una persona sono molteplici, preferisco far parte di più gruppi, così da poter passare da un gruppo all’altro a seconda di quali interessi io abbia voglia di coltivare.

Molti hanno definito questo, un atteggiamento egoistico.

Onestamente non ne vedo il motivo.

Perché mai dovresti sentirti costretto a fare ciò che non ti fa star bene solo per soddisfare le esigenze del gruppo?

E perché mai dovresti rinunciare alle tue passioni solo perché gli altri del gruppo non le condividono?

Perché il tuo migliore amico dovrebbe offendersi nel caso tu decidessi di andare a giocare a golf con un altro amico, quando lui non ama affatto giocare a golf? Tutt’al più sarebbe lui l’egoista qualora ti proibisse di giocare a golf con il tuo amico solo perché quell’amico non è lui!

IN COMPAGNIA DI SE STESSI

Bisognerebbe anche un po’ abbandonare quest’idea che per fare qualcosa che ci piace bisogna per forza trovare un amico che voglia farla con noi.

E se non avessimo amici interessati a farla?
E se vivessimo in una città nuova e non avessimo proprio degli amici? Rinunciamo a fare quella cosa finché non troveremo quell’amico per farla?
Potrebbe essere troppo tardi lo sai?!

Bisogna trovare il proprio equilibrio ed essere capaci di coltivare i propri interessi anche da soli.

Bisogna essere forti e riuscire a convivere con la solitudine, riducendo così i propri rapporti a quelli più significativi.

Che senso avrebbe del resto circondarsi di persone che ci fanno sentire ancora più soli di quanto lo siamo realmente.

L’INDIPENDENZA DAL GRUPPO

L’appartenere a più gruppi, o il non appartenere a nessun gruppo, ha però i suoi effetti collaterali.

Quando ti trovi, che sia per scelta o per caso, in un qualsiasi gruppo a cui non appartieni o che frequenti sporadicamente, spesso e volentieri ti senti escluso.

E’ difficile creare legami forti con persone con le quali non condividi molto del tuo tempo e dei tuoi interessi.

Non a caso molte persone, che hanno pochi interessi o che per altre ragioni frequentano sempre lo stesso gruppo di persone, creano con gli altri appartenenti al gruppo un legame, se si può dire, più forte. Condividono una serie di esperienze personali che si verificano all’ordine del giorno e su cui si aggiornano ad ogni incontro.

Ovviamente se non sei stato presente quando i tuoi amici hanno condiviso determinate esperienze, rischi di rimanere escluso da molti dei loro discorsi e, spesso e volentieri, di non cogliere il significato di alcune delle loro battute.

L’arte di saper stare bene in qualsiasi gruppo

Sono dell’idea che una persona abbastanza intelligente sappia tirar fuori argomenti interessanti di cui parlare senza necessariamente far sentire escluso nessuno del gruppo o rischiare di diventare ripetitivo.

Inoltre credo che oggigiorno la gente sia, a prescindere dalla sua intelligenza, a corto di argomenti interessanti di cui parlare e, qualora si trovasse con persone con le quali non condivide molto (interessi, scuola, lavoro), farebbe fatica a sostenere una conversazione ricca e coinvolgente.

Fra le mille cose la gente al giorno d’oggi non sa neanche più ascoltare, poiché è troppo impegnata a far valere a tutti i costi le proprie ragioni. 

Molte persone, di quelle che si sono inconsciamente rassegnate ai tempi che corrono, hanno deciso di frequentare sempre lo stesso gruppo di amici, a prescindere se ne siano felici o meno, tanto basta aprire Facebook o Instagram per isolarsi quel che basta dal gruppo reale e stare “meglio” in quello virtuale!

Vuoi davvero essere una di queste persone?

Data di pubblicazione: 28 Novembre 2018

Solitudine, riflessioni pratiche per comprenderla e amarla

Che cos’è la solitudine

La solitudine è una sensazione che bussa alla nostra vita fin da piccoli, non appena iniziamo a percepire noi stessi e la realtà circostante.

Infanzia e solitudine

Quando ero bambina, ad esempio, volevo giocare con tutti gli altri bambini e spesso rimanevo delusa dal fatto che per alcuni di loro non era lo stesso. 

“Mamma, perché non vogliono farmi giocare con i loro giochi?” era una delle domande che spesso le chiedevo. Condividevo tutto e spesso regalavo giochi, anche nuovi, ai miei amichetti. Non riuscivo a spiegarmi perché loro non facevano lo stesso. Iniziai a sperimentare qualcosa che assomigliava alla solitudine ma non avevo ben chiaro di cosa si trattasse. Ero semplicemente triste e non sapevo il perché. Nonostante fossi in compagnia di questi bambini, mi sentivo esclusa….e sola.

Crescendo iniziai a percepire la diversità fra le persone e iniziai a chiedermi se erano proprio queste diversità a far emergere le divergenze e a portare le persone a scontrarsi.

Adolescenza e solitudine

Nonostante ebbi questa intuizione, pur di non far fronte alla solitudine, iniziai a vivere la mia adolescenza cercando di piacere a tutti. Ovviamente il voler soddisfare le aspettative di tutti era estremamente estenuante, per non dire frustrante.

Creai un’immagine di me vista con gli occhi degli altri. L’unica cosa importante era piacere e avere tanti “amici” (a cui piacessi ovviamente). Facevo quello che era ‘figo’ fare, indossavo quello che era ‘figo’ indossare..per lo meno agli occhi di quel gruppo di persone che frequentavo, quel gruppo a cui avevo deciso di appartenere.

Perché sì, a quell’età dovevi appartenere ad un gruppo (comunisti, fascisti, punk, metallari, snob ecc ecc) per non sentirti escluso ed essere costretto a fare i conti con la solitudine.

Temevo la solitudine, era considerata roba da sfigati!  Restare a casa senza far nulla o non uscire il sabato sera era una cosa alquanto inconcepibile. Non importava se quel gruppo di persone mi facesse sentire sola, importava solo che ai loro occhi io non lo fossi.

18 ANNI

L’evento più ambito era la festa dei 18 anni e quello fu l’esempio lampante di quanto ci tenessi a fare bella figura. Infatti, grazie all’aiuto dei miei genitori e di un mio zio che aveva un’agenzia che organizzava eventi, riuscii ad affittare una famosa discoteca tutta per me (odiavo le discoteche e tutt’ora non sono il mio forte)! Tutti, però, affittavano locali ‘fighi’ per festeggiare i loro diciott’anni quindi perché non io? Risultai ‘figa’ davanti a tutti i miei amici e compagni di classe…loro si divertirono un mondo, io un po’ meno…ma non era questo che mi importava del resto.

Ovviamente ringrazio di cuore i miei genitori per il loro impegno nell’organizzarmi questa festa. Ci tenevano a farmi felice e io sono tutt’ora felice di quello che hanno fatto per me. Ma, con il senno di poi, se potessi tornare indietro, farei molte cose diversamente.

Maturità e solitudine

Ora le cose sono cambiate, maturate. Sono diventata una persona più consapevole di ciò che sono e che voglio, e delle persone che desidero o non desidero frequentare. In fondo a questo serve l’adolescenza, a sbagliare, a crescere, a formarsi..

Ho pian piano imparato ad apprezzare la solitudine e la compagnia di me stessa. Esco quando voglio. Non esco quando non voglio. Ho acquisito libertà. Libertà di stare sola. Libertà di preferire la mia compagnia a quella di chi non ha niente da condividere con me. Ho imparato a volermi bene. Non è stato affatto facile. Ho versato tante lacrime e continuo a versarne perché non è semplice volersi bene. Alle volte mi scoraggio un po’ ed ho la sensazione che tutte le mie certezze mi abbandonino e con esse quell’autostima che credevo di aver ormai conquistato.

L’importanza dei momenti meno belli

Ho imparato però che tutto fa parte della vita e che bisogna trarre insegnamento anche dai momenti meno piacevoli, anzi soprattutto da quelli. Ho appreso che l’importante è acquisire la giusta consapevolezza, dei bei momenti e di quelli meno belli, e che la solitudine non è una cosa brutta, dal quale fuggire. Anzi, ho iniziato ad amare la solitudine e la mia compagnia. Non a caso certe riflessioni, certe idee importanti, vengono solo nei momenti di solitudine.

Selezionare bene le amicizie

Ho viaggiato molto, fisicamente e non, e nel corso dei miei viaggi ho conosciuto nuovi amici, mentre ne ho “persi” altri lungo il percorso. Ho spesso dovuto, come dire, “fare pulizia” fra le mie amicizie, cercando di conservare quelle che valevano la pena e far spazio a quelle che meritavano una possibilità.

La possibilità di entrare nella mia vita, nella mia preziosa vita. Una vita troppo preziosa per essere circondata da persone che non mi amano, che non amano se stesse e che non amano la vita.

La vita di ognuno di noi è preziosa. La nostra solitudine è preziosa.

Dobbiamo selezionare con cura le persone che entrano ed escono dalla nostra vita e con la stessa cura selezionare i momenti in cui abbiamo bisogno solo della nostra compagnia.

Data di pubblicazione: 28 Novembre 2018

COM’È NATA L’AMICIZIA. MATCH D’AUTORE: VOTAZIONI SU FB ENTRO IL 24.

MATCH D’AUTORE 2014, MONTESILVANO SCRIVE.

Ebbene si, ho deciso di partecipare a questa competizione letteraria ancora una volta e anche da oltreoceano 😀 Vi invito a VOTARE la mia storia APRENDO IL LINK e mettendo un MI PIACE (Y) entro il 24 AGOSTO. Spero troviate la lettura interessante e invitiate anche i vostri amici a votarmi 🙂

https://www.facebook.com/notes/festival-letterario-montesilvano-scrive/match-dautore-2014-storia-n101-come-e-nata-lamicizia/713112015403771

COME E’ NATA L’AMICIZIA di Martina Paglione

L’amicizia nacque nel MilleOttocentoVentordici. Prima di allora un’aria di solitudine e monotonia aleggiava per le vie del borgo, attraversava le campagne e riecheggiava nei calici di birra ammucchiati sul bancone del bar. Le persone non comunicavano fra di loro ed evitavano di incrociare gli sguardi altrui lungo la strada. Nessuno sorrideva e ci si disperava per l’impossibilità di comunicare con l’amico della porta accanto. Tutto ciò finché non fu inventata la “CORNETTA”, che nacque quando Y ebbe l’idea di legare un microfono e un ricevitore ad un bastoncino in modo da poter avere una mano libera, per masturbarsi, e l’altra finalmente per comunicare. Fu così che tutti coloro che vagavano tristi per i prati o che tristi svuotavano calici di birra al bar del paese, iniziarono ad essere felici. Sì, non vi era nulla di più felice e gratificante che amoreggiare con una cornetta. Finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo migliore amico per dirgli che gli volevi bene. Il funzionamento della cornetta era però vincolato alla presenza di microchip installati appositamente sulla lingua per permettere la trasmissione vocale. Senza di quelli non avremmo mai potuto comunicare. Ecco perché l’amicizia nacque solo quando furono annessi all’incompleta natura umana dispositivi ausiliari per un miglioramento delle condizioni di vita. Finalmente niente più tristezza, ma solo felicissimi e sorridenti amici attaccati alle proprie cornette di fiducia. Una felicità incontinente tant’è che ebbe il suo apice quando X annunciò alle nuove vittime dell’amicizia la News delle News: “Finalmente non avremo più bisogno dell’udito, della voce o delle nostre cornette”. Ebbene sì, nel Mille&unaNotte fu inventato il “MONITOR”. Fantasmagorico dispositivo con in allegato una stratosferica invenzione che consisteva in uno scorrevolissimo e vicendevole alternarsi di amichevoli scambi di amicizia, un botta e risposta che il Super TecnAmicologo inglese chiamò “CHAT”. Anche questo nuovo dispositivo era però incompleto, in quanto all’uomo mancava ancora la Cosa delle Cose: la VISTA! Cosa può essere un’amicizia senza la vista? Essa nacque nella seconda metà del MillePiedi quando il tecnologo Smile elaborò microscopici dispositivi elettromagnetici da applicare sul nervo ottico che avrebbero permesso il riscontro visivo delle immagini trasmesse dai monitor. La felicità dilagante per aver acquisito questo senso vitale portò a un sentimento di amicizia dirompente e ad un amore spassionato verso il proprio monitor di fiducia. Mancava solo un piccolissimo dettaglio al coronamento dell’amicizia perfetta. I primi monitor  riproducevano solo immagini in bianco e nero. Fiumi di amicizia bicolore dovettero scorrere sotto i ponti prima che K inventò arcobaleni tecnologici in grado di filtrare colori televisivi, i quali resero finalmente l’amicizia completa e le persone in grado di riconoscere il colore degli occhi di un amico.

Non mi resta che augurarvi una buon’amicizia a tutti.

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Sesso-amore, sesso-amicizia o solo-sesso?

Nel possesso vedo solo sesso ma nel sesso non vedo solo possesso.

Un atto sessuale contenuto all’interno di un rapporto amoroso può essere caratterizzato da possesso, ma in tal caso parlerei di un possesso concordato da entrambe le parti, volto a stimolare l’erotismo e la trasgressione della vita di coppia. Questa sorta di accordo può limitarsi all’atto sessuale o estendersi nella durata generale della relazione, ma non è questo che importa… Tutto ciò che è spontaneo e lega in maniera armoniosa due persone, è bello, è giusto, va bene!

E’ il possesso univoco e ossessivo ad essere dannoso..

Al possesso viene spesso opposta la libertà! Ma la libertà a cui si fa solitamente appello è di natura prettamente sessuale, quando invece essa regna in tutto ciò che viviamo, con noi stessi e con gli altri.. Non è libero chi sceglie di darsi liberamente, ma è libero chi sceglie liberamente di non darsi!
La libertà sta proprio nella scelta di poter interrompere, in qualsiasi momento, qualsiasi rapporto! Il problema sta proprio qui: la maggior parte delle persone coinvolte in rapporti amorosi, sessuali o di amicizia che siano, vive questi rapporti in maniera incompleta, per inerzia e senza un vero coinvolgimento. Persone che, per sciocchi motivi, formali o personali, non hanno il coraggio di liberarsi da queste relazioni che non li soddisfano a pieno e hanno paura di perdere una situazione, che per quanto incompleta sia, è pur sempre sicura o stabile nella sua insicurezza. Da qui nasce il possesso: dalla paura di rompere un equilibrio effimero e di prendere le redini di se stessi e della propria libertà!

  • Sesso-amore, sesso-amicizia o solo sesso?

In tutte e tre le relazioni c’è una cosa alla base: amore per il sesso! Esso è, senza ombra di dubbio, fondamentale per la buona riuscita di ognuno di questi rapporti.

Sesso-amore? Bisogna volersi bene nella vita e volersi bene a letto. E, soprattutto, per far funzionare un rapporto, è necessario evitare il peggiore di tutti i mali: la monotonia! Qualsiasi cosa, per quanto bella ed eccitante possa essere all’inizio, nel momento stesso in cui diventa monotona, è destinata ad “imbruttirsi”! C’è amore e c’è sesso? Bene!! Ma non devono essere amore e sesso ripetitivi nelle loro forme e manifestazioni! E’ proprio questa monotonia che porta molti a fuggire dal sesso-amore e a rifugiarsi nel sesso-amicizia o nel solo sesso!

Sesso-amicizia? La situazione è molto pericolosa..in quanto è una relazione che vive in una posizione instabile, a cavallo fra gli altri due tipi di relazione… Essa rischia sempre di scivolare da una parte o dall’altra e rovinare così il rapporto! Sarebbe a mio avviso la condizione ideale…ma in una realtà dove tutte le relazioni fossero di sesso-amicizia.

Solo-sesso? Il solo sesso è bello ma sterile… Io personalmente nel solo-sesso cerco di instaurare sempre una certa complicità con l’altra persona…quindi non è mai solo sesso per me! Cos’è il solo-sesso del resto? Non siamo mica semplice carne da macello… Anche quando ci eccitiamo e godiamo, non è mica solo il nostro corpo ad esserne partecipe! Non siamo solo corpo e non lo saremo mai! Siamo mente, corpo e spirito.. e tutte e tre queste componenti giocano un ruolo fondamentale in ogni istante della nostra vita e, soprattutto, giocano insieme! Il solo-sesso per me non esiste..o meglio, non dovrebbe esistere…
Solo-sesso? Altro non è che pornografia… ed esso uccide tra l’altro la cosa più bella: l’erotismo! Confuso ormai con la frivola e meccanica eccitazione sessuale…

PosSesso

Si parla sempre di amore come possesso sottovalutando la possessività che spesso regna anche nell’amicizia.
Ci insegnano fin da piccoli ad avere l’amico del cuore….il NOSTRO amico del cuore.
Quando ero bambina dovevo prenotare l’amica del cuore, altrimenti rischiavo che qualcuna mi precedesse e mi costringesse a sceglierne un’altra.
L’amica del cuore ha privilegi che altre amichette non hanno, ma anche pretese che altre amichette non hanno.
Gli amici del cuore, come i fidanzatini, considerano d’obbligo il messaggino della buonanotte o del buongiorno, il mi manchi o il ti voglio bene settimanale…ed anche una media mensile di 4 cuoricini sulla loro bacheca di Facebook!
Non a caso ho deciso di non ufficializzare più alcun rapporto!
Perché si ha bisogno di firmare un contratto di proprietà su tutto?
Non riuscite a vivere senza dare un nome a tutte le cose che fate e a tutti i rapporti che vivete?
E se invece vi limitaste a vivere?

Non ho bisogno di sapere come ti chiami o cosa fai nella vita per volerti bene.
Non ho bisogno di sapere quante volte mi pensi al giorno o quanto spesso mi contatti per ritenerti un buon amico.
Non ho bisogno di conoscerti da 10 anni o vederti 8 giorni su 7 per ritenerti vicino.
E non ho bisogno di ricevere costanti attenzioni da parte tua per essere felice del nostro rapporto.
Ma, soprattutto, non ho bisogno di ripeterti ossessivamente i miei sentimenti per te…
Non parlo solo per smuovere l’aria e, per questo, un mio ti voglio bene detto 3 mesi prima continua a valere, dannazione, anche senza la sua ossessiva ripetizione!
E meno pretenderai tali futili conferme, maggiormente io te ne darò!

Non offenderti se domani vorrò bene ad uno sconosciuto tanto quanto ne voglio a te.
Non offenderti se passerò il sabato sera con lui o se deciderò di non uscire affatto.
 <<<SE DIO ESISTE, CHE MALEDICA LA SINDROME DEL SABATO SERA & VIVA IL LUNEDI!>>>
E non offenderti se non ti tengo aggiornato sulla mia vita 24 ore su 24.
Forse non posso o forse non voglio…in ogni caso qualsiasi cosa sia accaduta, accada o accadrà, è stata, è e sarà SPONTANEA!
Sii felice per ogni cosa che faccio o che non faccio in quanto naturale, pura, libera!
Cos’altro vuoi?
Finzione?
Repressione?
Possesso?

Cosa c’è di più bello della spontaneità?
Penso nulla.
Penso che nulla che non sia spontaneo possa essere veramente bello.
Ad un mio amico speciale una volta dissi: “Fammi un piacere, contattami solo quando veramente lo desideri e mai perché temi che il non farlo possa avere ripercussioni negative sul nostro rapporto..”
Fidati che tutto ciò che non è spontaneo non porta a nulla di buono ed è destinato a finire o a manifestarsi in maniera finta e sofferente.

Nel momento in cui abbiamo paura di perdere chi ci circonda, abbiamo già perso noi stessi.
Ci vediamo come persone incomplete, con scompartimenti vuoti che cose e persone devono assolutamente colmare, ma non è proprio così..
Non c’è niente da colmare, c’è solo tanto da ampliare, infinitesimamente..
Ogni persona può arricchirci, tutti sono fondamentali ma nessuno è indispensabile!
Non serve ancorarsi a vita ad una o più persone in particolare.
Siamo tutti di passaggio!
Si dovrebbe gioire per ogni amico conosciuto e arricchirsi di tale gioia, a prescindere che questa amicizia duri giorni, mesi o anni!
Certi amici ti regalano solo un giorno della loro vita, ma è un giorno che dura per sempre!

Cos’è il possesso?
Neanche noi stessi ci apparteniamo completamente!
Siamo materia astratta ed energia concreta.

Io
nel
possesso
vedo
solo
sesso.

Com’è nata l’amicizia.

Ebbene si, forse voi non lo sapevate ma l’amicizia è nata nel 1871. Tristi e soli erano i giovani prima di allora. Un’aria di solitudine e monotonia aleggiava per le vie del borgo, attraversava le finestre delle tristi case di campagna, riecheggiava nei calici vuoti di birra ammucchiati sul bancone di un bar. Cupa era l’atmosfera, le persone erano chiuse in se stesse e non comunicavano fra di loro, evitavano di incrociare gli sguardi delle altre persone lungo la strada, nessuno sorrideva. Tutto era nero, finché nel 1871 un certo non so come si chiama dimostrò il funzionamento del suo apparecchio che chiamò telettrofono. Anche se il primato per aver inventato l’amicizia sembra spettare però ad un sapevo come si chiama ma ora non più che riuscì a realizzare un apparecchio elettrico in grado di comunicare a distanza già negli anni cinquanta dell’Ottocento. E nel 1800equalcosa un amico di non so come si chiama presentò una macchina per la trasmissione elettronica di suoni musicali tramite una barretta vibrante sotto l’influenza di un campo elettromagnetico.

Questo dispositivo non era comunque in grado di trasmettere la voce, ma solo suoni. Allora tutti continuavano ad essere tristi. Tutti vivevano nella disperazione, logorandosi per l’impossibilità di comunicare con l’amico della porta accanto. Tutto finchè non fu inventata, da una superfemminna XXY, la cornetta. Essa nacque quando XXY ebbe l’idea di legare un microfono e un ricevitore ad un bastoncino, in modo da poter avere una mano libera, per masturbarsi, e l’altra finalmente per comunicare. E fu cosi che tutti coloro che vagavano tristi per i prati, che svuotavano tristi calici di birra al bar del paese, che erano costretti a confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, fu cosi che tutti loro iniziarono ad essere felici. Si, non vi era nulla di più felice e gratificante che amoreggiare con una cornetta. Finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo amico di giochi per dirgli che gli volevi bene, finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo amico di tazze per dirgli che la birra era buona, finalmente un dispositivo che ti permetteva di trasmettere la tua voce. Non lo sapevate che sulla lingua ci sono dei microchip installati al momento della nascita per permettere la trasmissione vocale? Senza di quelli non potremmo mai comunicare, ecco perché l’amicizia nacque solo a cavallo fra il 1800 e il 1900, quando furono annessi all’incompleta natura umana dispositivi ausiliari per un miglioramento delle condizioni di vita.

C’è da dire che era però un’amicizia incompleta. Le giornate erano meno uggiose, i cuori meno oppressi…ma nel profondo degli animi mancava ancora qualcosa.. Ecco cosa, la vista! Cosa può essere un’amicizia senza la vista? La vista nacque nella seconda metà del novecento. Quando lo scienziato X in collaborazione con il tecnologo Y elaborarono microscopici dispositivi elettromagnetici da applicare sul nervo ottico che avrebbero permesso il riscontro visivo di un’immagine trasmessa in un monitor. La felicità dilagante nell’aver acquisito questo senso vitale portò a un sentimento di amicizia dirompente e ad un amore spassionato verso il proprio monitor di fiducia.

C’era solo un piccolo inconveniente: i microscopici dispositivi elettromagnetici riproducevano solo immagini in bianco e nero. Fiumi di amicizia bicolore dovettero scorrere sotto i ponti prima di poter finalmente riconoscere il colore di un prato, o di una birra, o degli occhi di un amico. Una proporzione direttamente proporzionale: monitor : monitor = monitor : monitor. Una proporzione impeccabile il cui stratosferico risultato fu la vera amicizia. Tutto procedeva per il migliore dei modi, tutto procedeva superstrabenissimo, amicizia di qua, amicizia di la, monitor di qua monitor di la… Finalmente non vi era nessuno più triste per strada o al bar, nessun triste prato, nessun triste pallone da calcio che ti sbatteva alla finestra.. Niente di cotanta tristezza, ma solo felicissimi e sorridenti amici vicino le proprie cornette e monitor di fiducia. Una felicità incontinente tant’è che ebbe il suo apice quando Pincopallino X e Caio Y furono extrafelici di annunciare alle nuove vittime dell’amicizia una supercalifragilissima nuova notizia: “Finalmente non abbiamo più bisogno dell’udito! Nè della voce e delle nostre cornette”. Ebbene si, affianco alle immagini che scorrevano sul monitor fu applicato un sistema di botta, controbotta, risposta e controrisposta, in uno scorrevolissimo e vicendevole alternarsi di amichevoli scambi di amicizia, una stratosferica invenzione che il supertegnologo inglese chiamò “Chat”.

Non mi resta che augurarvi una buon’amicizia a tutti.

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