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Italian & English Articles! Personal reflections on life, relationships and energy that shines inside and outside each of us. Enjoy ♥

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I PIÚ LETTI

FACEBOOK NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE

Premessa: il contenuto di questo articolo, come del resto di tutti gli altri, è RELATIVO. Invito quindi tutti voi a non sentirvi tirati in causa in alcun modo e per alcuna ragione in particolare. Sono però, come sempre, ben accetti diversi punti di vista, argomentazioni e ulteriori considerazioni a riguardo. Buona lettura (:

Sentivo che questo momento sarebbe arrivato e sono certa del fatto che molti altri, prima di me, abbiano affrontato lo stesso argomento, e forse anche negli stessi termini…ma sento di dover dare voce ai miei pensieri a riguardo.

È finalmente arrivato anche il mio momento di parlare di FACEBOOK.

Credo che tutti noi, ormai, sappiamo abbastanza bene come questo Social Network funzioni e non starò di certo qui a rivangare sulle sue modalità di funzionamento. Farò però luce, in particolar modo, sugli effetti che queste modalità creano. Effetti riscontrati da parte della sottoscritta sulla sottoscritta ma che, a mio parere, coinvolgono spesso e volentieri molti degli utenti di Facebook. I punti da trattare sono tanti e sinceramente non so da quale cominciare (non li tratterò neanche tutti), ma credo sia giusto partire dal sentimento che mi ha condotto a scrivere questo articolo:

TRISTEZZA.

Già da tempo, ma pochi giorni fa più che mai, ho realizzato di quanto Facebook abbia il potere di produrre effetti negativi su di me, sulla mia psiche e sulla mia personalità. Fra le varie cose però, quella che mi ha reso più triste di tutte, è stato il mio patetico ridurmi a contare il numero di Mi Piace che riuscivo a collezionare per ogni stato, foto, link…o quant’altro! E, soprattutto, il prestare di volta in volta attenzione a CHI avesse cliccato quel maledettissimo tasto! CONTARE I MI PIACE????? Al che mi son detta: a cosa ti sei ridotta Martina? Realizzare che un Mi Piace potesse aver così tanto valore per me, mi ha reso tremendamente TRISTE!

E non solo.

Spesso mi ritrovavo a dedicare gran parte del mio tempo a sfogliare album fotografici di PERSONE TOTALMENTE SCONOSCIUTE o di persone di cui non mi importava NULLA, analizzando la vita virtuale di gente con cui non avrei scambiato neanche un ciao, o persone con cui avrei scambiato anche volentieri un ciao (reale) ma delle cui vite (soprattutto virtuali) poco e niente mi interessava.. e tutto questo perché? Magari solo per vedere come erano vestite, se fossero felici o tristi, o quanto fossero ridicole… Finché non mi sono resa conto che io ero quella più RIDICOLA di tutti, a fare quel che facevo!!!

Perdevo quindi inspiegabilmente la concezione del tempo e le ore passavano semplicemente contando Mi Piace, sfogliando foto random di gente random, senza alcuna particolare motivazione, o commentando stati e link per i quali non avevo realmente interesse e per poi, magari, ritrovarmi impelagata in futili conversazioni, dibattiti e litigi virtuali ai quali, nella vita reale, non avrei MAI preso parte o che, nella vita reale, avrei affrontato in maniera COMPLETAMENTE DIVERSA. E qui ne approfitto per sottolineare il mio ostico rapporto con i dibattiti Feisbukkiani: nei dibatti a quattrocchi la persona che hai di fronte non può sfuggirti, non può bersi un caffè o andare a fare la cacca prima di risponderti, non può cercare su Google cose intelligenti da controbatterti, non può aspettare che tu perda la pazienza prima di darti la sua risposta, né può evitare di farlo (se anche lo facesse, leggeresti comunque una risposta nel suo atteggiamento). Amo assistere alle reazioni del mio interlocutore e prestare attenzione ai suoi sguardi, alle sue incertezze, alla sua fermezza, alla sua abilità retorica, alla sua perspicacia, alla sua stabilità, alla sua instabilità, alla sua freddezza, al suo calore, alla sua saggezza, alla sua superficialità, alla sua agitazione, alla sua tranquillità…e così via! Amo non farmi sfuggir nulla del mio interlocutore! E invece mi ritrovavo lì su Facebook a commentare stati e link casuali e spesso aspettando giornate intere per una risposta, la cui attesa mi logorava dentro…e nel mentre pensavo alle millemila probabili reazioni, del mio interlocutore virtuale, alle mie opinioni.

E non solo.

Nel caso di dibattiti pubblici, cioè attraverso commenti pubblici, forte era anche il pensiero di cosa avrebbe potuto pensare la gente (CHIUNQUE) riguardo quel mio commento (quanti mi piace guadagnerò per la mia frase d’effetto??? sembrerò abbastanza intelligente agli occhi degli intelligenti???)…gente che non c’entrava nulla con la conversazione, ma che avrebbe potuto farne parte in QUALSIASI MOMENTO & in QUALSIASI MODO, a favore o contro di me. Questo voleva dire una cosa sola: ANSIA! Questo generava in me solo tantissima fottutissima ansia, apprensione, preoccupazione, agitata curiosità, impazienza e quant’altro…con annesso CONTROLLO OSSESSIVO, minuto per minuto, degli eventuali aggiornamenti!!

Un altro punto fondamentale, che rendeva la mia vita Feisbukkiana infinitamente triste, era il fatto di “soffrire” per via della pubblicazione di post felici da parte di persone di cui avessi poca stima o conoscenza. Una sorta di invidia mista ad egoismo latente, con annessi pensieri di malaugurio. PERCHÈ?????? Eppure ero felicemente (o forse solo apparentemente?) soddisfatta di me stessa e della mia vita. Purtroppo questa è una delle psicologie di Facebook più malvagie: che tu lo voglia o no, il protagonista di una foto felice o di uno stato positivo del quale sei testimone, sembrerà sempre più felice di te in quell’esatto istante in cui Facebook te ne rende partecipe! Magari quella persona è la più triste del mondo (e magari tu lo sai), magari quella foto è dell’unica festa a cui quella persona è stata negli ultimi 6 mesi (e magari tu lo sai) oppure, quella stessa persona, ha messo in scena quel finto sorriso a 42 denti per illudere il popolo di Facebook, e magari anche se stessa, della sua felicità (e magari tu sai anche questo)…ma non importa poiché, in un angolino del tuo subconscio, penserai sempre: “Guarda quello come si diverte, beato lui!” o connessi & simili pensieri di vario genere… PERCHÈ, SE IN QUELLO SPECIFICO ISTANTE, TU SEI LÌ A CONTROLLARE QUELLO CHE FA LA GENTE SU FACEBOOK, VUOL DIRE CHE NON TI STAI “DIVERTENDO” DAVVERO! Se sei realmente felice e sereno con te stesso, nel fare le cose che ami fare, da solo o con le persone a cui vuoi bene davvero, FACEBOOK LO IGNORI! Quando la tua vita reale è piena di gioia e di persone gioiose, non ti solletica neanche il pensiero di vedere su FB cosa Tizio ha fatto il giorno prima, se ha baciato Caio o se è ancora felicemente fidanzato con Sempronio (dai che magari si sono lasciati, che bello!).

La tua vita incompleta ti porta a cercare rifugio in Facebook…ma Facebook, a sua volta, rende la tua vita incompleta..perché ti tiene vincolato ad una virtualità che non ti permetterà mai di raggiungere la tua completezza!

È come un fottutissimo cane che si morde la coda! E’ stato del resto testato che Facebook rende le persone TRISTI perché le emozioni dei suoi utenti sono spesso influenzate da quello che essi leggono… e la maggior parte dei post positivi rende i lettori negativi.

Il mio sentimento di tristezza era per altro alimentato dalla mia irrefrenabile necessità di condividere ogni mio traguardo o (in)soddisfazione personale con il mondo Feisbukkiano: GENTE, CE L’HO FATTA! GENTE, HO CAPITO TUTTO DELLA VITA! GENTE, SONO DIVERSA E ME NE VANTO! GENTE, HO TROVATO LAVORO! GENTE, NON MI SPOSERÒ MAI oppure GENTE, SONO TRISTE E INCOMPRESA! GENTE, SOFFRO E SONO STUFA DI TUTTO E DI TUTTI! GENTE, IL PAESE IN CUI VIVO MI FA SCHIFO!
GENTE, SONO INSODDISFATTA DELLA MIA VITA E SCRIVO STATI TRISTI E VITTIMISTICI PER CERCARE AIUTO IN TUTTI VOI ANCHE SE NON VI CONOSCO, ANCHE SE NON MI IMPORTI NULLA DI VOI E, A VOI, ANCOR MENO DI ME!
E così via…
Non riuscivo a conservare per me la mia felicità o per lo meno, a condividerla in maniera amichevole e privata, solo con le persone a me più care.. NON CI RIUSCIVO! Volevo assolutamente vedere QUANTI MI PIACE COLLEZIONASSE LA MIA FELICITÀ!

Avevo, come mio solito, molti programmi in mente per le mie giornate: leggere libri, scrivere o tradurre articoli, fare ricerche, suonare, disegnare, correre….ma il 70% dei miei progetti andava quasi sempre a puttane per GUARDARE FACEBOOK PER ORE SENZA ALCUN MOTIVO! Inoltre, in aggiunta alla mia salute mentale, danneggiavo anche quella fisica: postura, vista ecc.

Il pensiero di eliminare il mio account è apparso svariate volte nella mia testolina e ci ho anche provato in passato..ma con scarsissimi risultati. Perché, che io lo voglia o no, questo Social Network mi è utile per svariate motivazioni (blog, amici all’estero, news, offerte di lavoro ecc). Avevo da tempo in mente l’idea di creare un profilo dove parlassi poco e niente di me (per quello c’è la vita reale!) e da usare invece per scopi pratici, utili e immediati (per questo c’è la vita virtuale!) …ecco perché ho creato un profilo da usare solo ed esclusivamente per il mio Blog, un profilo che però mantiene sempre viva la possibilità di tenersi in contatto con amici stretti, parenti ecc.

E qui ne approfitto per trattare un altro aspetto Feisbukkiano che mi preme condividere con voi, e cioè quello della COLLEZIONE DI AMICI, tipo figurine di un album di calciatori (per fortuna senza doppioni). Dico io…ma se nella vita reale non ci parliamo o parliamo controvoglia, per quale motivo dovrei aver interesse nell’averti nella mia vita virtuale?? Premetto che non nego a nessuno l’occasione di conoscermi virtualmente (sebbene anche questo nuovo approccio di conoscenza mi renda alquanto triste) ma, se dopo svariati tentativi, non nasce alcun tipo di connessione fra me e te, perché mai dovrebbe offenderti il tuo non appartenere più alla mia lista di amici virtuali?

Colgo qui l’occasione per svelare la seconda ragione che mi ha portato a scrivere questo articolo.

Esso nasce anche per tutti coloro che, in un modo o nell’altro, si sono o si sentiranno offesi dalla sottoscritta per averli eliminati da Facebook. E a tutti loro rispondo: “Il fatto che vi abbia eliminati da Facebook non presuppone che io vi odii o che non vi stimi o che voglia farvi un dispetto! Semplicemente non trovo necessario il mio rapporto VIRTUALE con voi, ma questo non esclude affatto un eventuale rapporto reale (così come, ripeto, non esclude che voi possiate comunque contattarmi!). Il fatto che non vi abbia fra i miei amici di Facebook non presuppone che non vi saluti qualora vi incontrassi per strada o che non scambi volentieri due parole con voi se vi beccassi al Pub mentre mi bevo una birra. ANZI!!! (Al posto vostro mi offenderei se vi aggiungessi su FB e poi non vi salutassi quando vi incontro per strada – cosa che succede nel 70% dei casi, perché LA VIRTUALITÀ  È FACILE!). Eccheccavolo, ma non pensiate che si possa essere amici nella realtà senza esserlo su Facebook?? (eccheccavolo…a quanto pare prima si sopravviveva anche senza!!!). Inoltre, se anche voi, come me, non trovate un reale interesse nel relazionarvi con la sottoscritta, per quale inesistente motivo dovreste sentirvi offesi? Anzi, dovreste ringraziarmi per aver avuto il sincero coraggio di tagliare un rapporto sterile come il nostro! Se vi offende il fatto che io vi abbia eliminati dagli amici di Facebook, nonostante la vostra stima/interesse/livello di amicizia nei miei confronti sia pari a 0,5 decimi, allora deduco sia solo perché questo ferisce il vostro frivolo orgoglio, o perché vi preoccupi il fatto di rendere meno popolata la vostra home/bacheca..o forse perché rischio di farvi perdere una posizione nella CLASSIFICA “CHI HA PIÚ AMICI VINCE” .. Ma che dico, magari è semplicemente perché non potrete più farvi i fatti miei o, peggio ancora, non potrete più mostrarmi quanto siate FINTAMENTE FELICI & SODDISFATTI DELLA VOSTRA VITA! In tal caso mi dispiace dirvi che NON ME NE IMPORTA UN FICO SECCO!”

Onestamente, ho troppa stima di me stessa per vedermi vittima di questi stupidi giochetti psicologici che l’omino di Facebook pianifica, secondo dopo secondo, per renderci tutti drogati virtuali e infelici automi, come marionette nelle mani di una triste realtà virtuale”. Non venitemi a dire che non vi è successo, almeno una volta, di sentirvi vittime di tutto ciò, o che tutto questo (che ve ne sentiate parte o no) non sia terribilmente TRISTE..

FACEBOOK NUOCE GRAVEMENTE ALLA SALUTE DI TE E DI CHI TI STA INTORNO!  

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Disintossichiamoci.

Saggio è colui che sa di non sapere.

“Saggio è colui che sa di non sapere”, cita il nostro caro amico Socrate. Come dargli torto del resto? Saggio infatti è colui il quale, sebbene abbia ampliato enormemente la sua conoscenza, è umilmente consapevole del fatto che ci sono tante cose che egli non sa ancora e che forse mai saprà, in quanto non si finisce mai di imparare davanti alla vita che ci mette alla prova tutti i giorni e che ogni giorno ci riserva un insegnamento diverso, nuovo. Nessuno raggiungerà mai la Verità Suprema (sempre che essa esista).  “‘Il vero sapiente sa di non sapere. La verità non è insegnabile in quanto è un sapere dell’anima quindi va partorita autonomamente e rimessa in discussione. D’aiuto sono l’ironia, l’uso critico della ragione e il DIALOGO. Infatti è possibile la ricerca comune di una verità sempre provvisoria all’alterarsi dei presupposti. L’unica verità definitiva è un valore morale: il rispetto dell’interlocutore. Se non puoi amare il tuo prossimo, almeno rispettalo”.  

E qui ne approfitto per citare me stessa dal mio articolo Monologo: “Non dire agli altri cosa è giusto per loro. Condividi la tua conoscenza. Dona il tuo amore. E aiuta gli altri a trovare la loro strada. La strada che permette ad ognuno di noi di capire chi siamo e cosa vogliamo. Cosa vogliamo essere. Essere. Esistere e condividerci. Non tenere il tuo sapere per te. Condividilo. Ma non elevarti mai al di sopra di qualcun altro. Mettiti in contatto con gli altri, apri loro la porta che permette di accedere al tuo sapere e falli entrare ed uscire quando vogliono. Starà a loro coglierne il valore quando saranno pronti a farlo, non sta a te deciderlo o pretenderlo. Tu non puoi sapere quand’è il momento giusto per qualcun’altro. Non giudicarli. Aiutali. E aiutati. Accogli il sapere che ti viene donato. Non vederlo come un’imposizione.” 

Siamo tutti diversi e diversamente perseguiamo i nostri ideali di saggezza e di verità. Difatti la dottrina socratica del dialogos vuol mostrare la RELATIVITÀ del sapere, ossia l’idea del sapere mai definitivo: ecco perché Socrate è il più sapiente degli uomini, poiché egli sa che l’uomo è “ignorante”, mentre i più, i saccenti, credono di sapere (ma non sanno). Alcuni di noi però sono più perspicaci e più sensibili di altri alla realtà circostante e per questo maturano una coscienza “illuminata”, la quale mostra loro in modo chiaro molti di quegli aspetti che sfuggono ai più. Molti di loro però, nel momento in cui vengono “illuminati” dalla “Verità”, perdono, paradossalmente, il lume della ragione. Credono di aver finalmente messo piede nella Giusta Strada, quella che, a parer loro, TUTTI dovrebbero perseguire. Sì perché, ai loro occhi, qualsiasi altra strada, diversa da quella sulla quale loro camminano, è una mera illusione. Dico io…non è poi vero che ognuno di noi ha bisogno delle proprie illusioni per vivere? La vita stessa è la più grande delle illusioni. Ognuno deve avere il diritto di illudersi, di sognare, di sbagliare, di cadere, di rimproverarsi, di capire.. E invece molti di questi “illuminati” cosa fanno? Non condividono la loro “scoperta”, ma la impongono. Credono di condividerla, ma è proprio questa l’illusione, poiché a loro non importa se tu sei un’altra persona, con un’altra vita e con un’altra storia. Loro sono coloro i quali, avendo ormai raggiunto il Sapere, ti guardano dall’alto della loro sapienza e ti puntano il dito contro: “Voi, ignavi nell’incolore mischia umana, svegliatevi, noi possiamo guarirvi”, questo è quello che le loro parole e i loro atteggiamenti sottoscrivono. E non capiscono che, anche ammettendo che quello che cercano di insegnare sia giusto e benefico, non tutti sono pronti ad abbracciare certi tipi di conoscenza. Non tutti ne hanno voglia e non tutti sono in grado di comprenderne l’importanza e la magia. Questo non vuol dire che non lo saranno mai. E neanche che lo saranno di certo prima o poi. Ma non sta a nessuno deciderlo se non all’interessato stesso.

Caratteristica del saggio è la modestia, in quanto egli non impone la sua verità, ma aiuta l’altro a trovare la PROPRIA VIA verso la PROPRIA VERITÀ, attraverso la cosiddetta maieutica socratica. “Essa consiste nel portare GRADUALMENTE alla luce l’infondatezza delle convinzioni che siamo abituati a considerare come scontate e che invece ad un attento esame rivelano la loro natura di opinioni. Tale metodo è detto “maieutico” (ostetrico) perché conduce per mano l’interlocutore con brevi domande e risposte per indurre l’interlocutore ad accorgersi della propria ignoranza e a riconoscere il criterio della verità rispetto alla falsità delle sue presunzioni”. Ho sottolineato la parola “gradualmente” proprio per evidenziare il fatto che nel condividere la propria saggezza con qualcun’altro bisogna agire in maniera graduale e rispettando le condizioni fisiche, mentali e spirituali in cui il proprio interlocutore si trova. Interlocutore che deve accorgersi da solo della propria ignoranza. Non gli si può spiattellare in faccia la Verità del Mondo e pretendere che subito ne apprezzi la portata, ne capisca i meccanismi e che, soprattutto, la metta subito in pratica. Non è mica semplice trovare la propria strada e perseguire i propri ideali di saggezza! Per questo ognuno di noi ha bisogno di essere aiutato in questo percorso e ognuno di noi dovrebbe a sua volta aiutare chiunque si incontri sul proprio cammino.

La saggezza, nel momento stesso in cui si autodetermina, muore. 

La vera saggezza inoltre segue un’etica della libertà. Libertà di comprensione. Libertà di condivisione. Libertà di sperimentazione. Libertà di accettazione. Libertà di rifiuto. Libertà! Libertà! Libertà! E il voler essere liberi di non accettare o accogliere una “verità” imposta non è sinonimo di stupidità o ignoranza. È una scelta che spetta di diritto. Saggio è colui che sa di non sapere ed ognuno è libero di non sapere o di scegliere quando sapere. Perché l’adesso per qualcuno può essere il poi per qualcun altro o il mai per qualcun altro ancora.

Una bella fetta degli “illuminati” odierni sono, per di più, ferrei critici della materialità. Avendo essi raggiunto l’estasi spirituale e avendo riscoperto l’Io Supremo, quello che ti conduce alla Comprensione Ultraterrena, criticano ogni vizio ed ogni piacere materiale e carnale, considerandoli distrazioni devianti dal perseguimento della vera Verità. Ma ci terrei a ricordare a questi “illuminati”che l’uomo è fatto di CORPO, MENTE E SPIRITO, e concentrarsi esclusivamente su uno di questi tre aspetti o trascurarne anche solo uno di essi, è sbagliato in quanto incompleto! Noi siamo tutte e tre le cose insieme e tutte e tre le cose insieme devono lavorare in equilibrio affinché noi possiamo camminare in maniera sana e consapevole nel nostro percorso di vita e nel perseguimento dei nostri ideali.

Ci tengo inoltre a sottolineare che il prendere con leggerezza la vita non equivale a prenderla con superficialità. Anche sapersi godere la vita è sinonimo di saggezza. Lo stress e la frustrazione sono fra le cause maggiori di malattie del corpo, della mente e dello spirito. Sono esse stesse malattie. Quindi cari “illuminati”, voler bene a se stessi non è reato! Voi che valorizzate solo la vostra spiritualità, non vi volete tanto bene, al contrario di quanto crediate. Il piacere non è un peccato. E non vi sono piaceri giusti o piaceri sbagliati, ma piaceri adatti ad ognuno di noi. Così come verità adatte ad ognuno di noi. E come suggerisce il nostro vecchio amico Socrate, il saggio è colui che possiede il piacere, ma che non è posseduto da esso. Libertà quindi di perseguire il piacere essendo liberi dal piacere stesso, perché un piacere che crea dipendenza crea sofferenza. Evitare un determinato piacere semplicemente perché non si è in grado di gestirlo, è da codardi…non da saggi! In medio stat virtus (la virtù sta nel mezzo)!

Per concludere vorrei precisare che non è mai troppo tardi per diventare saggi! Per alcuni l'”illuminazione” arriva subito, per altri più tardi..ma non importa, perché, ripeto, non è mai troppo tardi! Cari “illuminati”, non siete migliori di nessuno. Non vi rende superiori l’aver fatto conoscenza di certe verità prima di altri o l’aver sperimentato in anticipo particolari aspetti della vita. E non dovete assumere le vesti dei buon samaritani che scendono dall’alto del Saggio Colle per salvare i disperati, perché quelli che voi giudicate “disperati”, sono esseri umani come voi, ma con i loro traguardi di vita. Non offendetevi se non coincidono con i vostri.

La saggezza non si misura! Si apprende e si condivide. Non si impone. Essa non conosce aspettative o presunzione.

E ricordate, è l’umiltà che fa volare la nostra spiritualità più in alto di qualsiasi altra cosa.

 

Final

Cos’è un problema e da dove nasce?

Cos’è un problema e da dove nasce?

Per trovare risposta a questa domanda, partirei da una frase molto ricorrente: “La vita è difficile.”

Assumiamo questa affermazione per vera. Io non vedo nelle difficoltà nulla di negativo, così come non vedo nulla di negativo in un problema. Per la teoria degli opposti secondo la quale nulla ha ragion d’esistere senza il suo contrario, non esisterebbero soluzioni senza problemi o semplicità senza difficoltà. Per apprezzare le difficoltà davanti alle quali la vita, e tutti i problemi che la affollano, ci pone, dobbiamo come prima cosa capire la vera entità di ogni problema e la vera causa dal quale essi hanno origine. La vera comprensione di un problema porta alla sua stessa risoluzione, e con in allegato un bel pacchetto di insegnamenti fondamentali per la nostra crescita. Sottolineo la parola “vera” in quanto agli occhi di molti l’entità del problema così come la sua origine è di falsa comprensione, e cioè quasi sempre proiettata su qualcosa o qualcuno di esterno a noi stessi. Non solo, la soluzione stessa viene cercata all’esterno (farmaci, psicologi ecc.) Del resto sembrerebbe quasi logico: problema esterno = soluzione esterna. Soluzione effimera che cura solo i sintomi di un problema la cui causa è altrove. E’ proprio su questo che vorrei invitarvi a riflettere: ogni problema ha origine in noi stessi e solo in noi stessi possiamo trovarne la soluzione. Potreste farmi notare che molti problemi, e connesse difficoltà, che la vita ci riserva, piovono spesso su di noi senza il nostro consenso… quali ad esempio una malattia grave o una catastrofe naturale (sebbene anche in questo caso dovremmo ritenerci alquanto responsabili). Ma il problema non sta in quello che accade, che sia per colpa nostra o meno, ma in come noi reagiamo a quello che ci accade. Noi siamo i conducenti del carro con cui percorriamo la nostra vita ed anche se non possiamo prevedere tutte le difficoltà che la vita ci riserva, possiamo sempre trovare il modo migliore per affrontarle. Se non ci riusciamo, allora nasce il problema. Esso nasce da noi stessi, e in noi stessi va cercata la sua soluzione:

perché ho creato questo problema?

Questa è la domanda che dovremmo sempre porci. E la risposta non va trovata all’esterno ma dentro di noi, facendo luce sui lati più bui della nostra anima e della nostra spiritualità…perché molti problemi giacciono assopiti nei meandri del nostro inconscio e spesso noi viviamo la nostra vita nell’ignoranza più totale della loro esistenza. Non ho detto che questa introspezione sia facile. Se fosse stata facile non avremmo neanche mai creato alcun problema. Del resto “La vita è difficile”. Ma nel momento in cui comprendiamo che quello che realmente cerchiamo è nascosto dentro di noi, tutto diventa più semplice e bello. Si, bello. Come potrebbe mai essere brutto qualcosa che può solo farci stare meglio? Scavare a fondo in noi stessi, fino a raggiungere il luogo dove risiede l’origine dei nostri problemi, può solo farci stare meglio…perché è proprio nel luogo dove scoverai la causa che troverai magicamente anche la soluzione.

Il vero grande problema sta nel non comprendere il problema.

Alla variante di persone che cerca le soluzioni all’esterno, affianco un’altra varietà di persone, e cioè quella che vede la soluzione ad ogni problema nell’allontanamento del problema stesso. Ovviamente anche questa è una soluzione effimera ed illusoria. In che senso? Questa categoria di persone riconosce il problema e in parte lo comprende anche, però non è abbastanza forte per affrontarlo e, quindi, lo evita. Faccio qualche esempio: c’è chi evita le persone che lo fanno soffrire od evita i cibi che lo fanno ingrassare, così non è triste e non ingrassa…ma nel momento in cui si ritrova, non per sua scelta, di fronte a quelle persone che lo fanno soffrire o davanti ai cibi che lo fanno ingrassare, soffre inevitabilmente e mangia senza alcun controllo. Perché? Perché ha semplicemente allontanato il problema, ma non lo ha risolto.

Ergo, cerca l’origine di ogni problema dentro di te e, quando la troverai, non spaventarti…affrontala! Nel momento stesso in cui deciderai di affrontare le tue difficoltà, comincerai ad apprezzare ogni problema perché inizierai ad essere consapevole del fatto che tutti i “problemi”, che tu stesso inconsapevolmente crei, hanno un ruolo particolare…quello di farti compiere tanti piccoli passi in avanti nel tuo percorso di crescita personale.

Ed è un percorso infinito 🙂

Blog

La Gelosia.

Ho deciso di parlarvi di gelosia, un argomento caro a molti…se non a tutti.
Cercherò di dirvi la mia a riguardo..

Innanzitutto al concetto di gelosia non riesco a non affiancare quello del volersi bene poiché, a mio parere, essere gelosi equivale a non volersi bene, nel senso di non voler bene a se stessi!
E questo è il punto fondamentale, alla base di ogni gelosa vicissitudine.
Potrei non aggiungere altro, ma ho voglia di impelagarmi un po’ in questa fitta e invalicabile ragnatela invisibile chiamata “gelosia”.

Generalmente lo stato di gelosia è esercitato da chi vive con insicurezza, ansia e possesso una relazione.
Credo che la gelosia non nasca semplicemente dalla paura di perdere una persona, ma nasca soprattutto dalla paura di condividerla.. E non siamo abituati a pensare che la persona che amiamo o che ci ama, possa essere contemporaneamente amata da qualcun’altro…e a sua volta ricambiare.
La paura che questo amore condiviso si estenda maggiormente è dettata dalla paura delle paure, quella al di sopra di tutte, e cioè la paura del contatto: la cosa che ci spaventa di più è che la persona che amiamo possa toccare o essere toccata da qualcun’altro. Un timore così grande che la maggior parte delle volte sfocia nel patetico, quando un semplice sguardo può dar fuoco agli animi più indomabili, toccando persino più a fondo di una mano. Uno sguardo che, agli occhi del geloso, può equivalere ad un tradimento effettivo: il geloso assiste ad un vero e proprio atto sessuale. Sente grida bruciargli dentro. Si sente nudo, come se il suo corpo fosse improvvisamente spogliato da ogni dignità, logorato e spremuto fino al midollo…un corpo ormai da buttare.
La persona che riceve ed accoglie lo sguardo appare invece come un fiore appena sbocciato, desideroso di luce e generoso di donare il suo nettare. Non si può competere con esso. E’ caos.
La situazione peraltro cade sul patologico quando lo scambio di sguardi in questione diventa puramente immaginario e cioè nato nella fantasiosa mente del geloso. Una mente nella quale si auto-proietta un film inedito che gira velocemente su una pellicola la quale ricopre, avvolge e schiaccia la realtà, fino a distruggerla… Una realtà che ha ormai ceduto il suo posto all’immaginazione per andarsi a fare una bel viaggetto di sola andata!!

E non ha senso aspettare che ritorni.

Situazione ricorrente
: immaginate di essere in un gruppo di persone, di amici. Fra queste c’è quella che desiderate, che amate. Fra una chiacchierata e l’altra prendono parte al gruppo altre persone a voi sconosciute, le quali iniziano a scambiare sguardi, sorrisi e battute amichevoli con il vostro amato. Come vi sentireste? Il geloso si sentirebbe spodestato, decentrato, valicato, minacciato, SFIDATO.

Il film è già da un pezzo iniziato.
Il secondo tempo arriva così subito ma non termina mai.
E’ sempre un fottutissimo infinito film.

La gelosia è un buio e freddo tunnel.
Un labirinto d’ortiche.
Ti perdi,
non vedi più nulla,
soffri.
Soffri. Soffri. Soffri.
Si, cazzo …SOFFRI!

Beh, o questo è un mondo di masochisti oppure è un mondo di decerebrati!
Un mondo di registi che vivono i loro paranoici film di cui sono gli unici spettatori.

Il geloso generalmente attribuisce le colpe di ogni sua sofferenza all’altro. La sua gelosia è guarda caso sempre giustificata!
In una società dove il desiderio è visto come mancanza e la relazione come possesso, la sofferenza è quasi un obiettivo da raggiungere. E’ una continua gara a chi soffre di più.
Le persone felici e spensierate sono fuori moda. Sono dei pazzi!
Mentre il geloso vede ogni intruso come probabile sfidante, il pazzo lo vedrebbe come un probabile amico, se non amante.
Per il geloso il triangolo è una minaccia, per il pazzo è una promessa.
La geometria non è un reato! Diceva Renato..

Ma voi…vi volete bene?
Ve lo chiedo da ex gelosa cronica!
Cos’è per voi un sentimento?
Pensate che sia qualcosa di programmabile? Qualcosa di gestibile? Qualcosa da poter reprimere a comando? No, certo che no.
Mettetevelo in testa: NON POTRETE MAI GESTIRE I SENTIMENTI DELLA PERSONA CHE AMATE!
Io personalmente non vorrei mai al mio fianco persone i cui sentimenti non fossero del tutto spontanei.
Se la persona che amo, ama a sua volta qualcun’altro…io che ci posso fare?
Posso solo decidere se continuare a donargli il mio amore o se tenerlo per me. Ma di certo non posso costringerlo a ricambiare i miei sentimenti né tanto meno ad avere l’esclusiva dei suoi.
Inoltre la gelosia ha il potere di distruggere ogni sentimento d’amore già esistente, quindi non ne vedo proprio il lato vantaggioso.

Non è un’ottica facile da condividere e soprattutto da adottare, ma credo che la nostra serenità venga sempre al primo posto. Basta semplicemente chiedersi: perché non dovrei essere geloso?” 

E non vi è altra risposta che: PERCHÉ MI VOGLIO BENE! 

Sesso-amore, sesso-amicizia o solo-sesso?

Nel possesso vedo solo sesso ma nel sesso non vedo solo possesso.

Un atto sessuale contenuto all’interno di un rapporto amoroso può essere caratterizzato da possesso, ma in tal caso parlerei di un possesso concordato da entrambe le parti, volto a stimolare l’erotismo e la trasgressione della vita di coppia. Questa sorta di accordo può limitarsi all’atto sessuale o estendersi nella durata generale della relazione, ma non è questo che importa… Tutto ciò che è spontaneo e lega in maniera armoniosa due persone, è bello, è giusto, va bene!

E’ il possesso univoco e ossessivo ad essere dannoso..

Al possesso viene spesso opposta la libertà! Ma la libertà a cui si fa solitamente appello è di natura prettamente sessuale, quando invece essa regna in tutto ciò che viviamo, con noi stessi e con gli altri.. Non è libero chi sceglie di darsi liberamente, ma è libero chi sceglie liberamente di non darsi!
La libertà sta proprio nella scelta di poter interrompere, in qualsiasi momento, qualsiasi rapporto! Il problema sta proprio qui: la maggior parte delle persone coinvolte in rapporti amorosi, sessuali o di amicizia che siano, vive questi rapporti in maniera incompleta, per inerzia e senza un vero coinvolgimento. Persone che, per sciocchi motivi, formali o personali, non hanno il coraggio di liberarsi da queste relazioni che non li soddisfano a pieno e hanno paura di perdere una situazione, che per quanto incompleta sia, è pur sempre sicura o stabile nella sua insicurezza. Da qui nasce il possesso: dalla paura di rompere un equilibrio effimero e di prendere le redini di se stessi e della propria libertà!

  • Sesso-amore, sesso-amicizia o solo sesso?

In tutte e tre le relazioni c’è una cosa alla base: amore per il sesso! Esso è, senza ombra di dubbio, fondamentale per la buona riuscita di ognuno di questi rapporti.

Sesso-amore? Bisogna volersi bene nella vita e volersi bene a letto. E, soprattutto, per far funzionare un rapporto, è necessario evitare il peggiore di tutti i mali: la monotonia! Qualsiasi cosa, per quanto bella ed eccitante possa essere all’inizio, nel momento stesso in cui diventa monotona, è destinata ad “imbruttirsi”! C’è amore e c’è sesso? Bene!! Ma non devono essere amore e sesso ripetitivi nelle loro forme e manifestazioni! E’ proprio questa monotonia che porta molti a fuggire dal sesso-amore e a rifugiarsi nel sesso-amicizia o nel solo sesso!

Sesso-amicizia? La situazione è molto pericolosa..in quanto è una relazione che vive in una posizione instabile, a cavallo fra gli altri due tipi di relazione… Essa rischia sempre di scivolare da una parte o dall’altra e rovinare così il rapporto! Sarebbe a mio avviso la condizione ideale…ma in una realtà dove tutte le relazioni fossero di sesso-amicizia.

Solo-sesso? Il solo sesso è bello ma sterile… Io personalmente nel solo-sesso cerco di instaurare sempre una certa complicità con l’altra persona…quindi non è mai solo sesso per me! Cos’è il solo-sesso del resto? Non siamo mica semplice carne da macello… Anche quando ci eccitiamo e godiamo, non è mica solo il nostro corpo ad esserne partecipe! Non siamo solo corpo e non lo saremo mai! Siamo mente, corpo e spirito.. e tutte e tre queste componenti giocano un ruolo fondamentale in ogni istante della nostra vita e, soprattutto, giocano insieme! Il solo-sesso per me non esiste..o meglio, non dovrebbe esistere…
Solo-sesso? Altro non è che pornografia… ed esso uccide tra l’altro la cosa più bella: l’erotismo! Confuso ormai con la frivola e meccanica eccitazione sessuale…

PosSesso

Si parla sempre di amore come possesso sottovalutando la possessività che spesso regna anche nell’amicizia.
Ci insegnano fin da piccoli ad avere l’amico del cuore….il NOSTRO amico del cuore.
Quando ero bambina dovevo prenotare l’amica del cuore, altrimenti rischiavo che qualcuna mi precedesse e mi costringesse a sceglierne un’altra.
L’amica del cuore ha privilegi che altre amichette non hanno, ma anche pretese che altre amichette non hanno.
Gli amici del cuore, come i fidanzatini, considerano d’obbligo il messaggino della buonanotte o del buongiorno, il mi manchi o il ti voglio bene settimanale…ed anche una media mensile di 4 cuoricini sulla loro bacheca di Facebook!
Non a caso ho deciso di non ufficializzare più alcun rapporto!
Perché si ha bisogno di firmare un contratto di proprietà su tutto?
Non riuscite a vivere senza dare un nome a tutte le cose che fate e a tutti i rapporti che vivete?
E se invece vi limitaste a vivere?

Non ho bisogno di sapere come ti chiami o cosa fai nella vita per volerti bene.
Non ho bisogno di sapere quante volte mi pensi al giorno o quanto spesso mi contatti per ritenerti un buon amico.
Non ho bisogno di conoscerti da 10 anni o vederti 8 giorni su 7 per ritenerti vicino.
E non ho bisogno di ricevere costanti attenzioni da parte tua per essere felice del nostro rapporto.
Ma, soprattutto, non ho bisogno di ripeterti ossessivamente i miei sentimenti per te…
Non parlo solo per smuovere l’aria e, per questo, un mio ti voglio bene detto 3 mesi prima continua a valere, dannazione, anche senza la sua ossessiva ripetizione!
E meno pretenderai tali futili conferme, maggiormente io te ne darò!

Non offenderti se domani vorrò bene ad uno sconosciuto tanto quanto ne voglio a te.
Non offenderti se passerò il sabato sera con lui o se deciderò di non uscire affatto.
 <<<SE DIO ESISTE, CHE MALEDICA LA SINDROME DEL SABATO SERA & VIVA IL LUNEDI!>>>
E non offenderti se non ti tengo aggiornato sulla mia vita 24 ore su 24.
Forse non posso o forse non voglio…in ogni caso qualsiasi cosa sia accaduta, accada o accadrà, è stata, è e sarà SPONTANEA!
Sii felice per ogni cosa che faccio o che non faccio in quanto naturale, pura, libera!
Cos’altro vuoi?
Finzione?
Repressione?
Possesso?

Cosa c’è di più bello della spontaneità?
Penso nulla.
Penso che nulla che non sia spontaneo possa essere veramente bello.
Ad un mio amico speciale una volta dissi: “Fammi un piacere, contattami solo quando veramente lo desideri e mai perché temi che il non farlo possa avere ripercussioni negative sul nostro rapporto..”
Fidati che tutto ciò che non è spontaneo non porta a nulla di buono ed è destinato a finire o a manifestarsi in maniera finta e sofferente.

Nel momento in cui abbiamo paura di perdere chi ci circonda, abbiamo già perso noi stessi.
Ci vediamo come persone incomplete, con scompartimenti vuoti che cose e persone devono assolutamente colmare, ma non è proprio così..
Non c’è niente da colmare, c’è solo tanto da ampliare, infinitesimamente..
Ogni persona può arricchirci, tutti sono fondamentali ma nessuno è indispensabile!
Non serve ancorarsi a vita ad una o più persone in particolare.
Siamo tutti di passaggio!
Si dovrebbe gioire per ogni amico conosciuto e arricchirsi di tale gioia, a prescindere che questa amicizia duri giorni, mesi o anni!
Certi amici ti regalano solo un giorno della loro vita, ma è un giorno che dura per sempre!

Cos’è il possesso?
Neanche noi stessi ci apparteniamo completamente!
Siamo materia astratta ed energia concreta.

Io
nel
possesso
vedo
solo
sesso.

Monologo

Allontana i pregiudizi. Non buttarti fra le braccia di mille mila affabili amanti. E non iniettarti alcool nelle vene per rendere disinibita la tua vita. L’apparenza affligge, i soldi non ti servono, e il tempo non corre, non è troppo veloce per te. Ascolta gli altri, quando parlano non interromperli con i tuoi discorsi, con i tuoi problemi o con i tuoi preziosi consigli. Ascolta te stesso. Parlati. Cerca di sapere cosa fai e perché lo fai. Sii cosciente ed abbi consapevolezza, di tutto. Non farti del male. Ti fai del male e lo sai. Sei insoddisfatto e lo sai. Ma? Sei una vittima consapevole, e questo ti distrugge. Spesso hai pensato che la soluzione sarebbe stata essere una vittima inconsapevole, di quelle ignare di tutto e felici per niente. E invece no, tu sei una vittima consapevole e sai che inconsapevole non lo sarai mai. L’unica cosa che puoi fare è uscire da questo stato di vittimismo. Ma come? Come mai non basta rendersi conto della situazione? Cosa ti manca veramente? La tua paura di solitudine ti ha sempre portato a gettarti fra le braccia di gente qualunque, amici di convenienza…per cosa? Nulla. Tanta gente, ma nulla. Tanto alcool, ma nulla. Tanta droga, ma nulla. Tanta musica, ma nulla. Tanto cibo, ma nulla. Tanti vestiti, ma nulla. Tanti gioielli, ma nulla. Tanti soldi ma… nulla. Nulla. Nulla. Nulla.

Rifletti.

E’ necessario tutto quello di cui ti circondi? Non hai perso tempo, il tempo sei tu. Tutto quello che fai ha un perché. Le persone che incontri hanno un perché. Incontri delle persone per un motivo. Il tempo sei tu e tu fai quello che senti quando lo senti. Non hai mai perso tempo e se ora pensi il contrario è solo perché finalmente riesci a guardare con occhio esterno dietro di te. E’ arrivato il momento di indirizzare le tue energie su orizzonti diversi. Se senti di fare così, non stai sbagliando. Cos’è del resto sbagliato? Quello che per te potrebbe essere uno sbaglio, magari per qualcun’altro è la soluzione, la cosa più giusta al momento. Siamo tutti diversi. Tu sei tu. Il tuo tempo sei tu. Potresti ricevere il consiglio migliore del mondo e non coglierne il valore perché non è il tuo momento, non è il momento giusto. Ognuno di noi ha il suo momento giusto. Non dire agli altri cosa è giusto per loro. Condividi la tua conoscenza. Dona il tuo amore. E aiuta gli altri a trovare la loro strada. La strada che permette ad ognuno di noi di capire chi siamo e cosa vogliamo. Cosa vogliamo essere. Essere. Esistere e condividerci. Non tenere il tuo sapere per te. Condividilo. Ma non elevarti mai al di sopra di qualcun altro. Mettiti in contatto con gli altri, apri loro la porta che permette di accedere al tuo sapere e falli entrare ed uscire quando vogliono. Starà a loro coglierne il valore quando saranno pronti a farlo, non sta a te deciderlo o pretenderlo. Tu non puoi sapere quand’è il momento giusto per qualcun’altro. Non giudicarli. Aiutali. E aiutati. Accogli il sapere che ti viene donato. Non vederlo come un’imposizione. Proietta tutto su di te e analizzane gli effetti. Segui il flusso delle tue energie, lascia che le tue energie fluiscano verso quelle degli altri e analizzane gli effetti. Se senti di volerlo fare, se ti dona profonda leggerezza, se crea armonia ed equilibrio, fallo. Non importa se non sai cosa fare in quel momento esatto, ma cerca di essere consapevole di ciò che non è bene per te, per la tua essenza. Lo capirai quando meno te lo aspetti e vedrai una luce luminosa. Non aver paura di quella luce, guardala e lasciati accecare. E’ la luce della consapevolezza e del tempo infinito. E’ la luce delle energie e delle sensazioni. E’ la luce che guida tutte le generazioni, quelle che hanno dato alla luce te e quelle che verranno dopo di te. Non sei nato per caso e la tua vita ha un senso. Tutti abbiamo un senso. E nessuno ha senso da solo. Sei nato da questa luce e l’hai allontanata da te. Le condizioni familiari, sociali, storiche, economiche, sentimentali eccetera nel quale hai mosso i tuoi passi, ti hanno portato lontano da questa luce. Tutti siamo stati portati lontani da questa luce. E’ necessario allontanarsi da essa per poi ritrovarla quando sarà il momento giusto. Solo in quel momento ne coglierai la vera essenza. E’ una luce speciale e una volta ritrovata non ti abbandonerà più.

Quando giudichi gli altri, giudichi te stesso. Quando ti elevi rispetto agli altri, ti stai sotterrando. Quando non ascolti gli altri, non ascolti te stesso. Quando fai del male agli altri, fai del male a te stesso. Quando tradisci, tradisci te stesso. Quando dai la colpa a qualcun’altro, colpevolizzi te stesso.

Non farlo. E se lo fai è semplicemente perché il tuo momento giusto deve ancora arrivare. Non ti giudico per questo, ti auguro solo buona fortuna.

Ti voglio bene.

L’amante non ha colpe.

Premessa:
1. Per comodità mi rivolgo ad un lettore femminile, ma il tutto è rivolto, ribaltando la visuale, anche al pubblico maschile.
2. Quando parlo di “cornuta” mi riferisco ad una conoscente o ad una estranea, ma mai ad un’amica.
3. Non ci sono figli di mezzo.

Ognuna di voi, almeno una volta nella vita, si sarà trovata nella condizione di aver desiderato l’uomo d’altre e/o di essere stata desiderata da questo. Qualcuna di voi si sarà fermata al sol pensiero (amante utopico), altre avranno inviato delle frecciatine (amante potenziale), qualcuna invece avrà tentato il corteggiamento e poi rinunciato all’idea (amante risentito), e altre ancora avranno partecipato completamente al tradimento (amante effettivo). A prescindere dalla categoria di “amante” a cui ciascuna di voi è mai appartenuta, nella vostra testolina saranno sicuramente balenate domande/riflessioni del tipo:

“ci provo nonostante sia fidanzato?”,”e se la moglie mi scoprisse?”, “è giusto che faccia soffrire la sua ragazza anche se non lo merita?”, “e se non mi amerà mai come ama lei?”, “ma se la tradisce allora non la ama”, “se è un tipo che tradisce chi mi dice che non lo farà anche con me?”, “non voglio fare la sfascia-famiglie”, “non lo farei mai perché non vorrei mai che qualcuno lo facesse a me”, “e se rovino la mia reputazione?” ecc..

La questione è più semplice di quello che pensate.

Il problema non è di certo “non fare agli altri quello che non vuoi venga fatto a te“..questo è uno degli insegnamenti più ipocriti. Io lo riformulerei così: “non fare agli altri ciò che non faresti mai in generale, a prescindere da te stesso“; altrimenti ti ritroveresti a non fare qualcosa solo perché non vorresti che la facessero a te e non di certo perché senti veramente di non volerla fare. E’ un po’ come fare un regalo per Natale solo con l’aspettativa di riceverlo a tua volta (o non farlo solo perché non lo hai prima ricevuto). Quindi, evita di farti paranoie sul perché o per come, o se potresti o non potresti essere l’amante di quella persona, perché se non avessi voluto esserlo non saresti neanche mai arrivata a farti tutte queste domande. Qui si tratta solo di te stessa. L’unica domanda che devi farti è “voglio davvero essere l’amante di qualcuno?”. Se la risposta è sì allora fallo. E non sentirti in colpa per la potenziale cornuta, perché la colpa non è tua. Fidati che se ti rifiuterai di essere la sua amante, lui ne troverà un’altra subito dopo di te. La potenziale cornuta è già segnata a diventare cornuta se si ritrova al proprio fianco un finto fidanzato che prova un finto amore e che regala finti fiori a San Valentino. Anzi, forse all’inizio ti sentirai un po’ in colpa ma dopo realizzerai di aver fatto un’opera di bene perché sfascerai una finta “famiglia”, che non avrebbe senso di esistere in quanto finta, e se la cornuta avrà un briciolo di cervello, le aprirai gli occhi…prima che sia troppo tardi per lei. E se avrà anche un briciolo di buon senso, ti ringrazierà. Se invece sarà solo una povera e stupida cieca, se la prenderà con te, ti offenderà in ogni maniera possibile, infangherà la tua reputazione, riverserà in te sensi di colpa dando a te appunto la colpa di tutto…lascerà per finta il finto fidanzato (che agli occhi di lei è dopotutto un tenero ma debole batuffolino senza colpe) per poi tornare ad essere felicemente cornuta. Una vera cornuta in un mare di finzione.

L’amante non ha colpe…

…se non quella di non amarsi abbastanza da non essere l’amante di nessuno.

Non si ama per beneficenza né per desiderio di essere ricambiati.

Cosa significa dare un bacio? Una sensazione? Un vuoto? Un desiderio? Cosa significa essere una pianta che deve essere annaffiata? Dipendere dall’acqua? Quale acqua? L’amore? E se una persona vi da tutto questo e vi dimostra in ogni modo che non vi abbandonerà mai, che sarà al vostro fianco, che vi darà libertà infinita e a voi non bastasse e dopo poco ne vorrete ancora, cosa significa?

Capiterà ancora che una persona vi faccia sentire importanti e desiderati, ma davvero ricambierete sempre e all’infinito ogni persona che dimostrerà interesse per voi? Cos’è l’amore a questo punto? 
Perché avete questo desiderio dentro di attenzione continua? Di amore senza fine? Di presenza? Di conferme? Perché vi sentite in diritto di ricevere amore da tutti? Cosa pensereste se la persona che amate si lasciasse amare da altre persone?

Forse dentro di voi vi sentite in diritto di dover accettare tutto l’amore che vi viene dato perché è il “premio” dell’amore che voi avete sempre dato o semplicemente provato… Non dovete sentirvi in colpa se baciate una persona che non è quella che avete detto di amare, dovete semplicemente chiedervi perché l’avete fatto. Siete liberissimi di darvi a chi volete ma se lo fate senza amore, poi inevitabilmente state male..e dopo il primo sbaglio, inizia una catena di sbagli..e domande, dubbi…

Bisogna seguire le proprie sensazioni. Ma se pensate anche ad un solo minimo motivo che vi bloccherebbe dal fare quella cosa, allora non vale la pena farla.. Di sicuro quel motivo vi ossessionerà dopo…Si tratta solo di maturare la capacità di seguire le proprie sensazioni e di riconoscere quali non potete assolutamente ignorare, evitare o rimandare.. Fate tutto quello che le vostre sensazioni vi dicono di fare.. Uno sbaglio è quello di vedere amore e dare amore a prescindere, illudendovi che la persona davanti a voi possa essere trasformata dal vostro amore…

Cosa volete dirgli? Cosa volete dimostrargli? Come vorrete o potrete ricambiare lo stesso amore? Ricambiate l’amore di chi vi ama e vi considera speciali, ma solo se amate anche voi. Ed amate e fate sentire speciale qualcuno a prescindere se questo ricambia o meno.  Non ricambiate incondizionatamente. Non cercate di tenervi strette e vicine le persone che vi considerano speciali. Non cercate di conquistare il loro amore futilmente invece che con gesti importanti. Sicuramente alcune persone vi ritengono speciali e importanti per loro, ma di fondo, il perché qual è? Che cosa avete trasmesso loro? E, soprattutto, loro cosa vi trasmettono?

E’ sempre tutto bello all’inizio. Amore da favola…. Ma cosa volete dalla vita? Tanti amori da favola? Un solo amore, ma che sia amore? Cos’è l’amore? Che sentimento è? Lo mettete in tasca come se poteste farlo riuscire a comando? Perché vorreste che una persona vi abbia sempre in testa, sempre nel cuore e pensi sempre e solo ed esclusivamente a voi? Perché pretendete ciò? Perché vi legate alle persone come se aveste paura che si dimentichino di voi da un momento all’altro? Avete bisogno di uscire da voi stessi.

Siete maturi? Matura di cosa? Maturi dove? Fino a che punto? E’ la vostra parte bambina che esce fuori quando avete a che fare con l’amore. Una maschera. Come guarire? La risposta ce l’avete sicuramente a portata di mano, ma la vostra mente boicotta la purezza della vostra anima.

Dovete fermarvi, dovete capire. Dovete capire che l’amore esiste, ma che va conosciuto. Gridate! Lasciate il vostro corpo. Uscite da tutto e osservate la vostra anima. Di che colore è? Dove sono i vostri buchi? I vostri nodi? Potete trovare la coerenza del vostro essere? Potete capire di cosa avete bisogno?

Rivendicate la libertà ma in realtà non la vorreste. Non volete essere liberi di amare e riceve amore da tutte le mani sicure che ve l’offrirebbero. Non potete pensare di amare più persone. Non è cosi che funziona l’amore, vero? La libertà vi allontana dal centro. Sbilancia il vostro ‘equilibrio’. Perché dovreste essere liberi? Cosa ricerchereste in altri amori che una sola persona non vi darebbe? Potete amare totalmente una persona e amare degli altri sette miliardi di persone nel mondo la parte migliore? Lo volete?

Ci sono vari modi di amare e di dimostrare e condividere il proprio amore.  Avere la libertà di amare però richiede buon senso e responsabilità. E’ facile lasciar gestire le proprie emozioni agli altri, ma nel momento in cui una persona che amate vi rende liberi di gestire le vostre emozioni e di indirizzarle verso chi volete, entrate in crisi. La prigione amorosa in fondo vi da sicurezza..

Se vi state chiedendo se amare è una responsabilità la risposta è no. La libertà è una responsabilità. Nel momento in cui rivendicate la vostra libertà, dovete prendere nel pacchetto anche tutte le responsabilità e i rischi che essa comporta. Vi state chiedendo cos’è la libertà? E’ la possibilità di gestirsi. Il problema è: verso dove? Siete in grado di gestirvi o preferite essere gestiti? E’ facile incolpare qualcuno di avervi gestito in modo sbagliato, ma siete in grado di prendere le redini di voi stessi e incolparvi? Incolparvi qualora facciate un uso sbagliato della vostra libertà?

Forse non saprete mai cos’è l’amore. Forse non esiste l’amore. Forse esiste in mille forme diverse. Vi chiedete se quando è reciproca la stima e il piacere di una persona verso l’altra è una forma di amore? O l’amore è altro? E’ sicuramente una forma di amore. Ma l’amore in sé per sé non esiste, non è definibile. Così come non è definibile nulla, né la libertà, né la morale, niente, panta rei.

Notate però che può causare molto dolore l’amare in questo modo tante persone. Ma ad ogni cosa corrisponde un suo contrario. Contemporaneo, precedente o successivo che sia. Non esisterà mai amore senza dolore, né dolore senza amore. Non esiste trasgressione senza limiti, né erotismo senza divieti, né niente senza tutto. Anche la natura ha le sue misure e i suoi limiti ma sono limiti nati per essere superati, non eliminati ma valicati, per poi tornare indietro e ripercorrere l’adrenalina di quel momento altre mille volte.

Tutto è possibile. Niente è scontato. Tutto è relativo. Tutti possono amarvi e voi potete amare tutti. Accettate tutto, anche il dolore.

Confine tra amore platonico e amore fisico? Non esiste.

Se amate una persona e poi il giorno dopo ne amate anche un’altra, la persona che vi ama non deve pensare che quell’amore che voi gli avete dato non ha nessun valore. Assolutamente no. Bisogna dare la conoscenza a ogni persona che amiamo di quale tipo di amore gli stiamo dando. E qui entra in gioco una domanda: preferite rivelarvi o essere scoperti? Spesso volete che vi mettano dei freni così non dovete fare grandi scelte, perché in fondo è come se avesse deciso già qualcun altro per voi. Così non dovete mettervi alla prova, facile no?

Se una cosa vi viene spontaneo farla, la dovete fare.

E non vuol dire nulla il dover dare amore a prescindere. Non dovete aver paura di far soffrire. Né di dover dare amore per curare le sofferenze altrui. Decidiamo noi se soffrire o meno. E nessun altro. Decidiamo noi se lasciarci ingannare o no, e nessun altro. Non date la colpa a nessuno per la vostra sofferenza. Voi siete padroni di voi stessi. Se una persona vi fa soffrire è solo perché voi glielo permettete. E se una persona soffre a “causa” vostra è solo perché lei ve lo permette.

Non entrate in un circolo senza fine. Basta farsi domande inutili. Cercate dentro di voi le risposte e soprattutto, per un attimo, pensate solo a voi stessi. Se non aiutate voi stessi, se non capite voi stessi, non potrete fare molto per gli altri. E, soprattutto, non date amore perché vorreste riceverne voi, non cercate la carezza di nessuno se non gli viene dal cuore e non date carezze a nessuno se non vi vengono dal cuore. A costo di soffrire o sentirvi soli. Non pensate a quello che dovrebbero avere tutti, pensate a quello che meritano gli altri da voi e soprattutto a quello sentite voi di voler fare e dare. Un’azione non spontanea è un’azione non buona.
Anzi è un’azione malefica. Per voi. Per tutti.

Amate voi stessi. Non è egoismo. E’ la base di tutto.

Cos’è il FIDANZAMENTO?

Ho smesso di fidanzarmi da tempo.

In realtà non sono mai stata veramente fidanzata.

Ora vi spiego perché.

Solitamente ci si fidanza perché si è innamorati. E fin qui potremmo sembrare tutti d’accordo.

Ovviamente è una mera illusione. Del resto non è mai successo che tutti fossero d’accordo su qualcosa, neanche sulla morte.

Inoltre, per quanto possa essere discutibile un sentimento come l’amore, certamente esso non ha nulla a che vedere con ciò che viene definito ‘fidanzamento’ in quanto ritengo che sia impossibile amare una ed una sola persona, che sia per un istante o per sempre. Del resto per amare bisogna amarsi quindi si ama sempre un minimo di due persone alla volta.

Nel momento in cui io amo qualcuno, io amo qualcuno. Basta. Stop.

Fidanzamento?

Ma cos’è?

Per farvi capire cosa sta farfugliando la mia testolina ora vi stilo un breve elenco di modi in cui io definirei IL FIDANZAMENTO:

  • ILLUSORIO CONTRATTO DI PROPRIETA’. Tentativo di legare, incollare e condannare al proprio fianco per sempre la persona che si ‘ama’;
  • PAURA DELLA SOLITUDINE. Disperata ricerca di una certezza, quella di non essere mai soli;
  • MANCANZA DI AMOR PROPRIO. Necessità di definire se stessi all’interno di un rapporto ‘ufficiale’;
  • MOTIVO DI VANTO. Tentativo di accrescere l’autostima attraverso gli occhi degli altri;
  • BOTTE PIENA E MOGLIE UBRIACA. Sicurezza di essere amati da qualcuno e poter fare sesso con qualcun’altro;
  • QUALCUNO CHE TI ASPETTA SEMPRE. Bisogno di sapere che c’è qualcuno che è lì per te quando torni dal lavoro, dall’università o dalla scappatella di turno;
  • SENTIRSI IMPORTANTI PER QUALCUNO. Necessità di ricevere da un’altra persona quell’importanza che non si è capaci di dare a se stessi;
  • SENTIRSI UTILI. Sopperire la mancanza di autostima con il sentirsi utile per qualcun’altro;
  • IPOCRISIA. Ipocrita auto-convinzione di aver bisogno solo di quella persona;
  • ILLUSIONE. Illudere se stessi e l’altra persona di essere nati per stare insieme;
  • PROMOTORE DI CONSUMISMO. Spendere soldi a Natale, San Valentino, mesiversario, anniversario, filmiversario, baciversario, primavoltaversario…
  • FINE DELLA DIETA. Traguardo ambito da una perenne dieta conquistatrice;
  • FINZIONE. Mera finzione di appagata soddisfazione e felicità;
  • SESSO ASSICURATO. Sicurezza di poter fare sesso quando si ha voglia senza dover pagare nessuno o affidarsi a ‘sconosciuti’ o essere giudicati;
  • AFFETTO ASSICURATO. Ricevere sempre affetto, meritato o no che sia;
  • TRADIMENTO ASSICURATO. Volontario incarceramento di se stessi che rende succoso e ambito il tradimento.
  • FORMALITA’.

E così definirei L’AMORE:

  • UNA LUNGA PASSEGGIATA
  • UN BEL SOGNO
  • CAPIRE
  • ESSERE CAPITI
  • LIBERTA’
  • CONDIVISIONE
  • UNA LETTERA
  • UNA CORSA
  • UNA GOCCIA DI SUDORE
  • UN DISEGNO
  • UN GIRO IN MOTO
  • UN INCONTRO
  • UNO SCONTRO
  • UN’OCCHIATA AL CIELO
  • UN CONCERTO
  • UN LIBRO
  • DORMIRE
  • STUDIARE
  • LAVORARE
  • UN SORRISO
  • UN ABBRACCIO
  • UN SENTIMENTO
  • UN VIAGGIO
  • UN FILM
  • UNA CANZONE
  • UN GIRO IN BICI
  • BERE
  • MANGIARE
  • FARE SESSO
  • FARE L’AMORE
  • AMARE
  • VIVERE.

Amare è vivere.

Amare non è fidanzarsi.

E fidanzarsi non è amare.

E non c’è bisogno che vi dica che vivere è un verbo collettivo.

Ama = vivi = ama te stesso e chi Vive con te.

 

Per la traduzione in inglese di questo articolo clicca qui: What does it mean being engaged?

Bella faccia a cattivo gioco.

E’ inutile che sei lì e mi guardi con fare circospetto. Se hai qualcosa da dire, parla. Sostanzialmente non mi curo di ciò che ti passa nella testa, ma se volendo o nolendo la vita mi ha posto nella condizione di relazionarmi necessariamente con te, lo faccio. Mi relaziono. Penso. Parlo. Non mi limito a guardarti, a ispezionarti, a giudicarti, ad essere spettatore della tua vita. Interagisco.  Mi esprimo. Dico la mia. E la tua qual è? Con me questo gioco non puoi farlo. Io ti leggo nella mente. Percepisco ogni sintomo di astio o discordanza agitarsi nel tuo tono di voce, nei tuoi occhi o in ogni tuo movimento. E questo mi porta a detestare ogni tuo sorriso o accondiscendenza. Non aspetto altro di avere uno scontro/confronto con te. Ma no. No. Tu non dici la tua, non ti esprimi molto. Sei per il quieto vivere, sei per la pace nel mondo.

Qualcuno tempo fa ha detto che si fa gli scemi per non andare in guerra. Forse parlavano proprio di te. Non tramuti i tuoi pensieri in parole. No, non lo fai perché rischieresti di ritrovarti una guerra che non vuoi o non saresti in grado di affrontare. Una guerra che non è altro che uno scambio reciproco di punti di vista. E la cosa più detestabile di te, non è che tu non abbia un tuo punto di vista. Anzi. Ce l’hai eccome. Ma te lo tieni per te.

Dimmi un po’ una cosa.

Sono veramente curiosa di saperlo. Muoio dalla voglia di sapere come ci si sente nel piacere a tutti. E’ soddisfacente? E’ soddisfacente rinchiudere se stessi in se stessi e mostrare al mondo una faccia di cazzo che non abbaia né morde?  E’ soddisfacente non ricevere mai un vaffanculo da nessuno? Non mi aspetto che tu risponda. Non lo faresti mai. Andresti contro la tua vera natura e i tuoi principi. Ti limiteresti a rispondere sciocchezze del tipo “lascia perdere” o “non vale la pena discuterne” se il coraggio è dalla tua parte, altrimenti mi congederesti con un sorriso od uno smile. Si, uno smile. Vanno più di moda dei sorrisi ultimamente. Chissà forse potresti anche inciampare in un link allusivo da cui traspare una mentalità simile alla tua. E allora si che gioiresti nel poterlo condividere. Non è poi così tanto rischioso esporre se stessi in questo modo no?

Tanto avrai sempre l’amico del cuore con cui dar sfogo alle tue cattiverie più nascoste, un fedele amico che non si opporrà mai a te. Una vita facile non è vero? Chissà forse divulghi solo pace e amore e gioia infinita anche con lui.

In fondo, perché rischiare?

Com’è nata l’amicizia.

Ebbene si, forse voi non lo sapevate ma l’amicizia è nata nel 1871. Tristi e soli erano i giovani prima di allora. Un’aria di solitudine e monotonia aleggiava per le vie del borgo, attraversava le finestre delle tristi case di campagna, riecheggiava nei calici vuoti di birra ammucchiati sul bancone di un bar. Cupa era l’atmosfera, le persone erano chiuse in se stesse e non comunicavano fra di loro, evitavano di incrociare gli sguardi delle altre persone lungo la strada, nessuno sorrideva. Tutto era nero, finché nel 1871 un certo non so come si chiama dimostrò il funzionamento del suo apparecchio che chiamò telettrofono. Anche se il primato per aver inventato l’amicizia sembra spettare però ad un sapevo come si chiama ma ora non più che riuscì a realizzare un apparecchio elettrico in grado di comunicare a distanza già negli anni cinquanta dell’Ottocento. E nel 1800equalcosa un amico di non so come si chiama presentò una macchina per la trasmissione elettronica di suoni musicali tramite una barretta vibrante sotto l’influenza di un campo elettromagnetico.

Questo dispositivo non era comunque in grado di trasmettere la voce, ma solo suoni. Allora tutti continuavano ad essere tristi. Tutti vivevano nella disperazione, logorandosi per l’impossibilità di comunicare con l’amico della porta accanto. Tutto finchè non fu inventata, da una superfemminna XXY, la cornetta. Essa nacque quando XXY ebbe l’idea di legare un microfono e un ricevitore ad un bastoncino, in modo da poter avere una mano libera, per masturbarsi, e l’altra finalmente per comunicare. E fu cosi che tutti coloro che vagavano tristi per i prati, che svuotavano tristi calici di birra al bar del paese, che erano costretti a confrontarsi con la realtà di tutti i giorni, fu cosi che tutti loro iniziarono ad essere felici. Si, non vi era nulla di più felice e gratificante che amoreggiare con una cornetta. Finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo amico di giochi per dirgli che gli volevi bene, finalmente un dispositivo che ti permetteva di chiamare il tuo amico di tazze per dirgli che la birra era buona, finalmente un dispositivo che ti permetteva di trasmettere la tua voce. Non lo sapevate che sulla lingua ci sono dei microchip installati al momento della nascita per permettere la trasmissione vocale? Senza di quelli non potremmo mai comunicare, ecco perché l’amicizia nacque solo a cavallo fra il 1800 e il 1900, quando furono annessi all’incompleta natura umana dispositivi ausiliari per un miglioramento delle condizioni di vita.

C’è da dire che era però un’amicizia incompleta. Le giornate erano meno uggiose, i cuori meno oppressi…ma nel profondo degli animi mancava ancora qualcosa.. Ecco cosa, la vista! Cosa può essere un’amicizia senza la vista? La vista nacque nella seconda metà del novecento. Quando lo scienziato X in collaborazione con il tecnologo Y elaborarono microscopici dispositivi elettromagnetici da applicare sul nervo ottico che avrebbero permesso il riscontro visivo di un’immagine trasmessa in un monitor. La felicità dilagante nell’aver acquisito questo senso vitale portò a un sentimento di amicizia dirompente e ad un amore spassionato verso il proprio monitor di fiducia.

C’era solo un piccolo inconveniente: i microscopici dispositivi elettromagnetici riproducevano solo immagini in bianco e nero. Fiumi di amicizia bicolore dovettero scorrere sotto i ponti prima di poter finalmente riconoscere il colore di un prato, o di una birra, o degli occhi di un amico. Una proporzione direttamente proporzionale: monitor : monitor = monitor : monitor. Una proporzione impeccabile il cui stratosferico risultato fu la vera amicizia. Tutto procedeva per il migliore dei modi, tutto procedeva superstrabenissimo, amicizia di qua, amicizia di la, monitor di qua monitor di la… Finalmente non vi era nessuno più triste per strada o al bar, nessun triste prato, nessun triste pallone da calcio che ti sbatteva alla finestra.. Niente di cotanta tristezza, ma solo felicissimi e sorridenti amici vicino le proprie cornette e monitor di fiducia. Una felicità incontinente tant’è che ebbe il suo apice quando Pincopallino X e Caio Y furono extrafelici di annunciare alle nuove vittime dell’amicizia una supercalifragilissima nuova notizia: “Finalmente non abbiamo più bisogno dell’udito! Nè della voce e delle nostre cornette”. Ebbene si, affianco alle immagini che scorrevano sul monitor fu applicato un sistema di botta, controbotta, risposta e controrisposta, in uno scorrevolissimo e vicendevole alternarsi di amichevoli scambi di amicizia, una stratosferica invenzione che il supertegnologo inglese chiamò “Chat”.

Non mi resta che augurarvi una buon’amicizia a tutti.

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