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Italian & English Articles! Personal reflections on life, relationships and energy that shines inside and outside each of us. Enjoy ♥

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Cos’è giusto e cos’è sbagliato

Cos’è giusto e cos’è sbagliato?

Ritengo che la formulazione della domanda sia di per sé ambigua. Più che altro chiederei, esistono cose giuste e cose sbagliate? E, soprattutto, chi è in potere di deciderlo? Chi ha il diritto di dire a qualcun altro cosa sia giusto fare o non fare?

Ovviamente nel corso dei millenni, secoli e anni..società, religioni e culture, variegate ed avariate, hanno dato il meglio di loro per cercare di inculcare nella mente dei più deboli preconcetti morali al fine di riuscire a manipolare le masse. E, devo dire, che ci sono riusciti benissimo. Ma dico io, non ho mica bisogno di una religione per capire che uccidere è sbagliato o che essere misericordiosi è cosa buona e giusta? Questi sono principi umani che dovrebbero (riprenderò il discorso in seguito) nascere naturalmente in noi. Anzi, credo che la religione abbia proprio spinto al contrario, basta citare le famosissime crociate o “guerre di religione” o il divario che le stesse religioni creano fra popoli appartenenti a religioni diverse. Dov’è finita questa misericordia se un cattolico arriva a detestare un musulmano o viceversa? Ma non voglio impelagarmi in discorsi “religiosi”. I vari governi, dittatori, presidenti e partiti politici hanno fatto anch’essi qualcosa di molto simile. Hanno inventato false verità e manipolato masse. Chi è al potere deve collezionare seguaci e l’unico modo per farlo è manipolandoli. Ora non voglio neanche impelagarmi troppo in questioni politiche delle quali non mi intendo molto, ma avevo bisogno di fare queste premesse per parlare di ciò che mi sta realmente a cuore: la natura.

Tutti questi sacerdoti e politici hanno mai tenuto conto della natura? Madre natura è stata calpestata, ignorata, diffamata, distrutta…..CONDANNATA. Hanno inventato il peccato originale e il senso di colpa per manipolarci e i nostri stessi genitori e insegnanti di scuola, essi stessi manipolati, hanno assunto con noi lo stesso atteggiamento. Ovviamente il tutto è avvenuto involontariamente. Un genitore modello vuole solo il tuo bene. Ma come fa a fare del bene per un figlio, se non ha fatto/fa del bene per se stesso? Nella sua testa sono stati inculcati falsi principi di una morale discutibile e lui, convinto della loro credibilità, ha cercato di trasmetterli alla prole. Posso immaginare che fare il genitore non sia affatto semplice. A stento riusciamo a capire cos’è meglio per noi stessi, figuriamoci per qualcun altro. Di una cosa però sono molto grata ai miei genitori, sebbene anche loro, come nel piccolo tutti noi, siano stati vittime di questa società: hanno cercato quanto più possibile di lasciarmi libera di sbagliare, seguire la mia natura e capire io stessa quale fosse la mia strada da seguire. Sebbene sia cresciuta in un quadro religioso e sociale ben definito, nel loro piccolo sono stati dei fantastici, piccoli, dolci rivoluzionari.

E ritornando alla domanda iniziale su cos’è giusto e cos’è sbagliato, la risposta credo sia una e una sola:  giusto è quello che la tua natura ti suggerisce di fare e sbagliato è tutto quello che non ti viene naturale farlo. Qui mi aspetterei una domanda del tipo: e se quello che fa star bene te nuoce a qualcun’altro? La mia risposta sarà: vuol dire che così dev’essere. Tutto avviene per una ragione. Nella vita esiste il bello e il brutto, i sorrisi e le lacrime, la serenità e la tristezza. Nulla potrebbe esistere senza il suo opposto. Ci sarà sempre chi è felice e chi non lo è, chi riceve del bene e chi del male. La vita è una ruota che gira, non possiamo né fermarla né invertirne la corsa. Possiamo solo viverla, così com’è, secondo natura.

Cosa succede però spesso e volentieri? Succede che la nostra natura ci porta a fare cose che la nostra religione, società e cultura definiscono “sbagliate” e quindi noi ci colpevolizziamo in partenza e non le facciamo. Questo ci fa star male perché abbiamo frenato la nostra vera natura per omologarci e soddisfare richieste e aspettative esterne, per apparire come gli altri vogliono vederci. Ma noi come ci vediamo davvero? Siamo felici di noi stessi e con noi stessi quando indossiamo questa maschera? Cos’è che importa davvero, quello che gli altri vedono o quello che noi stessi sentiamo e percepiamo? Io rispondo la seconda, e voi?

Tornando a quei sacerdoti e politici che hanno manipolato le masse…se hanno agito seguendo la loro, per quanto discutibile, natura, io non posso far altro che stimarli per questo! Loro hanno fatto quello che sentivano di fare, quello che più li faceva star bene. A certe persone fa star bene la sofferenza altrui, o sfruttare l’altro. A me no, ma io non sono loro e loro non sono me. Quello che non capisco invece è perché un ipotetico “tu” si sia lasciato manipolare o sfruttare da questa gente quando questo invece non rispecchiava affatto la tua natura?

Per fare un esempio apparentemente banale posso menzionarvi la classica situazione della ragazzina ferita che incolpa lo stronzo in questione di essere stato la causa delle sue sofferenze. Lo stronzo in questione è sempre stato stronzo e sempre lo sarà. Questa è la sua natura e forse non cambierà mai. Allora cosa deve fare questa ragazzina? Passerà la vita a trovare la causa delle sue sofferenze in tutti i bastardi che incontrerà? Oppure prenderà in mano la sua vita, smetterà di farsela mettere in quel posto e inizierà a seguire la sua vera natura?

Fidati che se segui la tua vera natura non andrai a finire in situazioni che ti faranno del male. Certo, potrai incorrere in situazioni spiacevoli che fan parte della vita, ma se davvero vivi secondo quello che realmente sei, saprai come affrontarle..senza dover stare ad incolpare nessuno (spesso soffrire è quel che è giusto per te in quel momento, è propedeutico, non condannarlo)! Ciò che in quel momento particolare della tua vita poteva sembrarti sbagliato, è stata invece la cosa giusta per te guardandola a posteriori, accogli semplicemente quello che la tua natura ti dona.

Noi siamo padroni di noi stessi, infatti la mia non è una critica al manipolatore…bensì a chi si lascia manipolare. A meno che lasciarti manipolare non faccia parte della tua vera natura, allora è un’altra storia! Tutto è relativo, nulla è giusto o sbagliato, non ci sono regole universali per deciderlo.

Sii te stesso, questa è l’unica regola, l’unica cosa giusta.

GOSSIP

Gelida
Ossessione di
Superiorità che
Striscia con
Indecenza
Pubblicamente

Esistono ancora gli stereotipi?

Ebbene sì, devo ammettere..a malincuore..che gli stereotipi esistono ancora. Nonostante, nel 2016, si siano raggiunti livelli di apertura mentale e predisposizione al cambiamento non indifferenti, ci perdiamo spesso in opinioni rigidamente precostituite e generalizzate. La bellezza di un arcobaleno ci sbalordisce sempre, eppure, per alcuni di noi esiste o solo il bianco o solo il nero. Viviamo nella necessità di categorizzare e di inserire tutto e tutti all’intero di concezioni predefinite. Di conseguenza, qualsiasi cosa e qualunque persona esca dai confini che delineano questi stereotipi, viene condannata. Oh…guarda che bello l’arcobaleno!!! E poi? Perché non ci sbalordiamo davanti all’arcobaleno di cose e persone che la vita e la natura ci offre?

L’abito non fa il monaco ma, soprattutto, il monaco è libero di indossare qualsiasi abito, e questo di certo non cambierà la sua essenza di monaco. Sarà sempre lui, qualsiasi cosa esso indossa. Inoltre egli è libero di andare dove vuole, fare quello che vuole e con chi vuole, a prescindere dall’abito che indossa.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama uno stile di vita semplice e comodo, non esclude l’eventualità che possa aver voglia di indossare un vestito elegante o le scarpe con i tacchi.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama uno stile di vita raffinato ed elegante, non esclude l’eventualità che possa aver voglia di indossare una tuta e scarpe da ginnastica.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama la tranquillità e locali dove ci si può rilassare e leggere un libro, non esclude l’eventualità che possa aver voglia di andare in discoteca.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama far festa e andare a ballare in discoteca, non esclude l’eventualità che possa aver voglia di andare in un café a leggere un libro davanti ad una cioccolata calda.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama fare o indossare quella cosa in particolare, non esclude il fatto che non possa aver voglia di fare o indossare qualcos’altro!!!

Ovviamente questi sono solo alcuni dei millemila esempi che potrei elencarvi. Gli stereotipi affollano ogni ambito: cultura, religione, sesso, etnia ecc..

Di qualsiasi tipo essi siano, aboliamo questi stereotipi, non solo verso gli altri ma anche, e soprattutto, verso noi stessi. Non vi precludete qualcosa solo perché pensate di non appartenere a quella categoria! Le categorie sono realtà illusorie.

Potete sperimentare tutto, qualsiasi cosa voi indossate. E potete indossare tutto, qualsiasi cosa voi sperimentate.

Portafoglio pieno e anima vuota.

Sai, un tempo pensavo che la parte artistica di me fosse quella parte che mi avrebbe permesso di occupare al meglio il mio tempo libero. La associavo, in qualche modo, all’hobby! Se hai del tempo libero, cosa fai? Dai sfogo alla tua vena creativa. Balli, disegni, canti..crei. Continue reading “Portafoglio pieno e anima vuota.”

Vita

Questo articolo è un po’ come quel libro di una vita che non è stato mai scritto e che inizia finalmente a prendere luce. Però, come per ogni nascita, grande è la speranza..ma altrettanto grande è l’incertezza e la paura di un futuro ignoto. All’incertezza e alla paura si accompagnano al contempo una grande curiosità ed una forte eccitazione legate all’indefinito. Si sa, il mistero ha da sempre affascinato!

Una vita di pensieri che sono nati l’uno sull’altro, l’uno dall’altro…in una valanga di eventi e di emozioni che hanno dato forma a idee e spazio a esperienze. Un libro non basterà a raccontare una vita, un articolo tanto meno. Non importa. Forse una vita non basterebbe a raccontare un’altra vita. Forse tutto questo è impossibile. Forse una vita non può essere affatto raccontata ma solo vissuta. Solo trasmessa…condivisa!

Non sono qui per raccontarvi la mia vita. Non mi piace farlo e non vedo il motivo per cui a voi dovrebbe interessare. Ma sono qui per condividere con voi tutti quello che la mia vita ha condiviso con me. Tutto quello che altre vite hanno condiviso con la mia. E sono qui per abbracciare con gioia ogni vostra piccola condivisione. Io sto scrivendo e voi, spero, leggerete. Ma sono qui pronta a leggervi…in ogni momento!

E’ un capitolo nuovo di una vita fatta di tanti capitoli, di una vita fatta di molteplici vite. Molteplici lingue e culture che si incastrano in una giostra di percezioni. Vite di ogni età, sesso e religione che bussano alla porta di uno stesso appartamento. Distanze interminabili che avvicinano i cuori. E vicinanze che creano inspiegabili spazi nell’anima.

Cos’è la distanza fisica quando forte è l’amore? E cos’è la vicinanza fisica quando l’amore è assente? Treni, autobus e aerei non potranno mai portarti tanto vicino a chi ami quanto la forza del tuo stesso amore. Quell’amore che non conosce ore di viaggio né limiti di tempo. Non importa dove si dirige e quanto impiega. Quello che importa è la serenità che lo accompagna durante il percorso, un percorso infinito.

La vita dev’essere fatta di scelte, non di forzature. Le costrizioni non portano lontano, la volontà sì. Qualsiasi cosa facciamo, dalla più piccola e apparentemente insignificante, alla più grande e apparentemente impossibile…facciamola con il cuore! Qualsiasi cosa noi facciamo meccanicamente, o costretti dalla paura o dal giudizio altrui, non ci porterà da nessuna parte… Al contrario, qualsiasi cosa noi facciamo con consapevolezza, di noi stessi e di quello che stiamo facendo, ci porterà dove non possiamo neanche immaginare! No, non possiamo neanche immaginarlo, e non serve immaginarlo! Non importa dove ci porterà perché noi saremo immersi nel percorso e non ci faremo neanche caso! Un percorso fatto di tanti piccoli traguardi, che ci doneranno una serenità inaspettata. Una serenità la cui bellezza le è donata proprio dall’impossibilità di prevederla.

Si chiama vita, non sappiamo dove ci porta. Non importa dove ci porta. Possiamo solo viverla, con il cuore!

 

Blog

VIAGGIO

Virtuosa e

Intrigante

Avventura di

Girovaganti

Giostre

Impazienti di

Osservare

Niente e nessuno puo’ completarci, ma solo arricchirci.

Non siamo esseri perfetti, ma siamo perfetti nella nostra completezza.

In che senso?

Nel senso che ognuno di noi ha disposizione gli strumenti necessari per il raggiungimento della propria completezza.

Allora perché ci sentiamo sempre e in qualche modo incompleti? Perché ci affanniamo così tanto nella ricerca di cose e persone che ci completino? Cos’è veramente che ci manca?

In realtà non ci manca nulla, ma il problema risiede proprio nel fatto che abbiamo sempre la sensazione che ci manchi qualcosa.

Ad esempio, se il nostro stomaco ci dà un minimo cenno di vuotezza, noi corriamo subito alla ricerca di cibo e ci strafoghiamo come se non ci fosse un domani. Non diamo neanche troppa importanza a quello che mangiamo, l’importante è che colmiamo il vuoto! Spesso non abbiamo neanche davvero fame, ma è semplicemente la nostra sensazione di incompletezza ad illuderci di aver fame e di poterci colmare con del cibo…..GNAM, GNAM, GNAM!

Quando invece ci sentiamo incompleti e soli, corriamo a fare shopping, ma non comprendiamo che è solo il nostro armadio a essere riempito mentre la nostra anima si svuota sempre di più….COMPRARE, COMPRARE! È bello ogni tanto farsi un regalo, ma spesso e volentieri è come se noi ci regalassimo a quel vestito o a quel cellulare…vendendo l’anima ai nostri oggetti e trasformando noi stessi in oggetti.

La stessa cosa spesso accade con il nostro cuore. Se esso ci dà la minima sensazione di sofferenza o di solitudine, eccoci che corriamo immediatamente alla ricerca di affetto, amore, amici, amanti….e qualora questi dovessero venire a mancare o non dovessero colmarci pienamente, ci tuffiamo in alcool, droghe…..SPLASH! Sarà davvero il nostro cuore a parlarci, a mentirci?

Se percepiamo una minima sensazione di profondo silenzio, ci precipitiamo nel chiamare un amico al telefono, nell’accendere la TV o nell’ascoltare della musica. Abbiamo sempre bisogno di comunicare o di ascoltare qualcuno o qualcosa che ci parli, che ci ascolti….BLA, BLA, BLA!

Abbiamo davvero bisogno di colmarci in questo modo o di affannarci così disperatamente nella ricerca di qualcosa o qualcuno che ci colmi pienamente e il prima possibile? E, soprattutto, ci sentiamo davvero appagati dopo? Sentiamo di aver risolto davvero questa mancanza? Forse ce ne illudiamo per i primi secondi, minuti o giorni…ma poi?

Poi ci ritroviamo nuovamente affannati e alla ricerca di qualcos’altro….e così all’infinito. Soffriamo, corriamo, cerchiamo, troviamo, gioiamo, perdiamo, piangiamo….ri-soffriamo, ri-corriamo, ri-troviamo….

Il problema sta nel fatto che finché continueremo a cercare all’esterno la soluzione a questa sensazione di mancanza, finiremo solo per trovare soluzioni effimere e illusorie.

Dov’è che invece bisogna guardare davvero?

Dentro noi stessi. Questa è l’unica risposta. Non è per nulla facile. Non è per niente facile perché fuori sembra sempre tutto così bello e luminoso, mentre dentro di noi è buio e le cose non appaiono chiaramente, quindi, spaventano. Non è facile sedersi con se stessi, di fronte a se stessi e “parlarsi”. E l’unico modo per parlarsi davvero è stare in silenzio. Ci sono risposte che solo il silenzio può dare e, come il buio, il silenzio spaventa. Sì, spaventa perché potrebbe essere interrotto improvvisamente da qualcosa d’inaspettato. Sì, spaventa perché ci lascia nudi davanti allo specchio della nostra anima. Essere nudi spaventa. Essere nudi, in silenzio, nel buio di noi stessi, spaventa. Non tutti hanno il coraggio di farlo e, molti di quelli che abbracciano la sfida, a metà del percorso fanno un passo indietro spaventati e si ritrovano punto e a capo. Non è facile, ma dopo ogni salita c’è sempre una discesa.

La società odierna ci ha cresciuti nella filosofia del BISOGNO. Ci ha cresciuti come esseri incompleti che hanno sempre BISOGNO di qualcosa o qualcuno per essere completi, felici e completamente felici. Tutto è ormai pubblicizzato e venduto per soddisfare i nostri bisogni…

“SI VENDONO EMOZIONI” era il titolo di un articolo di giornale che lessi una decina di anni fa…

Ogni cosa e ogni persona ha un ruolo particolare e speciale nella nostra vita, ma ogni cosa e ogni persona deve essere vista come mezzo di arricchimento e di espansione e non, erroneamente, come mezzo di completamento…come bisogno! Non c’è nulla all’infuori di noi stessi che può completarci, tuttavia c’è un’immensa varietà di esperienze e di persone che possono arricchirci.

E’ difficile accettarlo. E’ difficile “bastarsi”. E’ difficile volersi bene davvero senza sentire il bisogno di conferme esterne, senza dar troppo peso a giudizi altrui, senza avere sempre una spalla su cui piangere o una mano cui aggrapparsi. Oggigiorno basta affacciarsi alla finestra, premere un tasto della TV o camminare in un centro commerciale per ritrovarsi inondati da “soluzioni preconfezionate” e piene di additivi che “suicidano” la nostra anima.

Non ne abbiamo bisogno!

Qualora dovessimo incontrare sul nostro percorso di vita persone che ci conferiscono amore e serenità, dobbiamo sì gioirne…ma vedere il tutto come un bell’incontro, come una favolosa condivisione….e nulla di più! Ci s’incontra ma non ci si appartiene, mai. Niente e nessuno puo’ completarci, ma solo arricchirci. Nessuno puo’ colmare la nostra sensazione di mancanza, perché questo equivarrebbe a vedere l’altro come un oggetto fisico da incastrarci dentro, a mo di pezzo di puzzle mancante, e lasciarlo lì per sempre: impossibile!!! E neanche gli oggetti veri e propri possono completarci…come potrebbero mai completarci del resto? Sono OGGETTI!

In questo percorso all’interno di noi stessi dobbiamo però ricordare una cosa fondamentale:

Per raggiungere la serenità interiore non basta trovare rifugio nella propria isola di pace. Saper stare soli con se stessi è una qualità inconfondibile ma non va confusa con l’unica via di risoluzione. Chi ha davvero raggiunto un equilibrio con se stesso è colui che è riuscito a trovare un equilibrio con se stesso, con la realtà circostante e, soprattutto, con se stesso all’interno di questa realtà. Realtà che include una miriade di cose, situazioni e persone…molte delle quali spesso ci creano disagi. Disagi che però ben volentieri sono i nostri migliori maestri di vita, poiché ci mettono alla prova e ed accendono in noi l’allarme e il desiderio di risoluzione.

COM’È NATA L’AMICIZIA. MATCH D’AUTORE: VOTAZIONI SU FB ENTRO IL 24.

MATCH D’AUTORE 2014, MONTESILVANO SCRIVE.

Ebbene si, ho deciso di partecipare a questa competizione letteraria ancora una volta e anche da oltreoceano 😀 Vi invito a VOTARE la mia storia APRENDO IL LINK e mettendo un MI PIACE (Y) entro il 24 AGOSTO. Spero troviate la lettura interessante e invitiate anche i vostri amici a votarmi 🙂

https://www.facebook.com/notes/festival-letterario-montesilvano-scrive/match-dautore-2014-storia-n101-come-e-nata-lamicizia/713112015403771

COME E’ NATA L’AMICIZIA di Martina Paglione

L’amicizia nacque nel MilleOttocentoVentordici. Prima di allora un’aria di solitudine e monotonia aleggiava per le vie del borgo, attraversava le campagne e riecheggiava nei calici di birra ammucchiati sul bancone del bar. Le persone non comunicavano fra di loro ed evitavano di incrociare gli sguardi altrui lungo la strada. Nessuno sorrideva e ci si disperava per l’impossibilità di comunicare con l’amico della porta accanto. Tutto ciò finché non fu inventata la “CORNETTA”, che nacque quando Y ebbe l’idea di legare un microfono e un ricevitore ad un bastoncino in modo da poter avere una mano libera, per masturbarsi, e l’altra finalmente per comunicare. Fu così che tutti coloro che vagavano tristi per i prati o che tristi svuotavano calici di birra al bar del paese, iniziarono ad essere felici. Sì, non vi era nulla di più felice e gratificante che amoreggiare con una cornetta. Finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo migliore amico per dirgli che gli volevi bene. Il funzionamento della cornetta era però vincolato alla presenza di microchip installati appositamente sulla lingua per permettere la trasmissione vocale. Senza di quelli non avremmo mai potuto comunicare. Ecco perché l’amicizia nacque solo quando furono annessi all’incompleta natura umana dispositivi ausiliari per un miglioramento delle condizioni di vita. Finalmente niente più tristezza, ma solo felicissimi e sorridenti amici attaccati alle proprie cornette di fiducia. Una felicità incontinente tant’è che ebbe il suo apice quando X annunciò alle nuove vittime dell’amicizia la News delle News: “Finalmente non avremo più bisogno dell’udito, della voce o delle nostre cornette”. Ebbene sì, nel Mille&unaNotte fu inventato il “MONITOR”. Fantasmagorico dispositivo con in allegato una stratosferica invenzione che consisteva in uno scorrevolissimo e vicendevole alternarsi di amichevoli scambi di amicizia, un botta e risposta che il Super TecnAmicologo inglese chiamò “CHAT”. Anche questo nuovo dispositivo era però incompleto, in quanto all’uomo mancava ancora la Cosa delle Cose: la VISTA! Cosa può essere un’amicizia senza la vista? Essa nacque nella seconda metà del MillePiedi quando il tecnologo Smile elaborò microscopici dispositivi elettromagnetici da applicare sul nervo ottico che avrebbero permesso il riscontro visivo delle immagini trasmesse dai monitor. La felicità dilagante per aver acquisito questo senso vitale portò a un sentimento di amicizia dirompente e ad un amore spassionato verso il proprio monitor di fiducia. Mancava solo un piccolissimo dettaglio al coronamento dell’amicizia perfetta. I primi monitor  riproducevano solo immagini in bianco e nero. Fiumi di amicizia bicolore dovettero scorrere sotto i ponti prima che K inventò arcobaleni tecnologici in grado di filtrare colori televisivi, i quali resero finalmente l’amicizia completa e le persone in grado di riconoscere il colore degli occhi di un amico.

Non mi resta che augurarvi una buon’amicizia a tutti.

Facebook

FACEBOOK NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE

Premessa: il contenuto di questo articolo, come del resto di tutti gli altri, è RELATIVO. Invito quindi tutti voi a non sentirvi tirati in causa in alcun modo e per alcuna ragione in particolare. Sono però, come sempre, ben accetti diversi punti di vista, argomentazioni e ulteriori considerazioni a riguardo. Buona lettura (:

Sentivo che questo momento sarebbe arrivato e sono certa del fatto che molti altri, prima di me, abbiano affrontato lo stesso argomento, e forse anche negli stessi termini…ma sento di dover dare voce ai miei pensieri a riguardo.

È finalmente arrivato anche il mio momento di parlare di FACEBOOK.

Credo che tutti noi, ormai, sappiamo abbastanza bene come questo Social Network funzioni e non starò di certo qui a rivangare sulle sue modalità di funzionamento. Farò però luce, in particolar modo, sugli effetti che queste modalità creano. Effetti riscontrati da parte della sottoscritta sulla sottoscritta ma che, a mio parere, coinvolgono spesso e volentieri molti degli utenti di Facebook. I punti da trattare sono tanti e sinceramente non so da quale cominciare (non li tratterò neanche tutti), ma credo sia giusto partire dal sentimento che mi ha condotto a scrivere questo articolo:

TRISTEZZA.

Già da tempo, ma pochi giorni fa più che mai, ho realizzato di quanto Facebook abbia il potere di produrre effetti negativi su di me, sulla mia psiche e sulla mia personalità. Fra le varie cose però, quella che mi ha reso più triste di tutte, è stato il mio patetico ridurmi a contare il numero di Mi Piace che riuscivo a collezionare per ogni stato, foto, link…o quant’altro! E, soprattutto, il prestare di volta in volta attenzione a CHI avesse cliccato quel maledettissimo tasto! CONTARE I MI PIACE????? Al che mi son detta: a cosa ti sei ridotta Martina? Realizzare che un Mi Piace potesse aver così tanto valore per me, mi ha reso tremendamente TRISTE!

E non solo.

Spesso mi ritrovavo a dedicare gran parte del mio tempo a sfogliare album fotografici di PERSONE TOTALMENTE SCONOSCIUTE o di persone di cui non mi importava NULLA, analizzando la vita virtuale di gente con cui non avrei scambiato neanche un ciao, o persone con cui avrei scambiato anche volentieri un ciao (reale) ma delle cui vite (soprattutto virtuali) poco e niente mi interessava.. e tutto questo perché? Magari solo per vedere come erano vestite, se fossero felici o tristi, o quanto fossero ridicole… Finché non mi sono resa conto che io ero quella più RIDICOLA di tutti, a fare quel che facevo!!!

Perdevo quindi inspiegabilmente la concezione del tempo e le ore passavano semplicemente contando Mi Piace, sfogliando foto random di gente random, senza alcuna particolare motivazione, o commentando stati e link per i quali non avevo realmente interesse e per poi, magari, ritrovarmi impelagata in futili conversazioni, dibattiti e litigi virtuali ai quali, nella vita reale, non avrei MAI preso parte o che, nella vita reale, avrei affrontato in maniera COMPLETAMENTE DIVERSA. E qui ne approfitto per sottolineare il mio ostico rapporto con i dibattiti Feisbukkiani: nei dibatti a quattrocchi la persona che hai di fronte non può sfuggirti, non può bersi un caffè o andare a fare la cacca prima di risponderti, non può cercare su Google cose intelligenti da controbatterti, non può aspettare che tu perda la pazienza prima di darti la sua risposta, né può evitare di farlo (se anche lo facesse, leggeresti comunque una risposta nel suo atteggiamento). Amo assistere alle reazioni del mio interlocutore e prestare attenzione ai suoi sguardi, alle sue incertezze, alla sua fermezza, alla sua abilità retorica, alla sua perspicacia, alla sua stabilità, alla sua instabilità, alla sua freddezza, al suo calore, alla sua saggezza, alla sua superficialità, alla sua agitazione, alla sua tranquillità…e così via! Amo non farmi sfuggir nulla del mio interlocutore! E invece mi ritrovavo lì su Facebook a commentare stati e link casuali e spesso aspettando giornate intere per una risposta, la cui attesa mi logorava dentro…e nel mentre pensavo alle millemila probabili reazioni, del mio interlocutore virtuale, alle mie opinioni.

E non solo.

Nel caso di dibattiti pubblici, cioè attraverso commenti pubblici, forte era anche il pensiero di cosa avrebbe potuto pensare la gente (CHIUNQUE) riguardo quel mio commento (quanti mi piace guadagnerò per la mia frase d’effetto??? sembrerò abbastanza intelligente agli occhi degli intelligenti???)…gente che non c’entrava nulla con la conversazione, ma che avrebbe potuto farne parte in QUALSIASI MOMENTO & in QUALSIASI MODO, a favore o contro di me. Questo voleva dire una cosa sola: ANSIA! Questo generava in me solo tantissima fottutissima ansia, apprensione, preoccupazione, agitata curiosità, impazienza e quant’altro…con annesso CONTROLLO OSSESSIVO, minuto per minuto, degli eventuali aggiornamenti!!

Un altro punto fondamentale, che rendeva la mia vita Feisbukkiana infinitamente triste, era il fatto di “soffrire” per via della pubblicazione di post felici da parte di persone di cui avessi poca stima o conoscenza. Una sorta di invidia mista ad egoismo latente, con annessi pensieri di malaugurio. PERCHÈ?????? Eppure ero felicemente (o forse solo apparentemente?) soddisfatta di me stessa e della mia vita. Purtroppo questa è una delle psicologie di Facebook più malvagie: che tu lo voglia o no, il protagonista di una foto felice o di uno stato positivo del quale sei testimone, sembrerà sempre più felice di te in quell’esatto istante in cui Facebook te ne rende partecipe! Magari quella persona è la più triste del mondo (e magari tu lo sai), magari quella foto è dell’unica festa a cui quella persona è stata negli ultimi 6 mesi (e magari tu lo sai) oppure, quella stessa persona, ha messo in scena quel finto sorriso a 42 denti per illudere il popolo di Facebook, e magari anche se stessa, della sua felicità (e magari tu sai anche questo)…ma non importa poiché, in un angolino del tuo subconscio, penserai sempre: “Guarda quello come si diverte, beato lui!” o connessi & simili pensieri di vario genere… PERCHÈ, SE IN QUELLO SPECIFICO ISTANTE, TU SEI LÌ A CONTROLLARE QUELLO CHE FA LA GENTE SU FACEBOOK, VUOL DIRE CHE NON TI STAI “DIVERTENDO” DAVVERO! Se sei realmente felice e sereno con te stesso, nel fare le cose che ami fare, da solo o con le persone a cui vuoi bene davvero, FACEBOOK LO IGNORI! Quando la tua vita reale è piena di gioia e di persone gioiose, non ti solletica neanche il pensiero di vedere su FB cosa Tizio ha fatto il giorno prima, se ha baciato Caio o se è ancora felicemente fidanzato con Sempronio (dai che magari si sono lasciati, che bello!).

La tua vita incompleta ti porta a cercare rifugio in Facebook…ma Facebook, a sua volta, rende la tua vita incompleta..perché ti tiene vincolato ad una virtualità che non ti permetterà mai di raggiungere la tua completezza!

È come un fottutissimo cane che si morde la coda! E’ stato del resto testato che Facebook rende le persone TRISTI perché le emozioni dei suoi utenti sono spesso influenzate da quello che essi leggono… e la maggior parte dei post positivi rende i lettori negativi.

Il mio sentimento di tristezza era per altro alimentato dalla mia irrefrenabile necessità di condividere ogni mio traguardo o (in)soddisfazione personale con il mondo Feisbukkiano: GENTE, CE L’HO FATTA! GENTE, HO CAPITO TUTTO DELLA VITA! GENTE, SONO DIVERSA E ME NE VANTO! GENTE, HO TROVATO LAVORO! GENTE, NON MI SPOSERÒ MAI oppure GENTE, SONO TRISTE E INCOMPRESA! GENTE, SOFFRO E SONO STUFA DI TUTTO E DI TUTTI! GENTE, IL PAESE IN CUI VIVO MI FA SCHIFO!
GENTE, SONO INSODDISFATTA DELLA MIA VITA E SCRIVO STATI TRISTI E VITTIMISTICI PER CERCARE AIUTO IN TUTTI VOI ANCHE SE NON VI CONOSCO, ANCHE SE NON MI IMPORTI NULLA DI VOI E, A VOI, ANCOR MENO DI ME!
E così via…
Non riuscivo a conservare per me la mia felicità o per lo meno, a condividerla in maniera amichevole e privata, solo con le persone a me più care.. NON CI RIUSCIVO! Volevo assolutamente vedere QUANTI MI PIACE COLLEZIONASSE LA MIA FELICITÀ!

Avevo, come mio solito, molti programmi in mente per le mie giornate: leggere libri, scrivere o tradurre articoli, fare ricerche, suonare, disegnare, correre….ma il 70% dei miei progetti andava quasi sempre a puttane per GUARDARE FACEBOOK PER ORE SENZA ALCUN MOTIVO! Inoltre, in aggiunta alla mia salute mentale, danneggiavo anche quella fisica: postura, vista ecc.

Il pensiero di eliminare il mio account è apparso svariate volte nella mia testolina e ci ho anche provato in passato..ma con scarsissimi risultati. Perché, che io lo voglia o no, questo Social Network mi è utile per svariate motivazioni (blog, amici all’estero, news, offerte di lavoro ecc). Avevo da tempo in mente l’idea di creare un profilo dove parlassi poco e niente di me (per quello c’è la vita reale!) e da usare invece per scopi pratici, utili e immediati (per questo c’è la vita virtuale!) …ecco perché ho creato un profilo da usare solo ed esclusivamente per il mio Blog, un profilo che però mantiene sempre viva la possibilità di tenersi in contatto con amici stretti, parenti ecc.

E qui ne approfitto per trattare un altro aspetto Feisbukkiano che mi preme condividere con voi, e cioè quello della COLLEZIONE DI AMICI, tipo figurine di un album di calciatori (per fortuna senza doppioni). Dico io…ma se nella vita reale non ci parliamo o parliamo controvoglia, per quale motivo dovrei aver interesse nell’averti nella mia vita virtuale?? Premetto che non nego a nessuno l’occasione di conoscermi virtualmente (sebbene anche questo nuovo approccio di conoscenza mi renda alquanto triste) ma, se dopo svariati tentativi, non nasce alcun tipo di connessione fra me e te, perché mai dovrebbe offenderti il tuo non appartenere più alla mia lista di amici virtuali?

Colgo qui l’occasione per svelare la seconda ragione che mi ha portato a scrivere questo articolo.

Esso nasce anche per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si sono o si sentiranno offesi dalla sottoscritta per averli eliminati da Facebook. E a tutti loro rispondo: “Il fatto che vi abbia eliminati da Facebook non presuppone che io vi odii o che non vi stimi o che voglia farvi un dispetto! Semplicemente non trovo necessario il mio rapporto VIRTUALE con voi, ma questo non esclude affatto un eventuale rapporto reale (così come, ripeto, non esclude che voi possiate comunque contattarmi!). Il fatto che non vi abbia fra i miei amici di Facebook non presuppone che non vi saluti qualora vi incontrassi per strada o che non scambi volentieri due parole con voi se vi beccassi al Pub mentre mi bevo una birra. ANZI!!! (Al posto vostro mi offenderei se vi aggiungessi su FB e poi non vi salutassi quando vi incontro per strada – cosa che succede nel 70% dei casi, perché LA VIRTUALITÀ  È FACILE!). Eccheccavolo, ma non pensiate che si possa essere amici nella realtà senza esserlo su Facebook?? (eccheccavolo…a quanto pare prima si sopravviveva anche senza!!!). Inoltre, se anche voi, come me, non trovate un reale interesse nel relazionarvi con la sottoscritta, per quale inesistente motivo dovreste sentirvi offesi? Anzi, dovreste ringraziarmi per aver avuto il sincero coraggio di tagliare un rapporto sterile come il nostro! Se vi offende il fatto che io vi abbia eliminati dagli amici di Facebook, nonostante la vostra stima/interesse/livello di amicizia nei miei confronti sia pari a 0,5 decimi, allora deduco sia solo perché questo ferisce il vostro frivolo orgoglio, o perché vi preoccupi il fatto di rendere meno popolata la vostra home/bacheca..o forse perché rischio di farvi perdere una posizione nella CLASSIFICA “CHI HA PIÚ AMICI VINCE” .. Ma che dico, magari è semplicemente perché non potrete più farvi i fatti miei o, peggio ancora, non potrete più mostrarmi quanto siate FINTAMENTE FELICI & SODDISFATTI DELLA VOSTRA VITA! In tal caso mi dispiace dirvi che NON ME NE IMPORTA UN FICO SECCO!”

Onestamente, ho troppa stima di me stessa per vedermi vittima di questi stupidi giochetti psicologici che l’omino di Facebook pianifica, secondo dopo secondo, per renderci tutti drogati virtuali e infelici automi, come marionette nelle mani di una triste realtà virtuale”. Non venitemi a dire che non vi è successo, almeno una volta, di sentirvi vittime di tutto ciò, o che tutto questo (che ve ne sentiate parte o no) non sia terribilmente TRISTE..

FACEBOOK NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE DI TE E DI CHI TI STA INTORNO!  

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Disintossichiamoci.

Saggio è colui che sa di non sapere.

“Saggio è colui che sa di non sapere”, cita il nostro caro amico Socrate. Come dargli torto del resto? Saggio infatti è colui il quale, sebbene abbia ampliato enormemente la sua conoscenza, è umilmente consapevole del fatto che ci sono tante cose che egli non sa ancora e che forse mai saprà, in quanto non si finisce mai di imparare davanti alla vita che ci mette alla prova tutti i giorni e che ogni giorno ci riserva un insegnamento diverso, nuovo. Nessuno raggiungerà mai la Verità Suprema (sempre che essa esista).  “‘Il vero sapiente sa di non sapere. La verità non è insegnabile in quanto è un sapere dell’anima quindi va partorita autonomamente e rimessa in discussione. D’aiuto sono l’ironia, l’uso critico della ragione e il DIALOGO. Infatti è possibile la ricerca comune di una verità sempre provvisoria all’alterarsi dei presupposti. L’unica verità definitiva è un valore morale: il rispetto dell’interlocutore. Se non puoi amare il tuo prossimo, almeno rispettalo”.  

E qui ne approfitto per citare me stessa dal mio articolo Monologo: “Non dire agli altri cosa è giusto per loro. Condividi la tua conoscenza. Dona il tuo amore. E aiuta gli altri a trovare la loro strada. La strada che permette ad ognuno di noi di capire chi siamo e cosa vogliamo. Cosa vogliamo essere. Essere. Esistere e condividerci. Non tenere il tuo sapere per te. Condividilo. Ma non elevarti mai al di sopra di qualcun altro. Mettiti in contatto con gli altri, apri loro la porta che permette di accedere al tuo sapere e falli entrare ed uscire quando vogliono. Starà a loro coglierne il valore quando saranno pronti a farlo, non sta a te deciderlo o pretenderlo. Tu non puoi sapere quand’è il momento giusto per qualcun’altro. Non giudicarli. Aiutali. E aiutati. Accogli il sapere che ti viene donato. Non vederlo come un’imposizione.” 

Siamo tutti diversi e diversamente perseguiamo i nostri ideali di saggezza e di verità. Difatti la dottrina socratica del dialogos vuol mostrare la RELATIVITÀ del sapere, ossia l’idea del sapere mai definitivo: ecco perché Socrate è il più sapiente degli uomini, poiché egli sa che l’uomo è “ignorante”, mentre i più, i saccenti, credono di sapere (ma non sanno). Alcuni di noi però sono più perspicaci e più sensibili di altri alla realtà circostante e per questo maturano una coscienza “illuminata”, la quale mostra loro in modo chiaro molti di quegli aspetti che sfuggono ai più. Molti di loro però, nel momento in cui vengono “illuminati” dalla “Verità”, perdono, paradossalmente, il lume della ragione. Credono di aver finalmente messo piede nella Giusta Strada, quella che, a parer loro, TUTTI dovrebbero perseguire. Sì perché, ai loro occhi, qualsiasi altra strada, diversa da quella sulla quale loro camminano, è una mera illusione. Dico io…non è poi vero che ognuno di noi ha bisogno delle proprie illusioni per vivere? La vita stessa è la più grande delle illusioni. Ognuno deve avere il diritto di illudersi, di sognare, di sbagliare, di cadere, di rimproverarsi, di capire.. E invece molti di questi “illuminati” cosa fanno? Non condividono la loro “scoperta”, ma la impongono. Credono di condividerla, ma è proprio questa l’illusione, poiché a loro non importa se tu sei un’altra persona, con un’altra vita e con un’altra storia. Loro sono coloro i quali, avendo ormai raggiunto il Sapere, ti guardano dall’alto della loro sapienza e ti puntano il dito contro: “Voi, ignavi nell’incolore mischia umana, svegliatevi, noi possiamo guarirvi”, questo è quello che le loro parole e i loro atteggiamenti sottoscrivono. E non capiscono che, anche ammettendo che quello che cercano di insegnare sia giusto e benefico, non tutti sono pronti ad abbracciare certi tipi di conoscenza. Non tutti ne hanno voglia e non tutti sono in grado di comprenderne l’importanza e la magia. Questo non vuol dire che non lo saranno mai. E neanche che lo saranno di certo prima o poi. Ma non sta a nessuno deciderlo se non all’interessato stesso.

Caratteristica del saggio è la modestia, in quanto egli non impone la sua verità, ma aiuta l’altro a trovare la PROPRIA VIA verso la PROPRIA VERITÀ, attraverso la cosiddetta maieutica socratica. “Essa consiste nel portare GRADUALMENTE alla luce l’infondatezza delle convinzioni che siamo abituati a considerare come scontate e che invece ad un attento esame rivelano la loro natura di opinioni. Tale metodo è detto “maieutico” (ostetrico) perché conduce per mano l’interlocutore con brevi domande e risposte per indurre l’interlocutore ad accorgersi della propria ignoranza e a riconoscere il criterio della verità rispetto alla falsità delle sue presunzioni”. Ho sottolineato la parola “gradualmente” proprio per evidenziare il fatto che nel condividere la propria saggezza con qualcun’altro bisogna agire in maniera graduale e rispettando le condizioni fisiche, mentali e spirituali in cui il proprio interlocutore si trova. Interlocutore che deve accorgersi da solo della propria ignoranza. Non gli si può spiattellare in faccia la Verità del Mondo e pretendere che subito ne apprezzi la portata, ne capisca i meccanismi e che, soprattutto, la metta subito in pratica. Non è mica semplice trovare la propria strada e perseguire i propri ideali di saggezza! Per questo ognuno di noi ha bisogno di essere aiutato in questo percorso e ognuno di noi dovrebbe a sua volta aiutare chiunque si incontri sul proprio cammino.

La saggezza, nel momento stesso in cui si autodetermina, muore. 

La vera saggezza inoltre segue un’etica della libertà. Libertà di comprensione. Libertà di condivisione. Libertà di sperimentazione. Libertà di accettazione. Libertà di rifiuto. Libertà! Libertà! Libertà! E il voler essere liberi di non accettare o accogliere una “verità” imposta non è sinonimo di stupidità o ignoranza. È una scelta che spetta di diritto. Saggio è colui che sa di non sapere ed ognuno è libero di non sapere o di scegliere quando sapere. Perché l’adesso per qualcuno può essere il poi per qualcun altro o il mai per qualcun altro ancora.

Una bella fetta degli “illuminati” odierni sono, per di più, ferrei critici della materialità. Avendo essi raggiunto l’estasi spirituale e avendo riscoperto l’Io Supremo, quello che ti conduce alla Comprensione Ultraterrena, criticano ogni vizio ed ogni piacere materiale e carnale, considerandoli distrazioni devianti dal perseguimento della vera Verità. Ma ci terrei a ricordare a questi “illuminati”che l’uomo è fatto di CORPO, MENTE E SPIRITO, e concentrarsi esclusivamente su uno di questi tre aspetti o trascurarne anche solo uno di essi, è sbagliato in quanto incompleto! Noi siamo tutte e tre le cose insieme e tutte e tre le cose insieme devono lavorare in equilibrio affinché noi possiamo camminare in maniera sana e consapevole nel nostro percorso di vita e nel perseguimento dei nostri ideali.

Ci tengo inoltre a sottolineare che il prendere con leggerezza la vita non equivale a prenderla con superficialità. Anche sapersi godere la vita è sinonimo di saggezza. Lo stress e la frustrazione sono fra le cause maggiori di malattie del corpo, della mente e dello spirito. Sono esse stesse malattie. Quindi cari “illuminati”, voler bene a se stessi non è reato! Voi che valorizzate solo la vostra spiritualità, non vi volete tanto bene, al contrario di quanto crediate. Il piacere non è un peccato. E non vi sono piaceri giusti o piaceri sbagliati, ma piaceri adatti ad ognuno di noi. Così come verità adatte ad ognuno di noi. E come suggerisce il nostro vecchio amico Socrate, il saggio è colui che possiede il piacere, ma che non è posseduto da esso. Libertà quindi di perseguire il piacere essendo liberi dal piacere stesso, perché un piacere che crea dipendenza crea sofferenza. Evitare un determinato piacere semplicemente perché non si è in grado di gestirlo, è da codardi…non da saggi! In medio stat virtus (la virtù sta nel mezzo)!

Per concludere vorrei precisare che non è mai troppo tardi per diventare saggi! Per alcuni l'”illuminazione” arriva subito, per altri più tardi..ma non importa, perché, ripeto, non è mai troppo tardi! Cari “illuminati”, non siete migliori di nessuno. Non vi rende superiori l’aver fatto conoscenza di certe verità prima di altri o l’aver sperimentato in anticipo particolari aspetti della vita. E non dovete assumere le vesti dei buon samaritani che scendono dall’alto del Saggio Colle per salvare i disperati, perché quelli che voi giudicate “disperati”, sono esseri umani come voi, ma con i loro traguardi di vita. Non offendetevi se non coincidono con i vostri.

La saggezza non si misura! Si apprende e si condivide. Non si impone. Essa non conosce aspettative o presunzione.

E ricordate, è l’umiltà che fa volare la nostra spiritualità più in alto di qualsiasi altra cosa.

 

Final

MAMMA

Magica
Armonia
Multicolore che
Manifesta
Amore

Cos’è un problema e da dove nasce?

Cos’è un problema e da dove nasce?

Per trovare risposta a questa domanda, partirei da una frase molto ricorrente: “La vita è difficile.”

Assumiamo questa affermazione per vera. Io non vedo nelle difficoltà nulla di negativo, così come non vedo nulla di negativo in un problema. Per la teoria degli opposti secondo la quale nulla ha ragion d’esistere senza il suo contrario, non esisterebbero soluzioni senza problemi o semplicità senza difficoltà. Per apprezzare le difficoltà davanti alle quali la vita, e tutti i problemi che la affollano, ci pone, dobbiamo come prima cosa capire la vera entità di ogni problema e la vera causa dal quale essi hanno origine. La vera comprensione di un problema porta alla sua stessa risoluzione, e con in allegato un bel pacchetto di insegnamenti fondamentali per la nostra crescita. Sottolineo la parola “vera” in quanto agli occhi di molti l’entità del problema così come la sua origine è di falsa comprensione, e cioè quasi sempre proiettata su qualcosa o qualcuno di esterno a noi stessi. Non solo, la soluzione stessa viene cercata all’esterno (farmaci, psicologi ecc.) Del resto sembrerebbe quasi logico: problema esterno = soluzione esterna. Soluzione effimera che cura solo i sintomi di un problema la cui causa è altrove. E’ proprio su questo che vorrei invitarvi a riflettere: ogni problema ha origine in noi stessi e solo in noi stessi possiamo trovarne la soluzione. Potreste farmi notare che molti problemi, e connesse difficoltà, che la vita ci riserva, piovono spesso su di noi senza il nostro consenso… quali ad esempio una malattia grave o una catastrofe naturale (sebbene anche in questo caso dovremmo ritenerci alquanto responsabili). Ma il problema non sta in quello che accade, che sia per colpa nostra o meno, ma in come noi reagiamo a quello che ci accade. Noi siamo i conducenti del carro con cui percorriamo la nostra vita ed anche se non possiamo prevedere tutte le difficoltà che la vita ci riserva, possiamo sempre trovare il modo migliore per affrontarle. Se non ci riusciamo, allora nasce il problema. Esso nasce da noi stessi, e in noi stessi va cercata la sua soluzione:

perché ho creato questo problema?

Questa è la domanda che dovremmo sempre porci. E la risposta non va trovata all’esterno ma dentro di noi, facendo luce sui lati più bui della nostra anima e della nostra spiritualità…perché molti problemi giacciono assopiti nei meandri del nostro inconscio e spesso noi viviamo la nostra vita nell’ignoranza più totale della loro esistenza. Non ho detto che questa introspezione sia facile. Se fosse stata facile non avremmo neanche mai creato alcun problema. Del resto “La vita è difficile”. Ma nel momento in cui comprendiamo che quello che realmente cerchiamo è nascosto dentro di noi, tutto diventa più semplice e bello. Si, bello. Come potrebbe mai essere brutto qualcosa che può solo farci stare meglio? Scavare a fondo in noi stessi, fino a raggiungere il luogo dove risiede l’origine dei nostri problemi, può solo farci stare meglio…perché è proprio nel luogo dove scoverai la causa che troverai magicamente anche la soluzione.

Il vero grande problema sta nel non comprendere il problema.

Alla variante di persone che cerca le soluzioni all’esterno, affianco un’altra varietà di persone, e cioè quella che vede la soluzione ad ogni problema nell’allontanamento del problema stesso. Ovviamente anche questa è una soluzione effimera ed illusoria. In che senso? Questa categoria di persone riconosce il problema e in parte lo comprende anche, però non è abbastanza forte per affrontarlo e, quindi, lo evita. Faccio qualche esempio: c’è chi evita le persone che lo fanno soffrire od evita i cibi che lo fanno ingrassare, così non è triste e non ingrassa…ma nel momento in cui si ritrova, non per sua scelta, di fronte a quelle persone che lo fanno soffrire o davanti ai cibi che lo fanno ingrassare, soffre inevitabilmente e mangia senza alcun controllo. Perché? Perché ha semplicemente allontanato il problema, ma non lo ha risolto.

Ergo, cerca l’origine di ogni problema dentro di te e, quando la troverai, non spaventarti…affrontala! Nel momento stesso in cui deciderai di affrontare le tue difficoltà, comincerai ad apprezzare ogni problema perché inizierai ad essere consapevole del fatto che tutti i “problemi”, che tu stesso inconsapevolmente crei, hanno un ruolo particolare…quello di farti compiere tanti piccoli passi in avanti nel tuo percorso di crescita personale.

Ed è un percorso infinito 🙂

Blog

LIBERI DI ESSERE. Il libro della comprensione – OSHO –

A voi le mie citazioni preferite del libro Liberi di essere di Osho. Che dire, questo libro mi ha cambiato la vita ed ha dato alla mia esistenza sfumature che neanche lontanamente immaginavo. Ovviamente l’ho letto in un periodo della mia vita particolare perché nulla avviene per caso. Vi propongo di riflettere su ciò che Osho dice e perché no, scegliere le vostre citazioni preferite e commentarle oppure sottolineare quelle che non condividete e discuterne insieme. Ovviamente ogni citazione è presa da un contesto particolare all’interno del libro che può risultare difficilmente deducibile dalla loro semplice lettura, ma sono a vostra disposizione per ogni chiarimento. Buona energia a tutti voi.

1. Dobbiamo essere ribelli, non rivoluzionari.
2. Per secoli la consapevolezza umana non è cresciuta, non si è evoluta. Solo una volta ogni tanto qualcuno fiorisce… ma su milioni di persone, la fioritura di uno solo non è la regola, bensì l’eccezione. E poiché quella persona è sola, la folla non può tollerarla. La sua esistenza diventa una sorta di umiliazione; la sua stessa presenza sembra un insulto, perché apre i tuoi occhi, rendendoti consapevole del tuo potenziale e del tuo futuro. E fa male all’ego accorgersi che non hai fatto nulla per crescere, per essere più consapevole, più amorevole, più estatico, più creativo, più silenzioso… Non hai fatto nulla per creare intorno a te un mondo di splendore.
3. Io propongo una nuova religiosità. Non sarà né il cristianesimo, né l’ebraismo, né l’induismo: questa religiosità non avrà alcun aggettivo. Sarà semplicemente la qualità dell’essere integro.
4. E’ difficile essere felici quando lo stomaco ha fame.
5. Tutto ciò che l’esistenza contiene è per noi, e dobbiamo usarlo in ogni modo possibile; senza alcun senso di colpa, senza alcun conflitto, senza alcuna scelta. Goditi tutto ciò di cui la materia è capace, senza fare scelte, e apprezza tutto ciò che la consapevolezza può offrire.
6. Le religioni dividono inevitabilmente le persone, creano un dualismo nella mente dell’uomo; questo è il loro modo di sfruttarti.
7. Per me, questa è la religione: godersi l’aria, il mare, la sabbia; perché non esiste altro Dio all’infuori dell’esistenza stessa.
8. Una volta che hai imparato a nuotare non importa quanto sia profonda l’acqua.
9. Essere totale nelle tue azioni genera gioia. Tutto ciò che fai con apatia, anche se è una cosa bellissima, provocherà infelicità.
10. Ogni tanto sii profondamente felice, e ogni tanto sii profondamente triste; entrambi questi stati d’animo hanno la loro bellezza. Se cerchi di evitare la tristezza, dovrai cancellare anche la possibilità di essere felice. Quando passi dalla felicità alla tristezza, e dalla tristezza alla felicità, c’è un momento di profondo silenzio, esattamente nel mezzo… Goditi anche quello.
11. Quando sei vivo sei un movimento incessante, un flusso.
12. Se non assapori fino in fondo, non puoi parlare. E neppure quando assapori fino in fondo puoi parlare, perché ciò che conosci è tale che nessuna parola è adeguata.
13. Le religioni hanno condannato il sesso, l’amore per il cibo, per tutto ciò che puoi apprezzare: la musica, l’arte, il canto, la danza.
14. Non occorre provare vergogna. L’universo vuole che tu sia fatto così, ecco perché sei quello che sei. Non essere te stesso è per me l’unica azione irreligiosa.
15. Non hai bisogno del prete o dello psicanalista; non hai bisogno dell’aiuto di nessuno, perché non sei malato, non sei zoppo, né paralizzato. Tutte le deformità e le paralisi si dissolvono nel momento in cui scopri la libertà.
16. Quando Gesù diceva: <>, gettava i semi del comunismo.
17. Esternamente tutto è disponibile, ma è andato perduto il contatto con l’interiorità. Ora è presente tutto ciò di cui una persona ha bisogno, ma non c’è più l’essere umano. La ricchezza esiste, ma la gente non si sente affatto ricca; al contrario, si sente estremamente povera.
18. Alla fine viene punito il criminale, non chi ha creato la tentazione. Andrebbero puniti entrambi!
19. L’altruismo è imposto, l’egoismo fa parte della natura.
20. “Servizio” è una parola sporca, è una parolaccia; non usarla mai.
21. Se possiedi qualcosa che ti dona pace, gioia ed estasi, condividilo. E ricorda che quando condividi, lo fai senza motivo.
22. La tua responsabilità primaria, quella più importante, è sbocciare, divenire pienamente consapevole, risvegliarti, essere totalmente presente e all’erta; grazie a quella consapevolezza potrai comprendere cosa puoi condividere, come puoi risolvere i problemi.
23. Qualcuno ammassa soldi anche se non li usa mai. E’ strano: una cosa deve essere usata, altrimenti è inutile. Qualcuno mangia senza avere fame; anzi, sa che mangiare troppo lo fa stare male, lo fa ingrassare, ma non riesce a trattenersi. Anche questo ingozzarsi è un modo di accumulare.
24. Io sono contrario alle religioni, ma non alla religiosità.
25. L’errore fondamentale compiuto da tutte le religioni è questo: nessuna ha avuto il coraggio di riconoscere che ci sono cose che non sappiamo.
26. Quando è la mente a conoscere, lo chiamiamo sapere. Quando è il cuore a conoscere, lo chiamiamo amore. Quando è l’essere a conoscere, la chiamiamo meditazione.
27. Nel centro più intimo del tuo essere non c’è altro che silenzio.
28. Solo gli idioti sono seri, è inevitabile: per ridere, devi avere un po’ di intelligenza.
29. Stai trasferendo il tuo conto in banca da questo mondo all’altro.
30. Non forzare, non reprimere.
31. Ti affidi alla psicologia delle masse, che è la peggiore di tutte. Non entrare in conflitto con la folla, lascia che quelle persone litighino tra loro.. sono bravissime a farlo! Nel frattempo, cerca di trovare te stesso.
32. La vita è pronta a scioccarti in ogni istante.
33. La prima condizione (per la felicità) è abbandonare ogni confronto.
34. Tutti sono diventati attori, ipocriti: fanno cose che non hanno mai voluto fare e non fanno ciò che aspirano a realizzare.
35. Non farti distruggere da ciò che è morto.
36. Sii semplicemente te stesso; per quanto grezzo e selvaggio tu possa sembrare all’inizio, presto comincerai ad avere una tua grazia, una tua bellezza. Sii una semplice consapevolezza prima di programmi e di condizionamenti.
37. Io non faccio distinzioni fra atei e teisti: sono tutti sulla stessa barca. La miscredenza è ignorante tanto quanto la fede.
38. Quando le cose accadono senza sforzo, possiedono un’incredibile bellezza.
39. L’esterno è solo un’opportunità per dischiudere l’interno.
40. Se i pensieri ti stanno troppo vicino, non li puoi osservare. Essi ti alterano, ti influenzano: la rabbia ti rende arrabbiato, l’avidità avido, la lussuria lussurioso, perché non c’è alcuna distanza.
41. Attraverso la psicanalisi, la persona può essere aiutata a operare in modo più efficiente nella società, ma la psicanalisi non risolve mai alcun problema. Un problema può essere risolto solo quando riesci ad andare al di là di esso. Se non riesci a trascenderlo, TU sei il problema. Un problema correttamente compreso è risolto, perché qualsiasi problema nasce da una mente priva di comprensione. Tu crei il problema perché non capisci.
42. Se un problema non ti appartiene, puoi sempre dare un buon consiglio sulla sua soluzione.
43. La psicanalisi riguarda i problemi, la meditazione riguarda te direttamente. Alla meditazione i problemi non interessano affatto. I problemi sono infiniti; se cominci ad affrontare tutti i problemi, in realtà non riuscirai mai a gestirli. Affronta la persona e dimentica i problemi; affronta l’essere stesso, e aiutalo a crescere. Man mano che l’essere cresce e diventa più consapevole, i problemi scompaiono; non te ne devi preoccupare.
44. I tuoi problemi ti piacciono: per questo li crei. L’umanità intera è malata.
45. Se la libertà non ti porta più in alto di ciò che eri in schiavitù, non ha senso. E’ possibile che la libertà ti porti più in basso della schiavitù.
46. Qualunque cosa sia l’essere umano, è solo un seme; non conosciamo il potenziale che racchiudiamo dentro di noi.
47. Nella vita non esistono punti fermi, nemmeno i punti e virgola; ci sono solo piccole virgole.
48. Esistono oggetti cristiani, oggetti hindu, oggetti musulmani, ma non esseri cristiani, hindu o musulmani.
49. Nel momento in cui accetti di essere stato creato, devi accettare anche la controparte: in qualsiasi momento lo stesso uomo capriccioso può distruggerti.
50. Il sì ha senso solo quando puoi dire di no.
51. Dio è la presenza totale dell’esistenza, l’essere, il fondamento stesso dell’essere. Il divino esiste ovunque ci sia unione.
52. Quando la pace inizia a danzare, è beatitudine. La pace deve danzare e il silenzio cantare. E se la tua realizzazione più profonda non si trasforma in una risata, manca ancora qualcosa. Qualcosa va ancora fatto.
53. Se diventi parte di un gruppo abbandonando la tua individualità, ti stai suicidando.
54. La persona buona non ha bisogno di essere potente. Il bene non ha bisogno del potere, perché possiede un potere intrinseco.
55. L’amore è il più grande miracolo dell’esistenza.
56. Non farti ingannare dai dizionari.
57. Più cerchi di essere eccezionale, più sembri ordinario, perché tutti inseguono la straordinarietà. Osserva cosa accade quando accetti l’idea di essere ordinario: ti liberi da un grande peso. Le persone umili, che accettano di essere ordinarie come chiunque altro, hanno una luce negli occhi.
58. Chi cerca fallisce e chi non cerca improvvisamente consegue.
59. Se sei una persona ordinaria, che bisogno hai di essere un ipocrita? Puoi aprire il cuore a chiunque, perché non stai simulando nulla. Diventi riservato quando cominci a simulare.
60. E’ pericoloso essere ipocriti, perché prima o poi comincerai a pensare che questo è il tuo vero volto.
61. Anche se tutto il mondo ride di te, che importa? Sono tutte persone straordinarie, hanno il diritto di ridere. Tu hai il diritto di danzare. Le loro risate sono finte, la tua danza è reale.
62. Chi è attratto dalla politica dovrebbe ricevere subito cure psicologiche.
63. Non importa cosa tu faccia. Ciò che conta è come lo fai: in base alla tua visione, alla tua intuizione, con il tuo amore. In questo caso qualsiasi cosa tocchi si trasforma in oro.
64. Se il falso ti appaga, non penserai mai al reale.
65. L’intelligenza non riguarda i pensieri. Di fatto , tu pensi troppo. “Intelligenza” implica per lo più fermare i pensieri e guardare direttamente in ogni situazione che ti trovi di fronte. Se non ci sono pensieri, non ci sono barriere; i tuoi occhi sono liberi dalla polvere e possono vedere chiaramente.
66. Talvolta persino il veleno può essere una medicina, mentre in certi casi la medicina può essere un veleno.
67. Tu stesso sarai la guida della tua vita.
68. Improvvisamente ti accorgi che sei una cosa sola con l’intero universo.
69. Se l’ingiustizia scompare, la giustizia perde significato.
70. Purtroppo l’intero sistema della giustizia serve a proteggere le molte ingiustizie esistenti, e le persone al potere vogliono che quelle ingiustizie continuino.
71. Nessun criminale ha bisogno di punizioni; tutti i criminali hanno bisogno di cure.
72. Se sei un testimone di qualcosa – della paura, della rabbia, dell’odio – se semplicemente l’osservi mentre nasce, senza alcun giudizio né condanna, (ciò che è sbagliato) scomparirà, lasciando dietro di sé un’enorme quantità di energia che potrai usare per la creatività, mentre ciò che è giusto crescerà, e inizierà ad assorbire le energie liberate. Alla fine, resterà solo una grande fragranza d’amore, di luce e di risate.
73. Qualunque cosa accada, un uomo di consapevolezza risponde con la sua totalità, senza trattenere nulla; ecco perché non ha mai rimpianti né si sente in colpa.
74. Volevi ridere, ma la società non te l’ha permesso.
75. Quando diventi troppo controllato, non permetti alla vita di accaderti.
76. Sii come un fiume impetuoso, e dietro l’angolo troverai ad aspettarti moltissime cose che non puoi nemmeno sognare, immaginare, sperare; esse sono alla tua portata, ma devi aprire le mani.
77. La vita è semplice, quando comprendi.
78. Una vita comoda non è una vita estatica; in questo caso mancherai la gioia, perché quest’ultima è possibile solo se vivi pericolosamente.
79. Quando cerchi di evitare un problema, stai evitando anche la soluzione.
80. Sarà una gioia sapere che sei in grado di essere spontaneo.
81. Libertà e responsabilità arrivano o svaniscono insieme. Più ami la libertà, più sarai pronto ad accettare le responsabilità.
82. Rinunciando al mondo e scappando nella foresta o sulle montagne, stai semplicemente fuggendo da una situazione che avrebbe potuto insegnarti qualcosa.
83. La persona istruita è la più cieca del mondo, perché opera in base al suo sapere e non vede la realtà.
84. Qualcuno ti elogia e il tuo ego si gonfia, ti senti alle stelle; poi arriva qualcun altro, dice qualcosa contro il tuo ego e ti senti sprofondare. Non sei padrone di te stesso.
85. Impara a sedere in silenzio, diventa uno specchio. Il silenzio tramuta la tua consapevolezza in uno specchio, a quel punto agirai momento per momento. Rifletterai la vita, non porterai più nella tua testa un album pieno di vecchie fotografie: i tuoi occhi saranno limpidi e innocenti, possiederai chiarezza di visione e resterai sempre fedele all’esistenza. Questa è vita autentica.
86. In passato eri immobile perché eri in catene, ma nemmeno ora che le catene sono scomparse ti muovi.
87. La tua energia continuerà a muoversi in cerchio. Non tornerà mai a casa.
88. L’amore dona. Il sesso vuole solo prendere.
89. Il sesso è l’energia. Quando dividi le tue energie, tu sei diviso; a quel punto sarai pro o contro il sesso. Io non sono né pro né contro, perché non divido.
90. Se reprimi, TU sei il diavolo.
91. Rendi l’esperienza del sesso un’esperienza di meditazione. Medita facendo l’amore.
92. In un orgasmo sessuale, TU SEI.
93. Una persona sessuale usa l’amore come un mezzo per il sesso, è una strategia.
94. Persino in mezzo alla folla la gente è sola, perché tutti hanno paura degli altri. Seduti gli uni accanto agli altri, tutti si trattengono, al punto che l’intero essere si irrigidisce.
95. L’amore rende creativa una persona.
96. Se uccidi una persona per strada, finirai sui giornali; se invece doni una rosa, nessuno sentirà parlare di te.
97. La gioia nasce solo creando gioia negli altri, non c’è altro modo.
98. Il sesso non è accettato, questo è il problema. Se il sesso non verrà accettato come un fenomeno naturale, l’umanità continuerà a soffrire. L’intero problema delle relazioni uomo/donna sorge unicamente perché il sesso è condannato.
99. Se neghi troppo una cosa, diventa molto importante; la negazione stessa rende importante. Ti ossessiona.
100. Se ragazzi e ragazze potessero stare insieme, a chi interessebbero le foto di nudi?
101. La pornografia è creata dai tuoi preti.
102. Dovrai imparare a vedere lo straordinario nell’ordinario, e questa è una grande arte.
103. L’arte dell’amore non ti è stata insegnata ma, tutti pensano di sapere cos’è l’amore. Ti è stata insegnata l’arte della paura, non dell’amore.
104. I vestiti sono stati inventati per stimolare il tuo desiderio sessuale.
105. Adesso la gente non è più disposta a soffrire, per cui è passata all’estremo opposto. Adesso si indulge in tutti i tipi di attività sessuale, si cambia partner, ma nemmeno questo porterà alcun appagamento.
106. L’esistenza è tutta qui: esplodere in milioni di fiori.
107. La verità viene realizzata attraverso tre stadi: assimilazione, indipendenza e creatività.
108. Solo le persone creative sono belle.
109. Memorizzi il passato solo se non sei in grado di assimilarlo; se lo assimili, ne sei libero. Quando hai assimilato il cibo, non lo devi ricordare. La sua esistenza non è separata da te: si è trasformato nel tuo sangue, nelle tue ossa, nel tuo midollo. E’ diventato te. Il passato va digerito: non c’è nulla di sbagliato in esso. La persona che è ancora contro il passato non è davvero libera.
110. Non si reagisce in base al passato, né si reagisce in funzione del futuro.
111. Per giudicare (una persona) è necessario il passato. Se non chiami in causa il passato, verrà alla luce una bellezza di qualità completamente diversa. In quel momento, la persona non è né bella né brutta; tutti i giudizi sono scomparsi. E sono in quel momento al di là del giudizio sboccia l’amore. Quando non giudichi, ma semplicemente guardi negli occhi senza giudizio, all’improvviso avviene un incontro, una fusione delle energie. Se accade con una persona, a poco a poco diventerà possibile anche con le cose. Se guardi un fiore senza giudizio, improvvisamente il suo cuore ti si apre; hai ricevuto un invito. Nel giudizio c’è il critico, non l’amante; c’è la logica, non l’amore; c’è la superficialità, non la profondità. Quando giudichi, anche se tocchi una persona, quest’ultima resta una pietra senza vita.
112. La mente è sempre nel passato o nel futuro. Non può essere nel presente; è assolutamente impossibile per la mente essere nel presente. Quando sei nel presente, la mente non c’è più.
113. I pensieri sono oggetti sottili, sono materiali; non sono spirituali, perché la dimensione spirituale comincia solo quando non ci sono pensieri.
114. “Consapevolezza” vuol dire essere nel momento così totalmente che non esiste alcun movimento verso il passato o verso il futuro.
115. Se pensi troppo a come essere nel presente, il tuo pensare non sarà d’aiuto.
116. La mente è aggressiva, salta alle conclusioni con una rapidità tale che manca totalmente il punto. In realtà, ha già concluso: sta semplicemente aspettando che quelle conclusioni si rivelino giuste.
117. Il corpo ha fame, la mente è piena di lussuria e tu stai cercando di essere meditativo!
118. “Meditazione” non vuol dire focalizzare la mente su qualcosa, bensì svuotarla di ogni contenuto.

Equilibrio

Cos’è l’equilibrio?
Una condizione stabile e statica? Una condizione stabilmente instabile? Oppure una instabilmente stabile?
Cos’è la stabilità?
Un equilibrio statico? Un equilibrio dinamicamente stabile?
Può la stabilità essere dinamica?
Si, anzi non potrebbe essere diversamente.
La staticità non esiste.
Anche una statua si corrode nel tempo. Nulla sfugge alla dinamicità. Neanche l’equilibrio. Panta rei. Che poi, equilibrio non è mica sinonimo di immobilità. Ai miei occhi l’equilibrio è una condizione serena e pacifica. Lo vedrei come sinonimo di consapevolezza. Non importa se noi cambiamo o se sbagliamo o se siamo tristi o se ci sentiamo vulnerabili. Quello che importa è essere consapevoli di quello che ci accade. La nostra vita può essere dinamicamente instabile, per quanto riguarda eventi o stati d’animo, ma consapevolmente stabile allo stesso tempo. Maggiore consapevolezza porta maggior equilibrio, quindi minor caos. E il caos è dato dall’inconsapevolezza. Ogni emozione, ogni evento, ogni lacrima, ogni sorriso, ogni sbaglio, ogni soddisfazione, ogni azione può diventare maestro di vita. La nostra consapevolezza è lo strumento per il mezzo del quale noi siamo maestri di noi stessi. Sei triste? Chiediti perché. Sei felice? Chiediti perché. Sei insoddisfatto? Chiediti perché. Sei negativo? Chiediti perché. Non trovi il perché? Chiediti perché. Dai un senso a tutto quello che ti accade. Non sprecare le tue lacrime. Bevile, analizzale, lodale. Guardati negli occhi, parlati. Non lamentarti della tua tristezza e non dare per scontata la tua felicità. Ogni dialogo interiore è sinonimo di crescita, di consapevolezza e di equilibrio.

Spesso crediamo di aver perso l’equilibrio ed è semplicemente perché abbiamo smesso di chiederci perché. Nel momento in cui perdiamo di vista noi stessi e ci iniziamo a muovere per inerzia, per routine e iniziamo a dare per scontate certe cose..è in quel momento che cadiamo a terra. Mai fare l’errore di dare per scontato il proprio equilibrio. Mai credere di averlo completamente raggiunto. L’equilibrio si vive giorno per giorno ma scompare nel momento stesso in cui crediamo di non dover fare più alcuno sforzo per raggiungerlo. Scompare nel momento in cui smettiamo di guardarci dentro. La presunzione di averlo raggiunto porta al suo stesso annientamento. Certamente si può essere consapevoli del proprio equilibrio ma solo chiedendosi perché. Ci sentiamo in equilibrio? Chiediamoci perché. Ne siamo consapevoli? Chiediamoci perché. Sentiamo di aver perso l’equilibrio? Chiediamoci perché. Parliamoci. Parliamo. Chiediamo perché, a noi stessi e agli altri. Nel momento in cui capiamo perché certe cose accadono, perché certe cose ci accadono, diamo ad ogni evento il valore che merita. Ergo smettiamo di dar valore ad eventi che non ne meritano affatto, iniziando ad apprezzare ciò che merita veramente la nostra attenzione ed ogni nostro perché. Chiediti perché, per tutto.. Certi perché inizieranno a venire da sé ed altri, invece, smetteranno automaticamente di presentarsi. Parlandoti ed interrogandoti ti capirai. E capendoti raggiungerai il tuo equilibrio. Ma sarà l’equilibrio di quel momento della tua vita. Una vita in continuo mutamento e con cui mutano anche le modalità in cui il proprio equilibrio si manifesta.

2O sconosciuti che si baciano per la prima volta

Che sia vero o no che queste persone siano stati perfetti sconosciuti o meno non mi interessa. Adoro questo video. Alla fine…perché no? Perché non dovremmo baciare uno sconosciuto? Perché potrebbe essere un assassino? Perché potrebbe avere delle malattie? Perché non sappiamo dove è nato, quanti anni ha, se si droga, se ha la fidanzata, se è un ricercato o cosa? Quante volte vi è capitato di conoscere una persona e di fissare subito un appuntamento? E quante volte vi è capitato di andare a quell’appuntamento e di baciare quella persona? Non credete che al secondo, terzo o quarto appuntamento quella persona sia pur sempre uno sconosciuto? Potete scoprire aspetti di cari amici dopo anni. Il vostro partner può rivelarsi tutt’altra persona dopo anni di matrimonio. Potete amare una persona per una vita e un giorno vederla inaspettatamente come uno sconosciuto. Non riconoscerla più perché ha fatto o detto qualcosa che non vi sareste mai aspettati. Chi è uno sconosciuto del resto? Non basta una vita per conoscere se stessi, figuriamoci gli altri. Dov’è il sentimento nel baciare uno sconosciuto dite? E se il sentimento fosse nel bacio stesso? E se il sentimento fosse legato all’anonimato e al fatto di poter amare anche per un solo istante qualcuno in maniera totalmente disinteressata? Un bacio senza aspettative e senza pretese. Forse dovremmo baciare sempre in questo modo le persone che amiamo. Quindi perché no? Potremmo essere un’unica grande famiglia. Qualcuno di voi ora ridurrebbe il mio pensiero ad una grande orgia pornografica. No. Ma un’orgia di sentimenti perché no? Orgie di emozioni e condivisioni. Di abbracci e di baci. Di sorrisi e di carezze.

Un bacio,
Martina

Piacere

Passionale
Intreccio di
Attimi
Concatenati da
Eterni
Riflessi
Erotici

La Gelosia.

Ho deciso di parlarvi di gelosia, un argomento caro a molti…se non a tutti.
Cercherò di dirvi la mia a riguardo..

Innanzitutto al concetto di gelosia non riesco a non affiancare quello del volersi bene poiché, a mio parere, essere gelosi equivale a non volersi bene, nel senso di non voler bene a se stessi!
E questo è il punto fondamentale, alla base di ogni gelosa vicissitudine.
Potrei non aggiungere altro, ma ho voglia di impelagarmi un po’ in questa fitta e invalicabile ragnatela invisibile chiamata “gelosia”.

Generalmente lo stato di gelosia è esercitato da chi vive con insicurezza, ansia e possesso una relazione.
Credo che la gelosia non nasca semplicemente dalla paura di perdere una persona, ma nasca soprattutto dalla paura di condividerla.. E non siamo abituati a pensare che la persona che amiamo o che ci ama, possa essere contemporaneamente amata da qualcun’altro…e a sua volta ricambiare.
La paura che questo amore condiviso si estenda maggiormente è dettata dalla paura delle paure, quella al di sopra di tutte, e cioè la paura del contatto: la cosa che ci spaventa di più è che la persona che amiamo possa toccare o essere toccata da qualcun’altro. Un timore così grande che la maggior parte delle volte sfocia nel patetico, quando un semplice sguardo può dar fuoco agli animi più indomabili, toccando persino più a fondo di una mano. Uno sguardo che, agli occhi del geloso, può equivalere ad un tradimento effettivo: il geloso assiste ad un vero e proprio atto sessuale. Sente grida bruciargli dentro. Si sente nudo, come se il suo corpo fosse improvvisamente spogliato da ogni dignità, logorato e spremuto fino al midollo…un corpo ormai da buttare.
La persona che riceve ed accoglie lo sguardo appare invece come un fiore appena sbocciato, desideroso di luce e generoso di donare il suo nettare. Non si può competere con esso. E’ caos.
La situazione peraltro cade sul patologico quando lo scambio di sguardi in questione diventa puramente immaginario e cioè nato nella fantasiosa mente del geloso. Una mente nella quale si auto-proietta un film inedito che gira velocemente su una pellicola la quale ricopre, avvolge e schiaccia la realtà, fino a distruggerla… Una realtà che ha ormai ceduto il suo posto all’immaginazione per andarsi a fare una bel viaggetto di sola andata!!

E non ha senso aspettare che ritorni.

Situazione ricorrente
: immaginate di essere in un gruppo di persone, di amici. Fra queste c’è quella che desiderate, che amate. Fra una chiacchierata e l’altra prendono parte al gruppo altre persone a voi sconosciute, le quali iniziano a scambiare sguardi, sorrisi e battute amichevoli con il vostro amato. Come vi sentireste? Il geloso si sentirebbe spodestato, decentrato, valicato, minacciato, SFIDATO.

Il film è già da un pezzo iniziato.
Il secondo tempo arriva così subito ma non termina mai.
E’ sempre un fottutissimo infinito film.

La gelosia è un buio e freddo tunnel.
Un labirinto d’ortiche.
Ti perdi,
non vedi più nulla,
soffri.
Soffri. Soffri. Soffri.
Si, cazzo …SOFFRI!

Beh, o questo è un mondo di masochisti oppure è un mondo di decerebrati!
Un mondo di registi che vivono i loro paranoici film di cui sono gli unici spettatori.

Il geloso generalmente attribuisce le colpe di ogni sua sofferenza all’altro. La sua gelosia è guarda caso sempre giustificata!
In una società dove il desiderio è visto come mancanza e la relazione come possesso, la sofferenza è quasi un obiettivo da raggiungere. E’ una continua gara a chi soffre di più.
Le persone felici e spensierate sono fuori moda. Sono dei pazzi!
Mentre il geloso vede ogni intruso come probabile sfidante, il pazzo lo vedrebbe come un probabile amico, se non amante.
Per il geloso il triangolo è una minaccia, per il pazzo è una promessa.
La geometria non è un reato! Diceva Renato..

Ma voi…vi volete bene?
Ve lo chiedo da ex gelosa cronica!
Cos’è per voi un sentimento?
Pensate che sia qualcosa di programmabile? Qualcosa di gestibile? Qualcosa da poter reprimere a comando? No, certo che no.
Mettetevelo in testa: NON POTRETE MAI GESTIRE I SENTIMENTI DELLA PERSONA CHE AMATE!
Io personalmente non vorrei mai al mio fianco persone i cui sentimenti non fossero del tutto spontanei.
Se la persona che amo, ama a sua volta qualcun’altro…io che ci posso fare?
Posso solo decidere se continuare a donargli il mio amore o se tenerlo per me. Ma di certo non posso costringerlo a ricambiare i miei sentimenti né tanto meno ad avere l’esclusiva dei suoi.
Inoltre la gelosia ha il potere di distruggere ogni sentimento d’amore già esistente, quindi non ne vedo proprio il lato vantaggioso.

Non è un’ottica facile da condividere e soprattutto da adottare, ma credo che la nostra serenità venga sempre al primo posto. Basta semplicemente chiedersi: perché non dovrei essere geloso?” 

E non vi è altra risposta che: PERCHÉ MI VOGLIO BENE! 

Vorrei..

Vorrei che la gente si abbracciasse di più e che si guardasse intensamente negli occhi.
Vorrei che parlasse con lo sguardo e che sorridesse con il cuore.
Vorrei che si lasciasse andare ad ogni emozione e che non si nascondesse dietro le paure ma che, invece, le seducesse.
Vorrei che la gente facesse l’amore con le proprie paure e che smettesse di aver timore di se stessa, del proprio corpo e dei propri desideri.
Vorrei che la gente fosse meno gelosa e che capisse che la naturalezza di un sentimento non può essere repressa, ostacolata o forzata.
Vorrei che ci si spogliasse di più, ma che si smettesse di vedere il corpo come un nemico o come uno strumento.
Vorrei che la gente coccolasse il proprio corpo e quello degli altri e che lo amasse ogni giorno di un amore nuovo, puro, libero.
Vorrei che si ballasse di più. Che si cantasse di più. Che si suonasse di più. Sempre, comunque, dovunque.
Vorrei che la gente si lamentasse di meno e capisse che dalle difficoltà può nascere del bello che le lamentele allontanano solo.
Vorrei che la gente realizzi il paradosso della vita. Che la vita non è una sola. Che non si sogna solo ad occhi chiusi e che non si vive solo ad occhi aperti.
Vorrei che la gente morisse ogni giorno per rinascere il giorno dopo.
Vorrei che morisse ogni istante della propria vita per rinascere quello dopo come se ogni istante fosse il primo e l’ultimo.
Vorrei che la gente riuscisse ad essere felice per gli altri e che lo fosse anche nei momenti più grigi. Perché nessuno può essere felice da solo.
Vorrei che la gente capisse che la felicità va condivisa. Che la vita va condivisa. Che un piatto di pasta va condiviso.
Vorrei che abbandonasse le formalità e le apparenze, e che sposasse la spontaneità.
Vorrei che la gente vivesse fluidamente e che si lasciasse intrecciare.
Vorrei che mangiasse il passato. Che ne assorbisse il meglio e ne cagasse il peggio.
Vorrei che la gente vivesse il presente con la consapevolezza di viverlo.
Vorrei che la gente parlasse. Che sputasse complimenti. Che gridasse positività.
Vorrei che si liberasse dalle catene e che divorasse la vita.
Vorrei che le persone si divorassero fra di loro e che masticassero Amore.
Vorrei che la gente riconosca il Dio che è dentro ognuno di noi e che lo baci ogni giorno.
Vorrei che la gente facesse tutto a prescindere da tutto. Che lo faccia perché lo vuole, perché lo sente.
Vorrei che i giudizi si trasformassero in riflessioni e i problemi in soluzioni.
Vorrei che si denudassero pregi e difetti per farli ballare insieme.
Vorrei che la gente smettesse di vedere la gioia di vivere come follia e la spontaneità come pazzia.
Vorrei che la gente bruciasse la normalità.

“E io vorrei, vorrei ancora più bellezza”

Sesso-amore, sesso-amicizia o solo-sesso?

Nel possesso vedo solo sesso ma nel sesso non vedo solo possesso.

Un atto sessuale contenuto all’interno di un rapporto amoroso può essere caratterizzato da possesso, ma in tal caso parlerei di un possesso concordato da entrambe le parti, volto a stimolare l’erotismo e la trasgressione della vita di coppia. Questa sorta di accordo può limitarsi all’atto sessuale o estendersi nella durata generale della relazione, ma non è questo che importa… Tutto ciò che è spontaneo e lega in maniera armoniosa due persone, è bello, è giusto, va bene!

E’ il possesso univoco e ossessivo ad essere dannoso..

Al possesso viene spesso opposta la libertà! Ma la libertà a cui si fa solitamente appello è di natura prettamente sessuale, quando invece essa regna in tutto ciò che viviamo, con noi stessi e con gli altri.. Non è libero chi sceglie di darsi liberamente, ma è libero chi sceglie liberamente di non darsi!
La libertà sta proprio nella scelta di poter interrompere, in qualsiasi momento, qualsiasi rapporto! Il problema sta proprio qui: la maggior parte delle persone coinvolte in rapporti amorosi, sessuali o di amicizia che siano, vive questi rapporti in maniera incompleta, per inerzia e senza un vero coinvolgimento. Persone che, per sciocchi motivi, formali o personali, non hanno il coraggio di liberarsi da queste relazioni che non li soddisfano a pieno e hanno paura di perdere una situazione, che per quanto incompleta sia, è pur sempre sicura o stabile nella sua insicurezza. Da qui nasce il possesso: dalla paura di rompere un equilibrio effimero e di prendere le redini di se stessi e della propria libertà!

  • Sesso-amore, sesso-amicizia o solo sesso?

In tutte e tre le relazioni c’è una cosa alla base: amore per il sesso! Esso è, senza ombra di dubbio, fondamentale per la buona riuscita di ognuno di questi rapporti.

Sesso-amore? Bisogna volersi bene nella vita e volersi bene a letto. E, soprattutto, per far funzionare un rapporto, è necessario evitare il peggiore di tutti i mali: la monotonia! Qualsiasi cosa, per quanto bella ed eccitante possa essere all’inizio, nel momento stesso in cui diventa monotona, è destinata ad “imbruttirsi”! C’è amore e c’è sesso? Bene!! Ma non devono essere amore e sesso ripetitivi nelle loro forme e manifestazioni! E’ proprio questa monotonia che porta molti a fuggire dal sesso-amore e a rifugiarsi nel sesso-amicizia o nel solo sesso!

Sesso-amicizia? La situazione è molto pericolosa..in quanto è una relazione che vive in una posizione instabile, a cavallo fra gli altri due tipi di relazione… Essa rischia sempre di scivolare da una parte o dall’altra e rovinare così il rapporto! Sarebbe a mio avviso la condizione ideale…ma in una realtà dove tutte le relazioni fossero di sesso-amicizia.

Solo-sesso? Il solo sesso è bello ma sterile… Io personalmente nel solo-sesso cerco di instaurare sempre una certa complicità con l’altra persona…quindi non è mai solo sesso per me! Cos’è il solo-sesso del resto? Non siamo mica semplice carne da macello… Anche quando ci eccitiamo e godiamo, non è mica solo il nostro corpo ad esserne partecipe! Non siamo solo corpo e non lo saremo mai! Siamo mente, corpo e spirito.. e tutte e tre queste componenti giocano un ruolo fondamentale in ogni istante della nostra vita e, soprattutto, giocano insieme! Il solo-sesso per me non esiste..o meglio, non dovrebbe esistere…
Solo-sesso? Altro non è che pornografia… ed esso uccide tra l’altro la cosa più bella: l’erotismo! Confuso ormai con la frivola e meccanica eccitazione sessuale…

PosSesso

Si parla sempre di amore come possesso sottovalutando la possessività che spesso regna anche nell’amicizia.
Ci insegnano fin da piccoli ad avere l’amico del cuore….il NOSTRO amico del cuore.
Quando ero bambina dovevo prenotare l’amica del cuore, altrimenti rischiavo che qualcuna mi precedesse e mi costringesse a sceglierne un’altra.
L’amica del cuore ha privilegi che altre amichette non hanno, ma anche pretese che altre amichette non hanno.
Gli amici del cuore, come i fidanzatini, considerano d’obbligo il messaggino della buonanotte o del buongiorno, il mi manchi o il ti voglio bene settimanale…ed anche una media mensile di 4 cuoricini sulla loro bacheca di Facebook!
Non a caso ho deciso di non ufficializzare più alcun rapporto!
Perché si ha bisogno di firmare un contratto di proprietà su tutto?
Non riuscite a vivere senza dare un nome a tutte le cose che fate e a tutti i rapporti che vivete?
E se invece vi limitaste a vivere?

Non ho bisogno di sapere come ti chiami o cosa fai nella vita per volerti bene.
Non ho bisogno di sapere quante volte mi pensi al giorno o quanto spesso mi contatti per ritenerti un buon amico.
Non ho bisogno di conoscerti da 10 anni o vederti 8 giorni su 7 per ritenerti vicino.
E non ho bisogno di ricevere costanti attenzioni da parte tua per essere felice del nostro rapporto.
Ma, soprattutto, non ho bisogno di ripeterti ossessivamente i miei sentimenti per te…
Non parlo solo per smuovere l’aria e, per questo, un mio ti voglio bene detto 3 mesi prima continua a valere, dannazione, anche senza la sua ossessiva ripetizione!
E meno pretenderai tali futili conferme, maggiormente io te ne darò!

Non offenderti se domani vorrò bene ad uno sconosciuto tanto quanto ne voglio a te.
Non offenderti se passerò il sabato sera con lui o se deciderò di non uscire affatto.
 <<<SE DIO ESISTE, CHE MALEDICA LA SINDROME DEL SABATO SERA & VIVA IL LUNEDI!>>>
E non offenderti se non ti tengo aggiornato sulla mia vita 24 ore su 24.
Forse non posso o forse non voglio…in ogni caso qualsiasi cosa sia accaduta, accada o accadrà, è stata, è e sarà SPONTANEA!
Sii felice per ogni cosa che faccio o che non faccio in quanto naturale, pura, libera!
Cos’altro vuoi?
Finzione?
Repressione?
Possesso?

Cosa c’è di più bello della spontaneità?
Penso nulla.
Penso che nulla che non sia spontaneo possa essere veramente bello.
Ad un mio amico speciale una volta dissi: “Fammi un piacere, contattami solo quando veramente lo desideri e mai perché temi che il non farlo possa avere ripercussioni negative sul nostro rapporto..”
Fidati che tutto ciò che non è spontaneo non porta a nulla di buono ed è destinato a finire o a manifestarsi in maniera finta e sofferente.

Nel momento in cui abbiamo paura di perdere chi ci circonda, abbiamo già perso noi stessi.
Ci vediamo come persone incomplete, con scompartimenti vuoti che cose e persone devono assolutamente colmare, ma non è proprio così..
Non c’è niente da colmare, c’è solo tanto da ampliare, infinitesimamente..
Ogni persona può arricchirci, tutti sono fondamentali ma nessuno è indispensabile!
Non serve ancorarsi a vita ad una o più persone in particolare.
Siamo tutti di passaggio!
Si dovrebbe gioire per ogni amico conosciuto e arricchirsi di tale gioia, a prescindere che questa amicizia duri giorni, mesi o anni!
Certi amici ti regalano solo un giorno della loro vita, ma è un giorno che dura per sempre!

Cos’è il possesso?
Neanche noi stessi ci apparteniamo completamente!
Siamo materia astratta ed energia concreta.

Io
nel
possesso
vedo
solo
sesso.

SESSO

Sensuale
Effusione
Sensoriale che
Scivola in
Orgasmi

OSSESSIONE

Opprimente
Sensazione
Sintomatica di
Eccitazione
Sospesa su
Solide
Illusioni
Onniscienti ma
Nostalgicamente
Essenziali

SVENDITA ECCEZIONALE BAMBINI DI NATALE

Eccovi la MIA storia di Natale in gara per il concorso letterario di Montesilvano Scrive “Una storia di Natale” 🙂

L’atmosfera natalizia riscaldava i loro cuori sotto le coperte, illuminati dal torpido calore dei flash televisivi di una romantica telenovella trasmessa in prima serata. Un bacio strappato tra una pubblicità e l’altra e un tenero abbraccio concesso fra i brevi ma interminabili silenzi delle battute. “Quello sì che è vero amore!” sussurrò lei, “guarda che famiglia perfetta: padre, madre, figlio, figlia, nonno, nonna, cane e gatto, tutti affettuosamente riuniti attorno all’albero di Natale a scartare regali,che bello, la famiglia che ho sempre desiderato! Amore, ho deciso cosa devi regalarmi per Natale…un figlio!” disse commossa. “Certo fiorellino, per te questo ed altro..ti amo” le rispose.

Ed eccoli intenti a guardare le pubblicità in attesa dell’offerta migliore: “Bambini di ogni forma e colore, per tutti i gusti e le esigenze” diceva uno spot su CanaleAnale, e continuava “lo volete bravo a scuola, eccellente nello sport e genio in musica? Solo ventordici zucchine! Per chi vuole invece risparmiare qualche zucca, ma con risultati comunque soddisfacenti, abbiamo quel che fa per voi: bimbo meno bravo in matematica e un po’ grassottello ma fra i più simpatici!” E terminava così: “Per i perfezionisti infine, in offerta speciale, bimbo Bello&BravoInTutto a poche zucchine in più, ma scontato del 30% per le prime 10.000 telefonate! E non finisce qui, se avete 4.563 punti bonus del supermercato BimbiSani&BimbiBelli riceverete in omaggio con il vostro bambino l’applicazione speciale Educato&Gentile! Cosa aspettate? Telefonate subito!”

Ed eccoli, la mattina del 25 a scartare il loro regalo: bambino perfetto per un Natale perfetto, proprio come in quella telenovella. Bimbo sano e bello e che sapeva già dire mamma e papà. “Abbiamo fatto proprio un ottimo acquisto cucciolotto mio” affermò fiera lei, e aggiunse “finalmente alla messa di Natale ci vedranno come una bella famigliola felice.”

Passarono gli anni, il bimbo era ormai trentenne, laureato con 110&Lode in Giurisprudenza e conduceva una splendida carriera da avvocato divorzista. I genitori però iniziarono a notare qualcosa di anomalo. In 30 anni di vita il figliuolo non si era mai innamorato,  non aveva mai avuto un vero amico né mai detto “tvb mamma”. “Ecco! Sapevo che c’era la fregatura! Costava troppo poco per essere perfetto!” borbottò lei. Ebbene si, solo dopo anni, si accorsero che nel pacco regalo dentro cui era stato spedito il figlioletto, non era stato inserito l’allegato più importante: il cuore! Disperati si appellarono ai migliori avvocati ma non riuscirono a farsi risarcire in alcun modo. In ogni caso sarebbe stato troppo tardi poiché, anche se fossero riusciti ad ottenere un cuore gratis, il bambinello era ormai troppo grande. “Cuori impiantabili o sostituibili entro i 15 anni di età” recitava la pubblicità. Purtroppo i cuori avevano questo limite temporale, a differenza dei cervelli che erano intercambiabili fino ai 33 anni. “Tesoro che ne dici se gli cambiamo il cervello? Magari ne troviamo uno tanto sensibile da poter sostituire il cuore!” propose lei. “Non dire idiozie cara, sai benissimo che i cervelli costano troppo e non sono mai in offerta!” Rinunciarono. Passarono giornate, mesi e tristi Natali, finché un freddo giorno di qualche anno dopo, mentre se ne stavano lì come sempre a coccolarsi di fronte al calore televisivo, la soluzione a tale disperazione apparve davanti ai loro occhi, una pubblicità del tutto inedita: IN OFFERTA SPECIALE PER VOI, A SOLI 99 CENT ALLA SETTIMANA, LA NUOVA APPLICAZIONE “CUORE SENSIBILE”, SCARICABILE DIRETTAMENTE SUL VOSTRO CELLULARE!

La bellezza sta in ciò che quello che vivi ti trasmette!

Spesso ci chiediamo se il posto dove viviamo è quello adatto a noi. Ci domandiamo se è un posto che limita il nostro io, le nostre capacità e le nostre prospettive di vita, ma portiamo avanti la nostra esistenza lasciando irrisolti questi quesiti. Restiamo affascinati dal mondo e da tutti i posti che potremmo visitare e le differenti realtà che potremmo vivere, ma spesso siamo frenati da una serie di circostanze che ci ancorano al posto in cui ci troviamo. A molti incanta la vita semplice o selvaggia, lontana dalla stressante e routinaria vita urbana, ma si ha paura di immergersi in una realtà diversa, che spesso richiede rinunce e “rischi”… Non dovremmo porci limiti inesistenti. Dovremmo abbattere le nostre barriere mentali e renderci consapevoli del fatto che tutto è alla nostra portata e tutto, per un motivo o per un altro, ha angolazioni positive. Tutto dipende solo da noi e da quello che cerchiamo per noi stessi e, in questa ricerca, gioca un ruolo fondamentale il nostro spirito di adattamento… Spesso rinunciamo a prospettive di vita migliori solo perché impauriti dalla nostra apparente incapacità di adattarci a stili di vita non ordinari e per questo “spaventosi”. Un posto dove Tizio non vivrebbe mai in vita sua, per Caio potrebbe essere il luogo dove dar vita ad un percorso spirituale di crescita personale, immergendosi nella natura e trovando quell’armonia con se stesso che da tempo ricercava… A volte basterebbe solo avere tanti punti di vista, flessibili, che ci permettono di mettere in luce ciò che di più bello ogni posto può riservare ad ognuno di noi.

Scartiamo a priori un posto solo perché ad un amico che ci è stato non è piaciuto o perché dalle fotografie della guida turistica non ci è sembrato un granché.. Oppure ci accade il contrario, lodiamo un posto solo perché la nostra migliore amica che ci è stata, e che magari è stata solo lì in vita sua, dice che è il posto migliore al mondo dove vivere. Ma non possiamo essere di così basse vedute, dobbiamo andare oltre tutto questo… Dovremmo diffidare da quelle persone che ci danno “pareri territoriali”, soprattutto di luoghi dove non sono mai stati di persona ma che gli sono stati solo “raccontati”.. Avete la cugina giapponese, il padre australiano o la nonna americana? Non vuol dire nulla, sono solo persone con i loro punti di vista, punti di vista ai quali bisogna andare oltre… Non siete loro e non siete quello che vi hanno detto o le fotografie che vi hanno mostrato, voi siete quello che vivete!

Esempio apparentemente stupido, ma a mio parere lampante, è quello del classico studente universitario che vi dice di abbandonare l’idea di fare un esame perché difficilissimo o impossibile da passare poiché il professore è uno stronzo di prima categoria ecc..ma lo fa solo per scoraggiarvi nel tentare qualcosa che a voi potrebbe andare in maniera totalmente diversa, perché voi siete persone diverse da lui, con metodi di approccio personali e allo studio totalmente differenti e, se vi lasciate condizionare e non provate sulla vostra pelle quell’esperienza, forse non saprete mai che avreste avuto successo!!!

Il mondo è tutto fantastico…se si hanno gli occhi per vedere le sue bellezze, perché non importa cosa vedi con gli occhi ma cosa gli occhi guardano! Posso solo dirvi che esisteranno sempre persone in grado di rendere merda anche il più bell’angolo del mondo, persone che si lamenteranno di tutto e di tutti, così come esistono persone che vivono felicemente in posti dove voi non vivreste mai e poi mai! Bisogna guardare la vita a 360 gradi e non fare paragoni superficiali, ma inquadrare tutte le cose sotto molteplici punti di vista in quanto la stessa e identica esperienza potrebbe essere significativa per qualcuno e totalmente sterile per qualcun’altro.. Non esiste posto più bello, colore più bello o dipinto più bello… La bellezza sta in ciò che quello che vivi ti trasmette!

Se il posto dove vivete non vi soddisfa a pieno non prendetevela con quel posto o con chi ci vive.. La soluzione a tutte le vostre domande è dentro di voi e non in quello che vi circonda! Pian piano ognuno di noi trova il proprio equilibrio, un equilibrio che non vede per forza l’annientamento di stimoli esterni a noi, ma richiede invece la loro reinterpretazione… Ed è un concetto troppo esteso e relativo, diverso per ogni persona; un concetto comprensibile a pieno solo quando l’equilibrio lo si è già raggiunto…ma non c’è da preoccuparsi poiché tutto arriva da sé! Siate voi stessi e tutto vi si presenterà nel migliore dei modi! Se avete perso il vostro equilibrio e siete caduti è solo perché era un equilibrio illusorio… ma va bene così, tutto avviene per un motivo e passo dopo passo si costruisce da sola la strada dove camminare..

🙂 Buona passeggiata!

Viva la Campagna

Non ho mai dimenticato e non dimenticherò mai la gioia che io e mio fratello provavamo nel cantare Voglio andare a vivere in campagna quando eravamo bambini. Mio padre aveva una vecchia radio con un microfono e passavamo i pomeriggi interi a cantare.. Non c’erano gameboy o playstation, non ancora per fortuna. Vivevamo in un appartamento ma giocavamo giù in giardino e quando pioveva cantavamo, cantavamo di voler andare a giocare in giardino, in campagna. Uno dei nostri giochi preferiti era modellare la terra infangata subito dopo che aveva piovuto. Non abbiamo mai rischiato la vita per questo. Era bello.

La mia scuola elementare era soprannominata La scuola verde perché aveva tanto verde attorno. Era bello.

Mia nonna ha raggiunto una certa età e gli acciacchi della vecchiaia non l’hanno risparmiata. Si, soffre…ma mai tanto quanto la vidi soffrire quell’anno che fu costretta a vivere in un appartamento nell’attesa che la sua casa in campagna venisse ristrutturata. La campagna è l’unica medicina che l’ha sempre mantenuta in vita. Amai la vita più che mai quando la vidi zappare la terra il giorno dopo essersi operata al ginocchio.

Ora vivo in questa casa di campagna. Con lei. L’ho cantato così spesso che si è avverato. Ci sono anche i miei cugini qui con me. Sono nati dalla campagna. Sono fortunati. Ora ci sono gameboy e playstation ma la campagna li accoglie ogni giorno a braccia aperte e loro percepiscono la sua energia, anche quando la madre li piazza davanti alla tv per non dover badare a loro e al “pericolo” che corrono in mezzo alle erbacce.

Giorni fa ho portato il mio cuginetto a giocare con i bambini a cui faccio la babysitter e uno di loro è suo coetaneo. Non passarono neanche 5 minuti dal nostro arrivo nel loro appartamento, che mio cugino chiese all’altro bambino “Ce l’hai il giardino?” e lui rispose “No, ma ho un garage” e mio cugino a sua volta “Ok, andiamo in garage”… Questo botta e risposta si è registrato nella mia mente e ogni tanto stampa un bel sorriso di sereno ottimismo sul mio volto.

Canto
Amichevole che
Mitiga le
Pene
Accumulate in
Giorni
Non
Affettuosi

EMPATIA

Eremita
Migrazione di
Pensieri che
Attiva
Tentazioni
Interiormente
Affascinanti

CONTATTO

Coinvolgente
Orgasmo
Naturale al
Tatto che
Anima
Tenere
Tentazioni
Ondulanti

Noi, padroni di noi stessi.

Quando pensiamo di voler fare qualcosa che non dovremmo fare, il “danno” è già fatto, no? Tanto vale che quella cosa la facciamo, no? Altrimenti le nostre azioni sarebbero ipocrite, no? 

E’ un concetto estendibile a qualsiasi tipo di relazione…sentimentale, d’amicizia o familiare che sia. Un atto pratico viene a seguito di un pensiero (solitamente).. ad esempio un tradimento se avviene è perché prima abbiamo pensato di farlo e se abbiamo pensato di farlo, abbiamo già tradito. No?

Il punto chiave del ragionamento è alla base: il tradimento dov’è? Se abbiamo fatto o semplicemente pensato qualcosa che è conforme alle nostre esigenze e alla nostra essenza..perché il rapporto con l’altra o le altre persone dovrebbe cambiare? Anzi, il tradimento lo vedrei nei confronti di noi stessi nel caso in cui ci costringessimo di reprimere quello che sentiamo sinceramente di voler fare. 

L’onestà fa male..ma penso che non abbia senso reprimersi..e dovremmo invece seguire il flusso della nostra essenza e lasciarci trasportare.. Se quello che facciamo è quello che percepiamo come più in sintonia con noi stessi in quel momento, perché dovrebbe essere “sbagliato”? Ovviamente parlo di scelte di vita che non vanno a danneggiare gravemente chi ne è coinvolto oltre noi..ma, nel momento in cui troviamo un nostro equilibrio, reprimerci vorrebbe dire alterare questo equilibrio, fingere con noi stessi e con gli altri! Non so… forse ho in mente una visione utopica di amore universale e di sincerità difficili da comprendere e da accettare…

E non si tratta di dar retta alla testa, al cuore o allo stomaco. Credo che testa, cuore, stomaco, fegato, piedi, mignolo ecc lavorino insieme poiché se lo stimolo non è generato da tutto quello che fa parte di noi, fisico o astratto che sia, allora non è quello che sentiamo di fare veramente. Mente e corpo agiscono in sincronia..

Per imparare a conoscere noi stessi e gli stimoli che il nostro corpo dà e riceve, possiamo e spesso dobbiamo “servirci” degli altri. Siamo tutti a disposizione di tutti.  E non dobbiamo aver timore di farlo per paura di ferire qualcuno..  Parto dal presupposto che nessuno può farci del male se noi non lo vogliamo e incolpare gli altri è da codardi nonché da insicuri.. Siamo responsabili di noi stessi e delle nostre sofferenze, cosi come delle nostre felicità.. Tutte le persone che incontriamo sono “strumenti” di passaggio per l’evoluzione della nostra vita e della nostra crescita personale..e ognuno di noi lo è per gli altri, che siano amici, amanti o semplicemente passanti… Questo pensiero non dovrebbe offendere nessuno poiché è un pensiero che include tutti noi..anzi dovrebbe farci gioire del fatto che un mondo di persone, relazioni, esperienze e sensazioni ci aspetta ogni giorno_ovunque andiamo_qualsiasi cosa facciamo. Se il nostro modo di fare o di pensare fa star male chi si relaziona con noi è perché c’è qualcosa di irrisolto nella persona a cui ci stiamo rivolgendo.. Questo pensiero non giustifica le nostre azioni, tutt’altro… noi stessi nella nostra vita possiamo incontrare qualcuno le cui parole o azioni potrebbero generare in noi sofferenza e, non potendolo evitare, possiamo solo lavorare su noi stessi e sulla nostra capacità di renderci impermeabili alle negatività. Ovviamente noi possiamo decidere di modellarci e di agire in maniera pacata e gentile per evitare ogni tipo di sofferenza altrui, ma, almeno secondo me, non dipende del tutto da noi… Non a caso spesso capita che agiamo in buona fede e creiamo sofferenza..perché? A prescindere da chi sia o meno il colpevole (questo è un capitolo a parte), la nostra sofferenza è evitabile, o comunque gestibile…da noi stessi. Incolpare il generatore di sofferenza di certo non ci aiuta. Ciò non sta a significare ignorare le nostre azioni, anzi… Le nostre azioni non possiamo ignorarle, quelle degli altri si… E per ignorare non intendo non averne cura o sottovalutarle, ma avere consapevolezza della loro insignificanza e negatività.. Dovremmo non generare negatività ma, soprattutto, non permettere alla negatività altrui di insinuarsi in noi.. 
Spesso generare sofferenza crea in noi stessi sofferenza e spesso questo avviene a prescindere dall’importanza che la “vittima” abbia per noi, così come quando facciamo del bene per sentirci gratificati a prescindere da chi sia la persona che riceve il nostro bene.
Fra tutti noi regna una sottile e profonda empatia ed è difficile coltivare l’empatia positiva allontanando quella negativa.. 

Alla base non sopportiamo che gli uomini abbiamo bisogno di dolore per imparare, per apprendere la vita (come quando cadi e ti fai male, o sbatti contro un muro e solo in quel momento capisci che devi evitare quella cosa). Ma il dolore è affrontabile quando abbiamo la giusta consapevolezza che lo rende meno sofferente..Abbiamo tutti un lato sadico (senza il quale la nostra bontà non avrebbe ragion d’essere)…e c’è chi lo tiene a bada, c’è chi ne ha paura, c’è chi finge di non averlo, c’è chi lo adora ma..

Non è quello che viviamo che crea in noi gioia o dolore, ma tutto sta in come lo viviamo.. E per citare un mio amico senegalese “non conta ciò che vedi con gli occhi, ma ciò che gli occhi guardano”.

SGUARDO

Simbolo
Guida che
Unisce
Anime
Risplendenti
Di
Opportunità

La vita è arte

Tutto significa qualcosa, senza bisogno di incipit, anzi spesso gli incipit sono dentro di noi e non lo sappiamo. A volte è difficile riconoscerli..ma è bello cercare di interpretare qualcosa di qualcuno che non conosciamo, perché spesso ci sono connessioni fra noi e quella persona di cui non siamo ancora consapevoli ma che per un motivo o per un altro ci sono.. Siamo tutti connessi e, a prescindere dalla consapevolezza di un incipit o meno, c’è sempre qualcosa dietro da scovare. L’idea di lasciare sempre uno spazio dentro di sé per qualcuno che ancora non conosciamo…che stiamo conoscendo o che presto conosceremo….è linfa vitale. Arriva da solo il momento in cui si è pronti ad abbracciare le cose in un certo modo sebbene venga considerato un errore il perdere di vista questa tipologia di abbraccio, ma la coscienza senza consapevolezza non va molto lontano.. nel senso che capire cosa è meglio per se stessi senza esserne consapevoli fino in fondo è energia sprecata, bisogna mettere in pratica..vivere la propria luce interiore a pieno.

La consapevolezza viene a piccole gocce, e quando pensi di essere disidratato, resti comunque in ascolto, sei sempre terreno fertile. Purtroppo e per fortuna tutto è nelle nostre mani, noi siamo padroni di noi stessi e della nostra felicità anche nel gestire situazioni che non dipendono da noi. La felicità aspetta di essere abbracciata, non colpevolizzarti, le “colpe” avvengono per un motivo… analizzale invece di depennarle..

Perché una persona dovrebbe trovare difficoltà nel parlare di sé davanti ad un’altra persona le cui intenzioni sono totalmente positive? Innanzitutto bisognerebbe instaurare un buon dialogo con se stessi prima che con gli altri, senza di questo non si potranno mai avere relazioni limpide e spontanee e spesso ti illuderai soltanto di viverle.. Capita molte volte di illudersi e se capita c’è qualcosa di irrisolto alla base…di irrisolto con se stessi e la soluzione non va cercata da nessun’altra parte se non dentro di noi, sebbene sembrerebbe molto più semplice rintracciarla negli altri. C’è ma non si vede, non con gli occhi.. Non focalizzarti su come hai fatto una cosa, ma su cosa ti ha spinto a farla…se le motivazioni erano pulite, trasparenti e genuine, allora quella cosa, in qualsiasi modo sia venuta fuori, è bella, speciale, “perfetta”…

La vita è arte e in qualsiasi modo quest’arte si esprima, quando essa è limpida, non è giudicabile ma è solo vivibile.. Bisognerebbe assaporarla e non classificarla! Quello che crei è bello, e non perché è bello da vedere o bello entro certi canoni prestabiliti, ma perché è nato in un mondo fantastico tutto tuo, nella tua anima.. L’arte ha una funzione vitale, pensa alla vita intera come arte, alle emozioni come arte, all’amore come arte.. La creatività rende liberi di essere se stessi e di comunicarsi senza il peso imposto dall’esterno. Pensaci spesso, qualsiasi cosa tu faccia, metti questo pensiero in tutto quello che fai.. Quando si intraprende una certa prospettiva di vita, quando si focalizzano le proprie energie in una data maniera, beh…tante cose belle accadono e non è destino, non sono coincidenze…potremmo chiamarlo Karma o non chiamarlo affatto, ma una cosa è certa: positività attrae positività! Non è un caso che accadono certe cose come non è un caso che incontri persone “sconosciute” che ti rendono partecipe della loro vita senza conoscerti. Non sanno nulla di te eppure la tua energia entra dentro e porta chi ti circonda a condividere con te quello che vivono, anche se apparentemente non hanno nessun motivo per farlo. Positività non è necessariamente sinonimo di ottimismo, è amore per l’amore e trasformare tutto creativamente in qualcosa di positivo per te, per gli altri, per tutti.. E’ tutto incluso nell’amore..  Si vivrebbe meglio smettendo di aver paura, paura di perdere persone con cui non si è mai stati realmente connessi, paura di rimanere soli, paura di essere giudicati, paura di non apparire come vorremmo.. un mucchio di stronz**e!

Spesso allontanare la negatività di certe persone a noi apparentemente care serve per far pulizia fuori e dentro di noi, per smaltire la merda! Ascolta il tuo cuore e inizia a fare cose che davvero ami fare, anche se questo può portare in te cambiamenti con cui non tutti riescono a tenere il passo.. Anche se il tuo cambiamento ti viene rinfacciato nonostante tu ne sia felice, vai avanti per la tua strada perché queste sono persone che non tengono davvero a te e alla tua essenza, e solo perché non ti comporti esattamente come loro si aspettano che tu faccia, quando invece hai maturato una tua identità, ti ostacolano.. Nel momento in cui sei te stesso, ascolti il tuo cuore e sei spontaneo e sincero con quello che provi, automaticamente certe persone si allontaneranno da te ed automaticamente altre si avvicineranno, e se sarai felice con te stesso, allora sarai anche sicuro che le persone che si avvicineranno a te saranno solo persone belle e speciali. Alcune vedranno in te solo una musa, una sicurezza, un punto fermo per le loro vite, altre invece vorranno condividere con te anima e corpo.. Le persone non sono sempre pronte ad accettare i cambiamenti altrui, spesso perché essendo loro stesse vittime incapaci, o meglio non ancora pronte, ad apporre cambiamenti essenziali nelle loro vite..cercano di svalutare il percorso degli altri..

Capendo cosa è meglio per te, hai gli strumenti per “darti” agli altri e aiutarli a trovare se stessi.. Niente è arte se non vi è condivisione.. Sicuramente soffrirai nella tua vita e ti perderai qua e la ma è l’ottica con cui affronterai tutto che renderà la tua vita bella così com’è. Fai quello che senti e se senti qualcosa falla il prima possibile, non rimandare se puoi e non permettere a nessuno di ostacolarti. Chi ti ama non dovrebbe ostacolarti e chi lo fa merita di essere allontanato.. E l’amore che lega altre persone a te non è necessariamente un amore che nasce da una conoscenza maturata in precedenza.. C’è chi ti ama non conoscendoti ma ti ama per quello che trasmetti e “fa il tifo” per te.

Fai anche tu il tifo per te stesso.

Vita è arte. Arte è condivisione. Condividi la tua vita.

Monologo

Allontana i pregiudizi. Non buttarti fra le braccia di mille mila affabili amanti. E non iniettarti alcool nelle vene per rendere disinibita la tua vita. L’apparenza affligge, i soldi non ti servono, e il tempo non corre, non è troppo veloce per te. Ascolta gli altri, quando parlano non interromperli con i tuoi discorsi, con i tuoi problemi o con i tuoi preziosi consigli. Ascolta te stesso. Parlati. Cerca di sapere cosa fai e perché lo fai. Sii cosciente ed abbi consapevolezza, di tutto. Non farti del male. Ti fai del male e lo sai. Sei insoddisfatto e lo sai. Ma? Sei una vittima consapevole, e questo ti distrugge. Spesso hai pensato che la soluzione sarebbe stata essere una vittima inconsapevole, di quelle ignare di tutto e felici per niente. E invece no, tu sei una vittima consapevole e sai che inconsapevole non lo sarai mai. L’unica cosa che puoi fare è uscire da questo stato di vittimismo. Ma come? Come mai non basta rendersi conto della situazione? Cosa ti manca veramente? La tua paura di solitudine ti ha sempre portato a gettarti fra le braccia di gente qualunque, amici di convenienza…per cosa? Nulla. Tanta gente, ma nulla. Tanto alcool, ma nulla. Tanta droga, ma nulla. Tanta musica, ma nulla. Tanto cibo, ma nulla. Tanti vestiti, ma nulla. Tanti gioielli, ma nulla. Tanti soldi ma… nulla. Nulla. Nulla. Nulla.

Rifletti.

E’ necessario tutto quello di cui ti circondi? Non hai perso tempo, il tempo sei tu. Tutto quello che fai ha un perché. Le persone che incontri hanno un perché. Incontri delle persone per un motivo. Il tempo sei tu e tu fai quello che senti quando lo senti. Non hai mai perso tempo e se ora pensi il contrario è solo perché finalmente riesci a guardare con occhio esterno dietro di te. E’ arrivato il momento di indirizzare le tue energie su orizzonti diversi. Se senti di fare così, non stai sbagliando. Cos’è del resto sbagliato? Quello che per te potrebbe essere uno sbaglio, magari per qualcun’altro è la soluzione, la cosa più giusta al momento. Siamo tutti diversi. Tu sei tu. Il tuo tempo sei tu. Potresti ricevere il consiglio migliore del mondo e non coglierne il valore perché non è il tuo momento, non è il momento giusto. Ognuno di noi ha il suo momento giusto. Non dire agli altri cosa è giusto per loro. Condividi la tua conoscenza. Dona il tuo amore. E aiuta gli altri a trovare la loro strada. La strada che permette ad ognuno di noi di capire chi siamo e cosa vogliamo. Cosa vogliamo essere. Essere. Esistere e condividerci. Non tenere il tuo sapere per te. Condividilo. Ma non elevarti mai al di sopra di qualcun altro. Mettiti in contatto con gli altri, apri loro la porta che permette di accedere al tuo sapere e falli entrare ed uscire quando vogliono. Starà a loro coglierne il valore quando saranno pronti a farlo, non sta a te deciderlo o pretenderlo. Tu non puoi sapere quand’è il momento giusto per qualcun’altro. Non giudicarli. Aiutali. E aiutati. Accogli il sapere che ti viene donato. Non vederlo come un’imposizione. Proietta tutto su di te e analizzane gli effetti. Segui il flusso delle tue energie, lascia che le tue energie fluiscano verso quelle degli altri e analizzane gli effetti. Se senti di volerlo fare, se ti dona profonda leggerezza, se crea armonia ed equilibrio, fallo. Non importa se non sai cosa fare in quel momento esatto, ma cerca di essere consapevole di ciò che non è bene per te, per la tua essenza. Lo capirai quando meno te lo aspetti e vedrai una luce luminosa. Non aver paura di quella luce, guardala e lasciati accecare. E’ la luce della consapevolezza e del tempo infinito. E’ la luce delle energie e delle sensazioni. E’ la luce che guida tutte le generazioni, quelle che hanno dato alla luce te e quelle che verranno dopo di te. Non sei nato per caso e la tua vita ha un senso. Tutti abbiamo un senso. E nessuno ha senso da solo. Sei nato da questa luce e l’hai allontanata da te. Le condizioni familiari, sociali, storiche, economiche, sentimentali eccetera nel quale hai mosso i tuoi passi, ti hanno portato lontano da questa luce. Tutti siamo stati portati lontani da questa luce. E’ necessario allontanarsi da essa per poi ritrovarla quando sarà il momento giusto. Solo in quel momento ne coglierai la vera essenza. E’ una luce speciale e una volta ritrovata non ti abbandonerà più.

Quando giudichi gli altri, giudichi te stesso. Quando ti elevi rispetto agli altri, ti stai sotterrando. Quando non ascolti gli altri, non ascolti te stesso. Quando fai del male agli altri, fai del male a te stesso. Quando tradisci, tradisci te stesso. Quando dai la colpa a qualcun’altro, colpevolizzi te stesso.

Non farlo. E se lo fai è semplicemente perché il tuo momento giusto deve ancora arrivare. Non ti giudico per questo, ti auguro solo buona fortuna.

Ti voglio bene.

Lo guardate mai il cielo?

Mi colpì una frase che mi disse mio padre anni fà:

“La gente quando esce di casa guarda sempre a terra. Tu hai mai guardato il cielo?”.

Mio padre non è un tipo molto profondo, o meglio, lo è a modo suo. Devi riuscire a captare nei suoi mille&formali discorsi, quel qualcosa che trascende dalla routinaria_amministrazione_paterna. Beh, quella frase fece parte di quel qualcosa ed entrò a far parte di me per sempre.

Voi lo guardate il cielo appena uscite di casa o quando passeggiate per strada? Oppure siete li a fissare orario/sms/facebook sul cellulare o a preoccuparvi di aver sistemato bene scarpe/pantaloni/giubbotto?

Penso che valga la pena acciaccare una cacchetta di cane ogni tanto per ammirare l’infinità del cielo, le sue sfumature, la forma delle sue nuvole, i raggi del sole, la scia di un aereo checcchissàdovestaandando… Penso valga la pena anche lasciarsi irrigare da qualche goccia di pioggia ogni tanto,

personalmente                                                                                                                                 tutto ciò

mi fa sentire                                                                                                                                         libera,

in armonia con me stessa                                                                             e

con il tutto,

il cielo mi parla                                                                                                                                       e io

rispondo.

E da quel giorno in cui mio padre mi fece quella domanda, iniziai a notare delle decorazioni architettoniche delle parti alte dei palazzi della mia città che prima non avevo MAI notato. Com’è possibile che non le abbia mai notate?

Mi meravigliai di quante cose scoprii solo guardando in alto ogni tanto..

 

Le parole non saranno mai all’altezza di un’emozione

Questo articolo nasce dalla necessità di spiegare ai miei lettori l’origine di ciò che scrivo. Mi spiego..

Alcuni affermano che dai miei articoli traspaiono sentimenti di amarezza verso la vita, sfiducia nell’amore e nella fedeltà ed esperienze passate a tratti traumatiche o negative, che mi hanno portata a trattare alcune tematiche e ad esprimermi in un certo modo.

Altri mi hanno chiesto come mai non scrivo articoli sulla bellezza e sulla luminosità della vita, asserendo che anche nei miei articoli “positivi” c’è sempre un velato, per così dire, risentimento verso tutto e tutti.

Ci tengo a specificare che i miei articoli sono un sunto delle mie esperienze di vita, laddove certi aspetti li ho vissuti in maniera diretta mentre altri in maniera indiretta, traendo poi le mie personali conclusioni.

La nostra vita non riguarda mica solo noi. Essa comprende la nostra vita e quella degli altri, e la nostra vita in relazione a quella degli altri. Essa include quello che viviamo e quello che le persone che ci circondano vivono, quello che osserviamo, quello che ci viene raccontato, quello che immaginiamo o che altri immaginano, quello che temiamo, quello che proviamo ecc… Sulla base di tutto ciò io elaboro e scrivo.

Non sono il soggetto di tutti i miei articoli.

Spesso sono solo un’acuta osservatrice che trae le sue conclusioni.

Spesso sono solo l’ascoltatrice e/o la consigliera in situazioni vissute da terzi, e l’articolo che ne viene fuori non è altro che la trascrizione di un dialogo, di una discussione o di un litigio.

Spesso non sono il soggetto dei miei articoli ma lo sono stata, nel senso che analizzo certi aspetti della vita che io stessa ho vissuto in passato o “critico” una tipologia di persona a cui io stessa sono appartenuta, ma a cui ora non appartengo più. Nella vita si matura o si cambia semplicemente, e con occhio esterno e “imparziale” è più facile analizzare i fatti. Del resto non potrei mai parlare approfonditamente di certi aspetti, se non li avessi più o meno direttamente sperimentati anch’io in precedenza.

Per quanto riguarda la “assenza” di articoli che proclamino la rosea e incontaminata straordinarietà della vita voglio dire due parole.

Le cose belle non sono cose. Le cose belle sono emozioni. E le emozioni non sono parole. Sono emozioni appunto. Vanno vissute, non dette o scritte. Le parole non saranno mai all’altezza di un’emozione. Anzi, esse rischierebbero di svilirne la bellezza e la spontaneità. L’emozione si incanala nei nostri cuori attraverso uno sguardo, un tramonto, una carezza, una soddisfazione, un’intesa, un abbraccio, una goccia di pioggia sul viso, un’arcobaleno…(potrei continuare all’infinito)….ma non attraverso un articolo.

Non fraintendetemi, ci sono articoli o libri che riescono a trasmettere emozioni uniche, ma, a mio parere, quell’emozione non avrà mai l’essenza originale dell’emozione che ha portato Tizio o Caio a “scriverla”.

Ho fiducia nella vita e nell’amore, forse è la fiducia nelle persone che un po’ manca…ma questo non è pessimismo o scetticismo. Analizzo semplicemente la vita (nel senso che dicevo prima, cioè includente la mia e quella di altri). E accetto ogni sorta di disaccordo o critica riguardo le mie analisi, ma non andate troppo oltre l’articolo.

Oltre l’articolo ci sono io, e io sono tutto un altro e lungo articolo da scrivere…ehm, ops…da vivere 🙂

L’amante non ha colpe.

Premessa:
1. Per comodità mi rivolgo ad un lettore femminile, ma il tutto è rivolto, ribaltando la visuale, anche al pubblico maschile.
2. Quando parlo di “cornuta” mi riferisco ad una conoscente o ad una estranea, ma mai ad un’amica.
3. Non ci sono figli di mezzo.

Ognuna di voi, almeno una volta nella vita, si sarà trovata nella condizione di aver desiderato l’uomo d’altre e/o di essere stata desiderata da questo. Qualcuna di voi si sarà fermata al sol pensiero (amante utopico), altre avranno inviato delle frecciatine (amante potenziale), qualcuna invece avrà tentato il corteggiamento e poi rinunciato all’idea (amante risentito), e altre ancora avranno partecipato completamente al tradimento (amante effettivo). A prescindere dalla categoria di “amante” a cui ciascuna di voi è mai appartenuta, nella vostra testolina saranno sicuramente balenate domande/riflessioni del tipo:

“ci provo nonostante sia fidanzato?”,”e se la moglie mi scoprisse?”, “è giusto che faccia soffrire la sua ragazza anche se non lo merita?”, “e se non mi amerà mai come ama lei?”, “ma se la tradisce allora non la ama”, “se è un tipo che tradisce chi mi dice che non lo farà anche con me?”, “non voglio fare la sfascia-famiglie”, “non lo farei mai perché non vorrei mai che qualcuno lo facesse a me”, “e se rovino la mia reputazione?” ecc..

La questione è più semplice di quello che pensate.

Il problema non è di certo “non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te“..questo è uno degli insegnamenti più ipocriti. Io lo riformulerei così: “non fare agli altri ciò che non faresti mai in generale, a prescindere da te stesso“; altrimenti ti ritroveresti a non fare qualcosa solo perché non vorresti che la facessero a te e non di certo perché senti veramente di non volerla fare. E’ un po’ come fare un regalo per Natale solo con l’aspettativa di riceverlo a tua volta (o non farlo solo perché non lo hai prima ricevuto). Quindi, evita di farti paranoie sul perché o per come, o se potresti o non potresti essere l’amante di quella persona, perché se non avessi voluto esserlo non saresti neanche mai arrivata a farti tutte queste domande. Qui si tratta solo di te stessa. L’unica domanda che devi farti è “voglio davvero essere l’amante di qualcuno?”. Se la risposta è sì allora fallo. E non sentirti in colpa per la potenziale cornuta, perché la colpa non è tua. Fidati che se ti rifiuterai di essere la sua amante, lui ne troverà un’altra subito dopo di te. La potenziale cornuta è già segnata a diventare cornuta se si ritrova al proprio fianco un finto fidanzato che prova un finto amore e che regala finti fiori a San Valentino. Anzi, forse all’inizio ti sentirai un po’ in colpa ma dopo realizzerai di aver fatto un’opera di bene perché sfascerai una finta “famiglia”, che non avrebbe senso di esistere in quanto finta, e se la cornuta avrà un briciolo di cervello, le aprirai gli occhi…prima che sia troppo tardi per lei. E se avrà anche un briciolo di buon senso, ti ringrazierà. Se invece sarà solo una povera e stupida cieca, se la prenderà con te, ti offenderà in ogni maniera possibile, infangherà la tua reputazione, riverserà in te sensi di colpa dando a te appunto la colpa di tutto…lascerà per finta il finto fidanzato (che agli occhi di lei è dopotutto un tenero ma debole batuffolino senza colpe) per poi tornare ad essere felicemente cornuta. Una vera cornuta in un mare di finzione.

L’amante non ha colpe…

…se non quella di non amarsi abbastanza da non essere l’amante di nessuno.

Ve lo siete mai chiesto? Io sì.

Vi siete mai chiesti chi ha inventato questa o quella parola? Io sì.

Vi siete mai chiesti perché proprio quella parola? Io sì.

Vi siete mai chiesti se vi sarà mai concesso di cambiare il significato di una parola o di inventarne una nuova? Io sì.

Vi siete mai chiesti cosa succederebbe se il vero significato delle parole fosse tutto l’opposto di quello che è? Io sì.

Vi siete mai chiesti come sarebbe un mondo senza parole? Io sì.

Vi siete mai chiesti perché mai dei tizi qualunque abbiano avuto il diritto di scrivere un dizionario? Io sì.

Vi siete mai chiesti se le spiegazioni di un dizionario siano totalmente esatte? Io sì.

Vi siete mai chiesti cosa vi manca per essere all’altezza di scrivere un dizionario? Io sì.

Vi siete mai chiesti per quale motivo dobbiate credere ad un dizionario? Io sì.

Vi siete mai chiesti cosa abbiano di diverso un dizionario ed una bibbia? Io sì.

Vi siete mai chiesti se la bibbia sia falsa tanto quanto la sua definizione in un dizionario? Io sì.

Vi siete mai chiesti se il vostro insegnante di italiano se lo sia mai chiesto? Io sì.

Vi siete mai chiesti se il vostro prete se lo sia mai chiesto? Io sì.

VI siete mai chiesti se i vostri genitori che vi portano a scuola e in chiesta se lo siano mai chiesti? Io sì.

Vi siete mai chiesti se un animale privo di parola se lo sia mai chiesto? Io sì.

Vi siete mai chiesti cosa penserebbe un cagnolino del dizionario o della bibbia? Io sì.
Penso che se ne fotterebbe e andrebbe a scodinzolare in un prato!

Vi siete mai chiesti se lo farei anch’io?

Si.

Confini_sconfinati_21/11/11

Semplicemente se stessi.

Essere semplicemente se stessi…beh non è mica così tanto semplice. O meglio, è facile esserlo ma difficile capirlo.

Che poi, essere se stessi è una concezione dinamica, mutevole, adattabile, imprevedibile. Non puoi programmare di essere te stesso, non è una scelta statica e unilaterale. No, è un’esplosione di probabilità. Ed essere se stessi, forse, è proprio lasciarsi andare ad ognuna di queste probabilità.

Essere se stessi non vuol dire essere in un determinato modo, ma non precludersi la possibilità di essere in qualsiasi modo.

Una volta che lo capirete, lo sarete.

Pensate che essere se stessi equivalga  a vestirsi alternativi, avere 10 tatuaggi, mandare a fanculo chi volete quando volete, ubriacarvi a merda tutte le sere, provarci spudoratamente con una ragazza o farvi le lampade a giugno?

Io penso che essere se stessi equivalga a sorridere alla vita senza vergogna. Sorridere agli sconosciuti per strada. Sorridere ad un cagnolino scodinzolante. Sorridere ad un fiore baciato dal sole. Sorridere davanti allo specchio. Sorridersi.

E qualsiasi cosa facciate, qualsiasi cosa indossiate, qualsiasi cosa sembriate…sarà il vostro sorriso a parlare. Non di certo il sorriso che stampate a comando nelle foto. No. Ma il sorriso della vostra anima. Un’anima senza paura di sbagliare, di essere giudicata. Un’anima senza paura di soffrire e senza paura di essere felice.

Avete così paura di essere felici.

In un mare di noia_Negrita

“Che fatica nuotare in un mare di noia”

La fatica non è dettata dalla mancanza di forze,
Ma dallo sdegno provato di fronte ad una noia
Che viene imposta dalla realtà in cui viviamo…

Un mare di noia…

Un mare inquinato entro il quale tutti nuotano allegramente
E non curanti che le loro parole sono altrettanto inquinate…
Inquinate dalla noia.

Loro credono di divertirsi,
Ma provano frivole emozioni la cui influenza è altrettanto effimera da illuderli…
Credono di divertirsi,
Credono di aver sconfitto la noia,
Ma è la noia che sta giocando con loro senza che neanche se ne accorgano…

Chi ha guardato in faccia la noia,
Chi ne ha compreso il vero significato,
Fa fatica a nuotare in un mare di persone noiose,
Che fanno cose noiose
E che lasciano un senso di amarezza
Per il semplice fatto che esistano…

23.09.2011_Nuvole

L’espressione “sto fra le nuvole” può significare tante cose.

Cos’è una nuvola?

Una nuvola, quella massa aeriforme che aleggia nell’aria…sappiamo che se ne sta lì, nella leggerezza dei suoi pensieri, non curante di nulla e di nessuno.

Quando è triste, piove.

Quando è furiosa, diluvia, tuona…

Quando è contenta SCOMPARE, poiché la nuvola quando è contenta si proietta in un altro mondo, dove la sua presenza in cielo è ben accetta poiché noi umani siamo contenti quando lei non c’è. Quando il cielo è limpido, il sole splende e non c’è una fottutissima nuvola in cielo.

Quando dico che mi sento fra le nuvole vuol dire che non sono in questo fottutissimo mondo.

Quando sono contenta perché il cielo è sereno e tutto sembra andare bene, so che in realtà quella è una contentezza effimera, di quelle che svaniscono quando una nuvola piange…

Quando una nuvola piange tutti sono tristi.

Quando una nuvola è contenta tutti sono contenti.

Una piccola percentuale è contenta quando una nuvola piange.. Come si può essere contenti quando una nuvola piange? Se sei contento è solo perché sai di non essere l’unico a piangere in quel momento…

Essere fra le nuvole può voler dire essere in un altro mondo, contenti e spensierati. Oppure essere fra le nuvole in questo mondo, con loro in cielo, a piangere oscurando il sole…

Mi vorrei soffermare sul termine “spensieratezza”:

Essere spensierati non vuol dire non pensare, non vuol dire essere non curanti di tutto e di tutti. Bensì il contrario, essere spensierati vuol dire essere in armonia con il tutto. E per essere in armonia con il tutto, bisogna prima di tutto vivere in armonia con se stessi.

E’ come se vivessi con la mente nel tuo mondo e con il corpo in questo, e tutto ti scivolasse addosso. Senti che il tuo corpo non ha consistenza, proprio come una nuvola.

Si, ora mi sento come una nuvola contenta che vive nel suo mondo, con la differenza che quando piangerò gli uomini non saranno tristi perché io non oscurerò il cielo, ma sarò fra di loro.

Bene, questo non succederà proprio perché quando riesci a cogliere la vera essenza della spensieratezza anche i momenti tristi sono felici, perché ti aiutano a captare ancora di più il vero significato delle cose.

E la condizione ideale nella quale potresti trovarti è scovare un’altra nuvola tra tanti uomini…

In medio stat virtus.

In medio stat virtus dicevano i latini.

La virtù sta nel mezzo.

Essere estremisti e radicali è molto più semplice dello stare in mezzo.

Stare in mezzo comporta equilibrio, ponderazione, scelta, selezione. Selezionare dai due estremi il meglio e farli convivere.

Beh..non è affatto facile.

Se la persona di cui siete innamorati vi dicesse che anch’essa è innamorata di voi, sareste felici? Beh credo di si.

E se vi dicesse di aspettarla per un tempo indeterminato durante il quale questo amore non svanirà, l’aspettereste continuando a coltivare la felicità del vostro amore?

In questo caso le scelte estreme sono due:
1. Depennare questa persona dalla propria vita.
2. Raggiungerla immediatamente ovunque essa sia.

La via di mezzo invece è questa:
Essere felici dell’amore che vi lega a quella persona e aver fiducia in quest’amore anche se vi è temporaneamente assenza di contatto fisico. Aver pazienza e fiducia, in se stessi e nell’altro.

La distanza fa paura.

E fingiamo di sconfiggere questa paura schierandoci da un estremo o dall’altro. Ma è da codardi. Insicuri. Deboli. Impauriti.

Siamo circondati da gente che ha paura. Paura di esporsi, paura di dire la propria, paura di sentirsi liberi, paura del giudizio degli altri, paura di fare esperienze nuove, paura del buio, degli insetti, dell’uomo nero, paura dell’ignoto, paura della morte.

Paura della distanza.

La società ci nutre di paura e il risultato è il manipolo di teste di cazzo che ci circonda.

La distanza è una paura stupida. Se abbiamo paura della distanza è perché non siamo sicuri di noi stessi. La paura viene dall’incertezza. Non dobbiamo pensare troppo, temere o essere dubbiosi. La paura si vince con le certezze. Se siete sicuri di amare quella persona e se siete sicuri che questo amore è corrisposto, allora perché avere paura?  Se questa persona ha significato e significa molto per voi e se siete sicuri che vi rimarrà sempre dentro…dovete aver paura di ciò oppure esserne strafottutamente felici?

Siate felici e non abbiate paura.

Le debolezze non sono innate. Le creiamo noi o si creano automaticamente in noi senza che ce ne accorgiamo. Ma così come sono entrate possono andarsene a fare in culo. Bisogna solo lavorarci su.

Il passato influisce molto sul nostro giudizio e sul modo in cui interpretiamo le cose. Le pregresse esperienze si riaffacciano sempre a rompere i coglioni.

E non dobbiamo aver paura del futuro. Il fatto che esso sia incerto dovrebbe renderci felice. Se i vostri prossimi 50 anni fossero già scritti credo che vi suicidereste domani.

La distanza spaventa, ma l’energia che lega due persone non conosce chilometri, non conosce aerei, treni o macchine. Non conosce né spazio né tempo. Esiste ed esisterà sempre. Quando non c’è è solo perché non è stata ancora scoperta, ma nel momento in cui viene fatta luce su di essa, brillerà di vita per sempre.

E non fatevi ingannare da tutti questi amori moderni che nascono e svaniscono nel nulla, perché di energetico non hanno un bel niente.

Dobbiamo vincere le nostre paure per permettere a questa energia di vibrare verso nuovi orizzonti, senza freni.

Se pensate di aver paura, avrete paura.

Se avete paura le cose andranno male.

Se pensate di non trovare lavoro, non troverete lavoro.

Se pensate di perdere la persona che amate, allora la perderete.

Chi ha paura fallisce in tutto perché fallisce con se stesso in primis.

Il segreto è lavorare su se stessi. Non abbandonarsi alla rabbia e alla paura. Essere forti e sicuri affinché tutto ruoti intorno a noi come fossimo un sole! 🙂

La vostra energia vale più di mille parole.

Conosci te stesso e conoscerai il mondo. Si, il mondo. Persone, animali, piante. Vibrazioni, sensazioni, energie. Passiamo la vita a cercare noi stessi al di fuori, negli altri, nel lavoro, nelle aspettative. Passiamo la vita a cercare l’anima gemella o l’amico del cuore senza prima aver conosciuto noi stessi. L’anima gemella non esiste se non conosciamo la nostra anima. E l’amico del cuore non esiste se non conosciamo il nostro cuore. Conosciti e ti conosceranno. Amati e ti ameranno. Apprezzati e ti apprezzeranno. Non tutti.. Sei tu che con l’energia che emani selezioni le persone che ti circondano, che ti conoscono, che ti amano o che ti apprezzano. Non lamentarti se chi ti circonda non ti piace, non ti ama o non ti apprezza come vorresti, e non dare la colpa della tua insoddisfazione a qualcosa o qualcun’altro. Perché se succede è solo perché TU non sai chi sei e cosa vuoi. La vita che tu dici essere difficile, il mondo che tu dici essere ingiusto, la città che tu dici essere piccola, triste e limitata, è piena di persone speciali. Si, quelle persone speciali che tu cerchi da tempo e che piangi nel non trovare. Il mondo ne è pieno e tu nel mentre cosa fai? Passi tempo a lamentarti di non averle ancora conosciute senza accorgerti che passano davanti alle tue lacrime. Cerca te stesso e loro arriveranno di conseguenza. Se rincorri loro perdendo per strada te stesso, ti ritroverai affannato e solo. E non capirai dove hai sbagliato perché impiegherai tutte le tue energie nell’arrabbiarti di esserti impegnato,di aver corso tanto per ottenere quello che volevi e senza risultato. Fermati un attimo, non correre a vuoto, è uno spreco di energie che potresti indirizzare diversamente. Non ti accorgi che corri stando fermo sul posto? Fermati un attimo. Dai voce al tuo corpo, alla tua mente, al tuo cuore..e chiudi quella cavolo di bocca. Smettila di lamentarti o di trovare scuse. Non sei il prescelto degli sfigati. Non hai ricevuto l’handicap inguaribile dell’infelicità. Non vi è malattia peggiore di quella che ci creiamo noi. Il tuo corpo vibra energie che tu sottovaluti. Ti affidi al destino. Chiami la positività fortuna e la negatività sfortuna. Confondi un indizio con il caso e un effetto con una coincidenza. Destino? Fortuna? Sfortuna? Caso? Coincidenza? Puttanate. Senza dubbio l’ambiente in cui viviamo (famiglia, amici, scuola, lavoro, società) non è trascurabile. Ma più che vedere questo ambiente come qualcosa che ci influenza, io lo vedrei piuttosto come qualcosa che ci mette alla prova. Uno stimolo per la fuoriuscita della nostra energia. Se la nostra energia è negativa, inevitabilmente seminiamo negatività intorno a noi. Il contrario se essa è positiva. L’energia non è qualcosa che si trasmette volontariamente o parlando per ore, ma si emana e si percepisce senza alcun controllo. Accade. Si verifica. E sentirne il flusso è magico. Un nuovo battesimo in una realtà meccanica e apatica. L’energia non ha bisogno di parole e io ne ho già usate fin troppe. Ci vediamo al vostro battesimo, ciao.

Non si ama per beneficenza né per desiderio di essere ricambiati.

Cosa significa dare un bacio? Una sensazione? Un vuoto? Un desiderio? Cosa significa essere una pianta che deve essere annaffiata? Dipendere dall’acqua? Quale acqua? L’amore? E se una persona vi da tutto questo e vi dimostra in ogni modo che non vi abbandonerà mai, che sarà al vostro fianco, che vi darà libertà infinita e a voi non bastasse e dopo poco ne vorrete ancora, cosa significa?

Capiterà ancora che una persona vi faccia sentire importanti e desiderati, ma davvero ricambierete sempre e all’infinito ogni persona che dimostrerà interesse per voi? Cos’è l’amore a questo punto? 
Perché avete questo desiderio dentro di attenzione continua? Di amore senza fine? Di presenza? Di conferme? Perché vi sentite in diritto di ricevere amore da tutti? Cosa pensereste se la persona che amate si lasciasse amare da altre persone?

Forse dentro di voi vi sentite in diritto di dover accettare tutto l’amore che vi viene dato perché è il “premio” dell’amore che voi avete sempre dato o semplicemente provato… Non dovete sentirvi in colpa se baciate una persona che non è quella che avete detto di amare, dovete semplicemente chiedervi perché l’avete fatto. Siete liberissimi di darvi a chi volete ma se lo fate senza amore, poi inevitabilmente state male..e dopo il primo sbaglio, inizia una catena di sbagli..e domande, dubbi…

Bisogna seguire le proprie sensazioni. Ma se pensate anche ad un solo minimo motivo che vi bloccherebbe dal fare quella cosa, allora non vale la pena farla.. Di sicuro quel motivo vi ossessionerà dopo…Si tratta solo di maturare la capacità di seguire le proprie sensazioni e di riconoscere quali non potete assolutamente ignorare, evitare o rimandare.. Fate tutto quello che le vostre sensazioni vi dicono di fare.. Uno sbaglio è quello di vedere amore e dare amore a prescindere, illudendovi che la persona davanti a voi possa essere trasformata dal vostro amore…

Cosa volete dirgli? Cosa volete dimostrargli? Come vorrete o potrete ricambiare lo stesso amore? Ricambiate l’amore di chi vi ama e vi considera speciali, ma solo se amate anche voi. Ed amate e fate sentire speciale qualcuno a prescindere se questo ricambia o meno.  Non ricambiate incondizionatamente. Non cercate di tenervi strette e vicine le persone che vi considerano speciali. Non cercate di conquistare il loro amore futilmente invece che con gesti importanti. Sicuramente alcune persone vi ritengono speciali e importanti per loro, ma di fondo, il perché qual è? Che cosa avete trasmesso loro? E, soprattutto, loro cosa vi trasmettono?

E’ sempre tutto bello all’inizio. Amore da favola…. Ma cosa volete dalla vita? Tanti amori da favola? Un solo amore, ma che sia amore? Cos’è l’amore? Che sentimento è? Lo mettete in tasca come se poteste farlo riuscire a comando? Perché vorreste che una persona vi abbia sempre in testa, sempre nel cuore e pensi sempre e solo ed esclusivamente a voi? Perché pretendete ciò? Perché vi legate alle persone come se aveste paura che si dimentichino di voi da un momento all’altro? Avete bisogno di uscire da voi stessi.

Siete maturi? Matura di cosa? Maturi dove? Fino a che punto? E’ la vostra parte bambina che esce fuori quando avete a che fare con l’amore. Una maschera. Come guarire? La risposta ce l’avete sicuramente a portata di mano, ma la vostra mente boicotta la purezza della vostra anima.

Dovete fermarvi, dovete capire. Dovete capire che l’amore esiste, ma che va conosciuto. Gridate! Lasciate il vostro corpo. Uscite da tutto e osservate la vostra anima. Di che colore è? Dove sono i vostri buchi? I vostri nodi? Potete trovare la coerenza del vostro essere? Potete capire di cosa avete bisogno?

Rivendicate la libertà ma in realtà non la vorreste. Non volete essere liberi di amare e riceve amore da tutte le mani sicure che ve l’offrirebbero. Non potete pensare di amare più persone. Non è cosi che funziona l’amore, vero? La libertà vi allontana dal centro. Sbilancia il vostro ‘equilibrio’. Perché dovreste essere liberi? Cosa ricerchereste in altri amori che una sola persona non vi darebbe? Potete amare totalmente una persona e amare degli altri sette miliardi di persone nel mondo la parte migliore? Lo volete?

Ci sono vari modi di amare e di dimostrare e condividere il proprio amore.  Avere la libertà di amare però richiede buon senso e responsabilità. E’ facile lasciar gestire le proprie emozioni agli altri, ma nel momento in cui una persona che amate vi rende liberi di gestire le vostre emozioni e di indirizzarle verso chi volete, entrate in crisi. La prigione amorosa in fondo vi da sicurezza..

Se vi state chiedendo se amare è una responsabilità la risposta è no. La libertà è una responsabilità. Nel momento in cui rivendicate la vostra libertà, dovete prendere nel pacchetto anche tutte le responsabilità e i rischi che essa comporta. Vi state chiedendo cos’è la libertà? E’ la possibilità di gestirsi. Il problema è: verso dove? Siete in grado di gestirvi o preferite essere gestiti? E’ facile incolpare qualcuno di avervi gestito in modo sbagliato, ma siete in grado di prendere le redini di voi stessi e incolparvi? Incolparvi qualora facciate un uso sbagliato della vostra libertà?

Forse non saprete mai cos’è l’amore. Forse non esiste l’amore. Forse esiste in mille forme diverse. Vi chiedete se quando è reciproca la stima e il piacere di una persona verso l’altra è una forma di amore? O l’amore è altro? E’ sicuramente una forma di amore. Ma l’amore in sé per sé non esiste, non è definibile. Così come non è definibile nulla, né la libertà, né la morale, niente, panta rei.

Notate però che può causare molto dolore l’amare in questo modo tante persone. Ma ad ogni cosa corrisponde un suo contrario. Contemporaneo, precedente o successivo che sia. Non esisterà mai amore senza dolore, né dolore senza amore. Non esiste trasgressione senza limiti, né erotismo senza divieti, né niente senza tutto. Anche la natura ha le sue misure e i suoi limiti ma sono limiti nati per essere superati, non eliminati ma valicati, per poi tornare indietro e ripercorrere l’adrenalina di quel momento altre mille volte.

Tutto è possibile. Niente è scontato. Tutto è relativo. Tutti possono amarvi e voi potete amare tutti. Accettate tutto, anche il dolore.

Confine tra amore platonico e amore fisico? Non esiste.

Se amate una persona e poi il giorno dopo ne amate anche un’altra, la persona che vi ama non deve pensare che quell’amore che voi gli avete dato non ha nessun valore. Assolutamente no. Bisogna dare la conoscenza a ogni persona che amiamo di quale tipo di amore gli stiamo dando. E qui entra in gioco una domanda: preferite rivelarvi o essere scoperti? Spesso volete che vi mettano dei freni così non dovete fare grandi scelte, perché in fondo è come se avesse deciso già qualcun altro per voi. Così non dovete mettervi alla prova, facile no?

Se una cosa vi viene spontaneo farla, la dovete fare.

E non vuol dire nulla il dover dare amore a prescindere. Non dovete aver paura di far soffrire. Né di dover dare amore per curare le sofferenze altrui. Decidiamo noi se soffrire o meno. E nessun altro. Decidiamo noi se lasciarci ingannare o no, e nessun altro. Non date la colpa a nessuno per la vostra sofferenza. Voi siete padroni di voi stessi. Se una persona vi fa soffrire è solo perché voi glielo permettete. E se una persona soffre a “causa” vostra è solo perché lei ve lo permette.

Non entrate in un circolo senza fine. Basta farsi domande inutili. Cercate dentro di voi le risposte e soprattutto, per un attimo, pensate solo a voi stessi. Se non aiutate voi stessi, se non capite voi stessi, non potrete fare molto per gli altri. E, soprattutto, non date amore perché vorreste riceverne voi, non cercate la carezza di nessuno se non gli viene dal cuore e non date carezze a nessuno se non vi vengono dal cuore. A costo di soffrire o sentirvi soli. Non pensate a quello che dovrebbero avere tutti, pensate a quello che meritano gli altri da voi e soprattutto a quello sentite voi di voler fare e dare. Un’azione non spontanea è un’azione non buona.
Anzi è un’azione malefica. Per voi. Per tutti.

Amate voi stessi. Non è egoismo. E’ la base di tutto.

Non sono cinica. Amo.

“Sei una persona cinica. Critichi senza aver mai provato. Sei invidiosa di chi ha trovato quello che tu non hai ancora vissuto. In realtà devi ancora incontrare la persona giusta, quella che ti fa sbattere la testa e ti fa credere nell’amore, nel fidanzamento, nel matrimonio, nella famiglia, nella vita. Smettila di vedere tutto nero intorno a te. Smettila di criticare tutto e tutti. Smettila di non essere felice della felicità altrui. Smettila di vedere il lato negativo delle cose. Smettila di sentirti in diritto di giudicare e consigliare. Smettila di fuggire dall’amore.”

Che dire…non è mai facile trovare le parole giuste, non perché non ve ne siano, ma perché ogni mente è diversa e recepisce in una maniera tutta sua.. Servirebbero tante parole diversamente adatte..

Partirei dicendo che io amo.

Non ho mai amato così tanto in tutta la mia vita. Amo ogni atomo che agita amore in ogni cosa.

Amo ciò che i più non vedono. Amo ciò che i più calpestano. Amo ciò che i più sottovalutano, sminuiscono o danno per scontato. Amo ciò che i più fingono di amare o si illudono di amare. Ed amo me stessa più di quanto chiunque altro possa amarmi.

Non potrei mai essere cinica, perché io amo.

Amo anche te che stai leggendo questo articolo, perché amo tutto ciò che ti ha portato a leggerlo. E ti amerò ancora di più se finirai di leggerlo. E non potrò non amarti se aprirai la tua mente e il tuo cuore e condividerai con me i tuoi orizzonti.

Non bisogna aver sofferto tanto nella vita per essere in grado di riconoscere l’assenza di amore che circonda i più oggi.

Non serve aver avuto un’incredibile delusione amorosa o una situazione disastrosa in famiglia per realizzare che le parole ‘fidanzamento’ e ‘matrimonio’ sono parole vuote e superflue.

Non serve essere stati amati davvero per amare davvero.

Non ama chi ama tutto, ama chi ama con gli occhi del cuore, della mente e dell’anima.

Amore è dare senza preteste, senza aspettative, senza certezze, senza promesse, senza patti, senza convenzioni, senza formalità, senza limiti.

Amore è anche prendere. Prendere ciò che la vita ci offre. Che ognuno ci offre. Prendere tutto e goderne finché corpo e mente ce lo permettono. Goderne e assaporarne l’essenza fino allo stremo. Goderne senza dare nulla per scontato e senza pretendere di avere di più. Amore è godere.

Amore è amare se stessi e amare tutto ciò che ci fa stare meglio.

Amore è libertà. Libertà di amare a prescindere. Libertà di amare a prescindere da quello che è successo o succederà.

Amare, amare in quel momento. In quel momento amare tutto: quella persona, quella situazione, quelle sensazioni..senza dover dare un nome a tutto ciò.

Amore è una frase che ti descrive. Amore è una risposta che speravi. Amore è pensare quello che l’altro dice. Amore è dire quello che l’altro pensa. Amore è pensare insieme.

Amore è non pensare all’altro semplicemente come ‘altro sesso’ e/o ‘fidanzato/a’. L’altro è l’altro. Che sia un genitore, un amico, un’amica, un nonno, uno sconosciuto, noi stessi. Non importa. Perché amore è condivisione. Condivisione con tutto e con tutti, andando al di là delle futili dicotomie “uomo-donna” , “marito-moglie”, “fidanzato-fidanzata”.

Puoi amare un amico più di quanto tu possa immaginare. Puoi amarlo dal profondo del tuo cuore senza fisicità, senza penetrazione, senza definizioni.

Amore è saper stare da soli. E’ saper stare insieme. E’ saper stare da soli insieme.

E l’amore che ho dentro irradia felicità dentro di me e attraverso di me. Chiamatele critiche o giudizi, come preferite. Vorrei solo che tutti voi amaste come amo io. E se fossi così cinica, non ci spererei affatto.

Cos’è il FIDANZAMENTO?

Ho smesso di fidanzarmi da tempo.

In realtà non sono mai stata veramente fidanzata.

Ora vi spiego perché.

Solitamente ci si fidanza perché si è innamorati. E fin qui potremmo sembrare tutti d’accordo.

Ovviamente è una mera illusione. Del resto non è mai successo che tutti fossero d’accordo su qualcosa, neanche sulla morte.

Inoltre, per quanto possa essere discutibile un sentimento come l’amore, certamente esso non ha nulla a che vedere con ciò che viene definito ‘fidanzamento’ in quanto ritengo che sia impossibile amare una ed una sola persona, che sia per un istante o per sempre. Del resto per amare bisogna amarsi quindi si ama sempre un minimo di due persone alla volta.

Nel momento in cui io amo qualcuno, io amo qualcuno. Basta. Stop.

Fidanzamento?

Ma cos’è?

Per farvi capire cosa sta farfugliando la mia testolina ora vi stilo un breve elenco di modi in cui io definirei IL FIDANZAMENTO:

  • ILLUSORIO CONTRATTO DI PROPRIETA’. Tentativo di legare, incollare e condannare al proprio fianco per sempre la persona che si ‘ama’;
  • PAURA DELLA SOLITUDINE. Disperata ricerca di una certezza, quella di non essere mai soli;
  • MANCANZA DI AMOR PROPRIO. Necessità di definire se stessi all’interno di un rapporto ‘ufficiale’;
  • MOTIVO DI VANTO. Tentativo di accrescere l’autostima attraverso gli occhi degli altri;
  • BOTTE PIENA E MOGLIE UBRIACA. Sicurezza di essere amati da qualcuno e poter fare sesso con qualcun’altro;
  • QUALCUNO CHE TI ASPETTA SEMPRE. Bisogno di sapere che c’è qualcuno che è lì per te quando torni dal lavoro, dall’università o dalla scappatella di turno;
  • SENTIRSI IMPORTANTI PER QUALCUNO. Necessità di ricevere da un’altra persona quell’importanza che non si è capaci di dare a se stessi;
  • SENTIRSI UTILI. Sopperire la mancanza di autostima con il sentirsi utile per qualcun’altro;
  • IPOCRISIA. Ipocrita auto-convinzione di aver bisogno solo di quella persona;
  • ILLUSIONE. Illudere se stessi e l’altra persona di essere nati per stare insieme;
  • PROMOTORE DI CONSUMISMO. Spendere soldi a Natale, San Valentino, mesiversario, anniversario, filmiversario, baciversario, primavoltaversario…
  • FINE DELLA DIETA. Traguardo ambito da una perenne dieta conquistatrice;
  • FINZIONE. Mera finzione di appagata soddisfazione e felicità;
  • SESSO ASSICURATO. Sicurezza di poter fare sesso quando si ha voglia senza dover pagare nessuno o affidarsi a ‘sconosciuti’ o essere giudicati;
  • AFFETTO ASSICURATO. Ricevere sempre affetto, meritato o no che sia;
  • TRADIMENTO ASSICURATO. Volontario incarceramento di se stessi che rende succoso e ambito il tradimento.
  • FORMALITA’.

E così definirei L’AMORE:

  • UNA LUNGA PASSEGGIATA
  • UN BEL SOGNO
  • CAPIRE
  • ESSERE CAPITI
  • LIBERTA’
  • CONDIVISIONE
  • UNA LETTERA
  • UNA CORSA
  • UNA GOCCIA DI SUDORE
  • UN DISEGNO
  • UN GIRO IN MOTO
  • UN INCONTRO
  • UNO SCONTRO
  • UN’OCCHIATA AL CIELO
  • UN CONCERTO
  • UN LIBRO
  • DORMIRE
  • STUDIARE
  • LAVORARE
  • UN SORRISO
  • UN ABBRACCIO
  • UN SENTIMENTO
  • UN VIAGGIO
  • UN FILM
  • UNA CANZONE
  • UN GIRO IN BICI
  • BERE
  • MANGIARE
  • FARE SESSO
  • FARE L’AMORE
  • AMARE
  • VIVERE.

Amare è vivere.

Amare non è fidanzarsi.

E fidanzarsi non è amare.

E non c’è bisogno che vi dica che vivere è un verbo collettivo.

Ama = vivi = ama te stesso e chi Vive con te.

 

Per la traduzione in inglese di questo articolo clicca qui: What does it mean being engaged?

Non voglio saperlo.

Vi è mai capitato che qualcuno si sia sentito in dovere di dirvi cose che non avreste voluto sentirvi dire o di darvi spiegazioni che non avete mai preteso?

Ho trascorso un periodo della mia vita in cui sarei morta al pensiero di non poter sapere certe cose, un periodo in cui mi sarei logorata nel trascorrere le mie giornate senza ricevere certe spiegazioni.

Ma ora…non voglio saperlo.

Se non ti chiedo spiegazioni, non darmele. Non sentirti in dovere di nulla, se io ho bisogno di qualcosa te la chiedo. Evidentemente se non ti chiedo nulla è perché io sto bene cosi.

Ti sconvolge il fatto che io stia così bene? Forse può destabilizzarti il fatto che io stia bene a prescindere da quello che tu muori dalla voglia di dirmi. Forse ti sconvolge il fatto che io starò bene a prescindere da quello che tu mi dirai. Perché so che non resisteresti al mio benessere senza dirmi qualcosa che potrebbe comprometterlo.

Sia ben chiaro, non sono assolutamente contro la libera espressione, che sia un pensiero, una spiegazione o un consiglio. Ma sentiti libero di dire la tua e non di pretendere che sia ciò di cui ho bisogno. Il mio non è un rifiuto verso l’opinione altrui. Il mio è un rifiuto verso l’intromissione altrui. Sentiti pure libero di dare consigli o spiegazioni ma non rimanerci male se essi non mi sfiorano minimamente. E non è di certo perché io non ti ascolti o non ti stimi, ma è semplicemente perché io sto bene così. E nel momento in cui il mio stare bene non nuoce a nessuno, se non per invidia (ma in tal caso il malessere lo genera l’invidia stessa e non io), non vedo motivo per cui tu debba destabilizzarmi.

C’è solo un modo per destabilizzarmi, affascinandomi. Lascia che gli occhi del mio cuore brillino di fronte a tutte le parole che sei libero di dire, a tutte le cose che sei libero di fare e di trasmettermi, e io mi lascerò destabilizzare da te.

Ma se il tuo intento non è quello di affascinarmi ma di demolirmi. Annientarmi. Dar fuoco all’essenza positiva che è in me. Hai sbagliato persona, perché io non voglio saperlo.

Contro le 5 W.

Credo che la lettura sia il porto dove salpa la cultura e approda l’immaginazione. Quando ci si approccia a leggere un brano, un romanzo, un fumetto, uno slogan o chicchessia, ci dev’essere un bilanciamento fra il nostro livello culturale e la nostra vena immaginativa. Nel momento in cui una delle due parti prevale, il messaggio di ciò che leggiamo rischia di  essere percepito in modo errato.

Lo scrittore non è tenuto a dare spiegazioni o superflue delucidazioni sul perché o per come di quello che scrive. Il vero lettore non legge le righe, legge tra le righe. Avere una mentalità aperta e flessibile non vuol dire accettare tutto quello che uno scrittore ci propone. Anzi, vuol dire essere in grado di percepire nel modo giusto qualsiasi messaggio ci viene trasmesso, in modo tale da poterlo criticare se abbiamo opinioni discordanti e/o farne spunto di confronto.

Il lettore medio, chiuso nel suo microcosmo, è vittima del pregiudizio e delle sue certezze. Nel momento in cui si accinge a leggere qualsiasi cosa, non legge tra le righe e a volte non legge neanche le righe. Si scervella soltanto nel cercare di sistemare tutte quelle righe nei suoi schemi mentali prefissati e nel momento in cui non ci riesce, poiché di fronte a concetti troppo metaforici e allusivi, critica. Distrugge. Profetizza il suo verbo, quello del vero conoscitore e demolitore di false realtà. Un lettore medio che spesso rinuncia di leggere un articolo troppo lungo, ma si sente libero di criticare ogni articolo corto per il quale ha deciso di “perdere” il suo tempo. Evidentemente non sa che più un articolo è breve più esso può celare messaggi che spetta al lettore comprendere. Lettore medio che non legge per trovare risposte ma legge per rafforzare le risposte che ha già maturato precedentemente dentro di sé.

E poi, tu scrittore modesto che scrivi con passione e umiltà, sperando solo che il tuo messaggio arrivi nel cuore dei più, ti ritrovi a dover dare spiegazioni dei tuoi scritti a persone che ti rivolgono ogni genere d’infondata accusa. Si, dico infondata perché discordante del tutto con il vero messaggio dello scritto in questione. E ti chiedi se forse hai sbagliato tu a non specificare il per come e il per quando di ogni concetto che hai espresso. Ti chiedi se è colpa tua che il tuo scritto abbia creato fraintendimenti. Ma poi ti fermi un attimo e rifletti: perché mai dovrei scrivere quello che il lettore dovrebbe capire da solo? Perché mai dovrei scrivere ciò che vorrei il lettore recepisse da sé nel suo intimo? E poco dopo, senza molti sforzi, trovi la giusta risposta: perché è pigro e bigotto! E in quel momento preferisci che un lettore medio non legga affatto ciò che scrivi perché equivalerebbe a dare perle ai porci.

Perché l’essere umano medio preferisce vedere un film piuttosto che leggere un libro? Perché preferisce vedere il telegiornale piuttosto che leggere un articolo di giornale? Perché preferisce che un fatto gli venga raccontato piuttosto di informarsi di persona a riguardo? Perché è pigro. E di conseguenza anche bigotto. I politici lo sanno. I pubblicitari lo sanno. Non a caso inseriscono slogan laddove il pigro da maggiormente ascolto.

Viviamo in una società dove per farti capire devi mettere i puntini sulle i. Una società in cui si dev’essere coraggiosi nel lasciare intendere, perché ognuno intende ciò che vuole. Una società in cui devi avere fegato di dire la tua e di scriverla, perché ci sarà sempre qualcuno disposto a capirti con il minore sforzo, ergo a non capirti.

Bella faccia a cattivo gioco.

E’ inutile che sei lì e mi guardi con fare circospetto. Se hai qualcosa da dire, parla. Sostanzialmente non mi curo di ciò che ti passa nella testa, ma se volendo o nolendo la vita mi ha posto nella condizione di relazionarmi necessariamente con te, lo faccio. Mi relaziono. Penso. Parlo. Non mi limito a guardarti, a ispezionarti, a giudicarti, ad essere spettatore della tua vita. Interagisco.  Mi esprimo. Dico la mia. E la tua qual è? Con me questo gioco non puoi farlo. Io ti leggo nella mente. Percepisco ogni sintomo di astio o discordanza agitarsi nel tuo tono di voce, nei tuoi occhi o in ogni tuo movimento. E questo mi porta a detestare ogni tuo sorriso o accondiscendenza. Non aspetto altro di avere uno scontro/confronto con te. Ma no. No. Tu non dici la tua, non ti esprimi molto. Sei per il quieto vivere, sei per la pace nel mondo.

Qualcuno tempo fa ha detto che si fa gli scemi per non andare in guerra. Forse parlavano proprio di te. Non tramuti i tuoi pensieri in parole. No, non lo fai perché rischieresti di ritrovarti una guerra che non vuoi o non saresti in grado di affrontare. Una guerra che non è altro che uno scambio reciproco di punti di vista. E la cosa più detestabile di te, non è che tu non abbia un tuo punto di vista. Anzi. Ce l’hai eccome. Ma te lo tieni per te.

Dimmi un po’ una cosa.

Sono veramente curiosa di saperlo. Muoio dalla voglia di sapere come ci si sente nel piacere a tutti. E’ soddisfacente? E’ soddisfacente rinchiudere se stessi in se stessi e mostrare al mondo una faccia di cazzo che non abbaia né morde?  E’ soddisfacente non ricevere mai un vaffanculo da nessuno? Non mi aspetto che tu risponda. Non lo faresti mai. Andresti contro la tua vera natura e i tuoi principi. Ti limiteresti a rispondere sciocchezze del tipo “lascia perdere” o “non vale la pena discuterne” se il coraggio è dalla tua parte, altrimenti mi congederesti con un sorriso od uno smile. Si, uno smile. Vanno più di moda dei sorrisi ultimamente. Chissà forse potresti anche inciampare in un link allusivo da cui traspare una mentalità simile alla tua. E allora si che gioiresti nel poterlo condividere. Non è poi così tanto rischioso esporre se stessi in questo modo no?

Tanto avrai sempre l’amico del cuore con cui dar sfogo alle tue cattiverie più nascoste, un fedele amico che non si opporrà mai a te. Una vita facile non è vero? Chissà forse divulghi solo pace e amore e gioia infinita anche con lui.

In fondo, perché rischiare?

Cos’è in fondo la verginità.

Cos’è in fondo la verginità.

Chiudo gli occhi e sono lì.

Sono lì, sarò di nuovo lì, ma non sarò più lì.

Ero lì, vergine.

Ora sono qui, ma cosa sono?

Se solo lei potesse parlare direbbe “Eri lì, ora sei qui, ma ovunque tu sia, sei tu.”

E aggiungerebbe “Sono solo una delle tante fessure attraverso le quali il tuo ‘io’ si definisce, e potresti definirti con o senza di me. Ovviamente, essendo io la fessura più grande, l’unica che così come divora può generare, ti consiglio di servirti di me. Serviti di me per capire chi sei, ma non per farti dire chi sei. Serviti di me per capire cosa vuoi, ma non per farti dire di cosa hai bisogno. Serviti di me per prendere quello che vuoi, ma non per ricevere quello che vogliono gli altri. Serviti di me per sperimentare cose nuove, ma non per essere oggetto di sperimentazione. Serviti di me per parlare, ma non per pensare. Serviti di me per essere te stessa, per te stessa e con te stessa, ovunque.”

Cos’è in fondo la verginità se non una barriera mentale

scardinata dal piacere di vivere la vita

servendoci di noi.

Com’è nata l’amicizia.

Ebbene si, forse voi non lo sapevate ma l’amicizia è nata nel 1871. Tristi e soli erano i giovani prima di allora. Un’aria di solitudine e monotonia aleggiava per le vie del borgo, attraversava le finestre delle tristi case di campagna, riecheggiava nei calici vuoti di birra ammucchiati sul bancone di un bar. Cupa era l’atmosfera, le persone erano chiuse in se stesse e non comunicavano fra di loro, evitavano di incrociare gli sguardi delle altre persone lungo la strada, nessuno sorrideva. Tutto era nero, finché nel 1871 un certo non so come si chiama dimostrò il funzionamento del suo apparecchio che chiamò telettrofono. Anche se il primato per aver inventato l’amicizia sembra spettare però ad un sapevo come si chiama ma ora non più che riuscì a realizzare un apparecchio elettrico in grado di comunicare a distanza già negli anni cinquanta dell’Ottocento. E nel 1800equalcosa un amico di non so come si chiama presentò una macchina per la trasmissione elettronica di suoni musicali tramite una barretta vibrante sotto l’influenza di un campo elettromagnetico.

Questo dispositivo non era comunque in grado di trasmettere la voce, ma solo suoni. Allora tutti continuavano ad essere tristi. Tutti vivevano nella disperazione, logorandosi per l’impossibilità di comunicare con l’amico della porta accanto. Tutto finchè non fu inventata, da una superfemminna XXY, la cornetta. Essa nacque quando XXY ebbe l’idea di legare un microfono e un ricevitore ad un bastoncino, in modo da poter avere una mano libera, per masturbarsi, e l’altra finalmente per comunicare. E fu cosi che tutti coloro che vagavano tristi per i prati, che svuotavano tristi calici di birra al bar del paese, che erano costretti a confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, fu cosi che tutti loro iniziarono ad essere felici. Si, non vi era nulla di più felice e gratificante che amoreggiare con una cornetta. Finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo amico di giochi per dirgli che gli volevi bene, finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo amico di tazze per dirgli che la birra era buona, finalmente un dispositivo che ti permetteva di trasmettere la tua voce. Non lo sapevate che sulla lingua ci sono dei microchip installati al momento della nascita per permettere la trasmissione vocale? Senza di quelli non potremmo mai comunicare, ecco perché l’amicizia nacque solo a cavallo fra il 1800 e il 1900, quando furono annessi all’incompleta natura umana dispositivi ausiliari per un miglioramento delle condizioni di vita.

C’è da dire che era però un’amicizia incompleta. Le giornate erano meno uggiose, i cuori meno oppressi…ma nel profondo degli animi mancava ancora qualcosa.. Ecco cosa, la vista! Cosa può essere un’amicizia senza la vista? La vista nacque nella seconda metà del novecento. Quando lo scienziato X in collaborazione con il tecnologo Y elaborarono microscopici dispositivi elettromagnetici da applicare sul nervo ottico che avrebbero permesso il riscontro visivo di un’immagine trasmessa in un monitor. La felicità dilagante nell’aver acquisito questo senso vitale portò a un sentimento di amicizia dirompente e ad un amore spassionato verso il proprio monitor di fiducia.

C’era solo un piccolo inconveniente: i microscopici dispositivi elettromagnetici riproducevano solo immagini in bianco e nero. Fiumi di amicizia bicolore dovettero scorrere sotto i ponti prima di poter finalmente riconoscere il colore di un prato, o di una birra, o degli occhi di un amico. Una proporzione direttamente proporzionale: monitor : monitor = monitor : monitor. Una proporzione impeccabile il cui stratosferico risultato fu la vera amicizia. Tutto procedeva per il migliore dei modi, tutto procedeva superstrabenissimo, amicizia di qua, amicizia di la, monitor di qua monitor di la… Finalmente non vi era nessuno più triste per strada o al bar, nessun triste prato, nessun triste pallone da calcio che ti sbatteva alla finestra.. Niente di cotanta tristezza, ma solo felicissimi e sorridenti amici vicino le proprie cornette e monitor di fiducia. Una felicità incontinente tant’è che ebbe il suo apice quando Pincopallino X e Caio Y furono extrafelici di annunciare alle nuove vittime dell’amicizia una supercalifragilissima nuova notizia: “Finalmente non abbiamo più bisogno dell’udito! Nè della voce e delle nostre cornette”. Ebbene si, affianco alle immagini che scorrevano sul monitor fu applicato un sistema di botta, controbotta, risposta e controrisposta, in uno scorrevolissimo e vicendevole alternarsi di amichevoli scambi di amicizia, una stratosferica invenzione che il supertegnologo inglese chiamò “Chat”.

Non mi resta che augurarvi una buon’amicizia a tutti.

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