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Back to the future – Blog

Italian & English Articles! Personal reflections on life, relationships and energy that shines inside and outside each of us. Enjoy ♥

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5 effetti negativi della tecnologia sulle nostre vite

Come la tecnologia ha preso lentamente il sopravvento sulle nostre vite

1° effetto: Incapacità di esprimere i sentimenti di persona

La tecnologia ci ha gradualmente distaccati da tutto ciò che è umano. Un tempo quando si parlava ci si guardava negli occhi, ora invece si fissa con sguardo vuoto e assente uno schermo. Le persone in passato si sorridevano, si scambiavano strette di mano, si abbracciavano. Ora invece si inviano emoticons e mi piace.
E cosa succede quando va via la corrente e quando si scarica il telefonino?
Cosa succede quando finiscono i giga, il cellulare non prende o si viaggia in un aereo senza wifi?

PANICO

La tecnologia ci ha reso tutti incapaci di fare quello che un tempo era più che normale fare: parlare, confrontarsi, essere creativi ecc.

2° effetto: Insicurezza

La tecnologia ci ha resi tutti più belli e intelligenti. Siamo in grado di modificare la nostra immagine a nostro piacimento o di usare i motori di ricerca per rispondere a quesiti ai quali non avremmo saputo rispondere di persona.

E’ certamente più facile conquistare l’attenzione di qualcuno con una foto perfetta e una saggia citazione. Che importa se nella realtà appariamo differentemente e se quella citazione l’ha pensata qualcun altro?
Anche considerando l’ipotesi che siamo noi gli autori di una citazione d’eccellenza, sarebbe sprecato condividerla con una sola persona..non trovate? Meglio condividerla sui social così in pochissimi secondi migliaia di persone ci considereranno intelligenti.

E cosa succede se usciamo di casa struccate o senza gel ai capelli, magari sporchi e sudati dopo il lavoro o la palestra, e incontriamo l’uomo o la donna dei nostri sogni per strada?
Cosa succede se ci ritroviamo a partecipare ad un dibattito e non comprendiamo ciò che ci viene chiesto o non sappiamo rispondere?

PANICO

La tecnologia ci ha reso la vita così facile che situazioni del tutto normali diventano difficili da affrontare. Cosa facciamo quindi? Le evitiamo e abbiamo paura di esserne coinvolti.

3° effetto: Impazienza

La tecnologia ha velocizzato i tempi e questo è sicuramente un effetto positivo. Ma velocizzando i tempi ha ridotto la capacità umana di essere pazienti. In passato certe agevolazioni non erano presenti quindi ci si arrangiava. Si impiegava più tempo nel fare le cose. Non vi erano alternative, quindi le cose si facevano secondo i tempi richiesti e basta. Senza troppe lamentele o stress inutili. Cosa succede oggi invece? Che tutto funziona con un click.

E cosa succede se il tasto per dare via a quel click si inceppa o si rompe?
Cosa succede se accadono imprevisti che alterano tutto ciò che avevamo accuratamente pianificato?

PANICO

La tecnologia ci ha resi impazienti. Prima aspettavamo se c’era da aspettare. Ora non più. Se possiamo acquistare tutto con un click, perché mai essere costretti a fare la fila al negozio? Se per pagare le bollette basta un semplice bonifico, perché mai svegliarsi presto la mattina per andare alle poste? Se è possibile inviare reclami via email, perché mai uscire con il freddo per andare a lamentarsi direttamente con l’impiegato? Se possiamo inchiodare i nostri figli davanti televisioni o tablet, perché perdere tempo a giocare con loro?

Capita spesso però che il computer si rompe, il sistema bancario è inattivo, abbiamo dimenticato la password per accedere alla nostra email, la tv non trasmette nulla di interessante per i nostri bambini.

Allora cosa facciamo? Usciamo!

Andiamo al negozio, dove magari ci sono anche i saldi, e troviamo una fila chilometrica. Non siamo abituati ad aspettare cosi tanto, ci arrabbiamo, ci lamentiamo dell’inefficienza del negozio. Ci lamentiamo che la cassiera è lenta. Discutiamo e/o spesso litighiamo con chi è in fila o con chi crediamo ci abbia ingiustamente preceduti.

Ci rechiamo in banca per fare il bonifico, fila anche lì. Ed anche lì ci arrabbiamo e ci lamentiamo. Guarda caso l’impiegato è inefficiente e la banca è la responsabile di tutti i nostri mali.

Andiamo al banco servizio clienti del supermercato ad esporre le nostre lamentele. Lo stesso impiegato, abituato a ricevere email, non sa bene come relazionarsi con noi. Noi, abituati ad inviare email, veniamo irritati dalla sua scarsa prontezza. Ci impazientiamo, vogliamo subito risposte chiare e risolutive. Ci lamentiamo, discutiamo, litighiamo.

Finalmente andiamo al parco a far giocare i nostri bambini…….forse qui finalmente ci rilassiamo un attimino! Dovremmo andarci più spesso!

4° effetto: Maleducazione

Se la tecnologia genera incapacità di esprimere sentimenti, insicurezza e impazienza, non mi meraviglio se essa ci rende anche dei grandi maleducati.

Non sappiamo più dire grazie, prego, scusa o per favore. Per non parlare dei buongiorno, buonasera o buon lavoro.

La tecnologia ci ha resi timidi e impauriti di affrontare quella vita che esiste al di là di uno schermo o al di là di un click.

Un buongiorno richiede spreco di energia e di tempo: vogliamo un caffè, tutto il resto non importa, il barista deve SUBITO farci un caffè. E se c’è fila al bar? Vado di fretta, mi fai un caffè al volo? Si, al volo io te lo lancerei in faccia quel caffè!

Innanzi tutto devi dire buongiorno. Seconda cosa aspettare il tuo turno. Terza cosa chiedere per favore. Infine ringraziare per il servizio, magari con una bella mancia. Sai, il barista non viene pagato di più per sorriderti o renderti di buon umore. Ripagalo almeno con altrettanta gentilezza!

5° effetto: Solitudine

Incapacità di esprimere sentimenti, insicurezza, impazienza e maleducazione. Come può la tecnologia non renderci tremendamente SOLI??? 3000 amici su Facebook e 500 followers su Instagram ma in fin dei conti, tremendamente soli.

Ti ringrazio per aver perso tempo a leggere il mio articolo. Ora però spegni il pc, metti il cellulare in tasca ed esci. C’è un mondo di gente e di cose da scoprire lì fuori!

Data di pubblicazione: 28 Novembre 2018

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Cos’è giusto e cos’è sbagliato

Cos’è giusto e cos’è sbagliato?

Ritengo che la formulazione della domanda sia di per sé ambigua. Più che altro chiederei, esistono cose giuste e cose sbagliate? E, soprattutto, chi è in potere di deciderlo? Chi ha il diritto di dire a qualcun altro cosa sia giusto fare o non fare?

Ovviamente nel corso dei millenni, secoli e anni..società, religioni e culture, variegate ed avariate, hanno dato il meglio di loro per cercare di inculcare nella mente dei più deboli preconcetti morali al fine di riuscire a manipolare le masse. E, devo dire, che ci sono riusciti benissimo. Ma dico io, non ho mica bisogno di una religione per capire che uccidere è sbagliato o che essere misericordiosi è cosa buona e giusta? Questi sono principi umani che dovrebbero (riprenderò il discorso in seguito) nascere naturalmente in noi. Anzi, credo che la religione abbia proprio spinto al contrario, basta citare le famosissime crociate o “guerre di religione” o il divario che le stesse religioni creano fra popoli appartenenti a religioni diverse. Dov’è finita questa misericordia se un cattolico arriva a detestare un musulmano o viceversa? Ma non voglio impelagarmi in discorsi “religiosi”. I vari governi, dittatori, presidenti e partiti politici hanno fatto anch’essi qualcosa di molto simile. Hanno inventato false verità e manipolato masse. Chi è al potere deve collezionare seguaci e l’unico modo per farlo è manipolandoli. Ora non voglio neanche impelagarmi troppo in questioni politiche delle quali non mi intendo molto, ma avevo bisogno di fare queste premesse per parlare di ciò che mi sta realmente a cuore: la natura.

Tutti questi sacerdoti e politici hanno mai tenuto conto della natura? Madre natura è stata calpestata, ignorata, diffamata, distrutta…..CONDANNATA. Hanno inventato il peccato originale e il senso di colpa per manipolarci e i nostri stessi genitori e insegnanti di scuola, essi stessi manipolati, hanno assunto con noi lo stesso atteggiamento. Ovviamente il tutto è avvenuto involontariamente. Un genitore modello vuole solo il tuo bene. Ma come fa a fare del bene per un figlio, se non ha fatto/fa del bene per se stesso? Nella sua testa sono stati inculcati falsi principi di una morale discutibile e lui, convinto della loro credibilità, ha cercato di trasmetterli alla prole. Posso immaginare che fare il genitore non sia affatto semplice. A stento riusciamo a capire cos’è meglio per noi stessi, figuriamoci per qualcun altro. Di una cosa però sono molto grata ai miei genitori, sebbene anche loro, come nel piccolo tutti noi, siano stati vittime di questa società: hanno cercato quanto più possibile di lasciarmi libera di sbagliare, seguire la mia natura e capire io stessa quale fosse la mia strada da seguire. Sebbene sia cresciuta in un quadro religioso e sociale ben definito, nel loro piccolo sono stati dei fantastici, piccoli, dolci rivoluzionari.

E ritornando alla domanda iniziale su cos’è giusto e cos’è sbagliato, la risposta credo sia una e una sola:  giusto è quello che la tua natura ti suggerisce di fare e sbagliato è tutto quello che non ti viene naturale farlo. Qui mi aspetterei una domanda del tipo: e se quello che fa star bene te nuoce a qualcun’altro? La mia risposta sarà: vuol dire che così dev’essere. Tutto avviene per una ragione. Nella vita esiste il bello e il brutto, i sorrisi e le lacrime, la serenità e la tristezza. Nulla potrebbe esistere senza il suo opposto. Ci sarà sempre chi è felice e chi non lo è, chi riceve del bene e chi del male. La vita è una ruota che gira, non possiamo né fermarla né invertirne la corsa. Possiamo solo viverla, così com’è, secondo natura.

Cosa succede però spesso e volentieri? Succede che la nostra natura ci porta a fare cose che la nostra religione, società e cultura definiscono “sbagliate” e quindi noi ci colpevolizziamo in partenza e non le facciamo. Questo ci fa star male perché abbiamo frenato la nostra vera natura per omologarci e soddisfare richieste e aspettative esterne, per apparire come gli altri vogliono vederci. Ma noi come ci vediamo davvero? Siamo felici di noi stessi e con noi stessi quando indossiamo questa maschera? Cos’è che importa davvero, quello che gli altri vedono o quello che noi stessi sentiamo e percepiamo? Io rispondo la seconda, e voi?

Tornando a quei sacerdoti e politici che hanno manipolato le masse…se hanno agito seguendo la loro, per quanto discutibile, natura, io non posso far altro che stimarli per questo! Loro hanno fatto quello che sentivano di fare, quello che più li faceva star bene. A certe persone fa star bene la sofferenza altrui, o sfruttare l’altro. A me no, ma io non sono loro e loro non sono me. Quello che non capisco invece è perché un ipotetico “tu” si sia lasciato manipolare o sfruttare da questa gente quando questo invece non rispecchiava affatto la tua natura?

Per fare un esempio apparentemente banale posso menzionarvi la classica situazione della ragazzina ferita che incolpa lo stronzo in questione di essere stato la causa delle sue sofferenze. Lo stronzo in questione è sempre stato stronzo e sempre lo sarà. Questa è la sua natura e forse non cambierà mai. Allora cosa deve fare questa ragazzina? Passerà la vita a trovare la causa delle sue sofferenze in tutti i bastardi che incontrerà? Oppure prenderà in mano la sua vita, smetterà di farsela mettere in quel posto e inizierà a seguire la sua vera natura?

Fidati che se segui la tua vera natura non andrai a finire in situazioni che ti faranno del male. Certo, potrai incorrere in situazioni spiacevoli che fan parte della vita, ma se davvero vivi secondo quello che realmente sei, saprai come affrontarle..senza dover stare ad incolpare nessuno (spesso soffrire è quel che è giusto per te in quel momento, è propedeutico, non condannarlo)! Ciò che in quel momento particolare della tua vita poteva sembrarti sbagliato, è stata invece la cosa giusta per te guardandola a posteriori, accogli semplicemente quello che la tua natura ti dona.

Noi siamo padroni di noi stessi, infatti la mia non è una critica al manipolatore…bensì a chi si lascia manipolare. A meno che lasciarti manipolare non faccia parte della tua vera natura, allora è un’altra storia! Tutto è relativo, nulla è giusto o sbagliato, non ci sono regole universali per deciderlo.

Sii te stesso, questa è l’unica regola, l’unica cosa giusta.

GOSSIP

Gelida
Ossessione di
Superiorità che
Striscia con
Indecenza
Pubblicamente

Esistono ancora gli stereotipi?

Ebbene sì, devo ammettere..a malincuore..che gli stereotipi esistono ancora. Nonostante, nel 2016, si siano raggiunti livelli di apertura mentale e predisposizione al cambiamento non indifferenti, ci perdiamo spesso in opinioni rigidamente precostituite e generalizzate. La bellezza di un arcobaleno ci sbalordisce sempre, eppure, per alcuni di noi esiste o solo il bianco o solo il nero. Viviamo nella necessità di categorizzare e di inserire tutto e tutti all’intero di concezioni predefinite. Di conseguenza, qualsiasi cosa e qualunque persona esca dai confini che delineano questi stereotipi, viene condannata. Oh…guarda che bello l’arcobaleno!!! E poi? Perché non ci sbalordiamo davanti all’arcobaleno di cose e persone che la vita e la natura ci offre?

L’abito non fa il monaco ma, soprattutto, il monaco è libero di indossare qualsiasi abito, e questo di certo non cambierà la sua essenza di monaco. Sarà sempre lui, qualsiasi cosa esso indossa. Inoltre egli è libero di andare dove vuole, fare quello che vuole e con chi vuole, a prescindere dall’abito che indossa.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama uno stile di vita semplice e comodo, non esclude l’eventualità che possa aver voglia di indossare un vestito elegante o le scarpe con i tacchi.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama uno stile di vita raffinato ed elegante, non esclude l’eventualità che possa aver voglia di indossare una tuta e scarpe da ginnastica.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama la tranquillità e locali dove ci si può rilassare e leggere un libro, non esclude l’eventualità che possa aver voglia di andare in discoteca.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama far festa e andare a ballare in discoteca, non esclude l’eventualità che possa aver voglia di andare in un café a leggere un libro davanti ad una cioccolata calda.

Il fatto che io sia una di quelle persone che ama fare o indossare quella cosa in particolare, non esclude il fatto che non possa aver voglia di fare o indossare qualcos’altro!!!

Ovviamente questi sono solo alcuni dei millemila esempi che potrei elencarvi. Gli stereotipi affollano ogni ambito: cultura, religione, sesso, etnia ecc..

Di qualsiasi tipo essi siano, aboliamo questi stereotipi, non solo verso gli altri ma anche, e soprattutto, verso noi stessi. Non vi precludete qualcosa solo perché pensate di non appartenere a quella categoria! Le categorie sono realtà illusorie.

Potete sperimentare tutto, qualsiasi cosa voi indossate. E potete indossare tutto, qualsiasi cosa voi sperimentate.

Portafoglio pieno e anima vuota.

Sai, un tempo pensavo che la parte artistica di me fosse quella parte che mi avrebbe permesso di occupare al meglio il mio tempo libero. La associavo, in qualche modo, all’hobby! Se hai del tempo libero, cosa fai? Dai sfogo alla tua vena creativa. Balli, disegni, canti..crei. Continua a leggere “Portafoglio pieno e anima vuota.”

Vita

Questo articolo è un po’ come quel libro di una vita che non è stato mai scritto e che inizia finalmente a prendere luce. Però, come per ogni nascita, grande è la speranza..ma altrettanto grande è l’incertezza e la paura di un futuro ignoto. All’incertezza e alla paura si accompagnano al contempo una grande curiosità ed una forte eccitazione legate all’indefinito. Si sa, il mistero ha da sempre affascinato!

Una vita di pensieri che sono nati l’uno sull’altro, l’uno dall’altro…in una valanga di eventi e di emozioni che hanno dato forma a idee e spazio a esperienze. Un libro non basterà a raccontare una vita, un articolo tanto meno. Non importa. Forse una vita non basterebbe a raccontare un’altra vita. Forse tutto questo è impossibile. Forse una vita non può essere affatto raccontata ma solo vissuta. Solo trasmessa…condivisa!

Non sono qui per raccontarvi la mia vita. Non mi piace farlo e non vedo il motivo per cui a voi dovrebbe interessare. Ma sono qui per condividere con voi tutti quello che la mia vita ha condiviso con me. Tutto quello che altre vite hanno condiviso con la mia. E sono qui per abbracciare con gioia ogni vostra piccola condivisione. Io sto scrivendo e voi, spero, leggerete. Ma sono qui pronta a leggervi…in ogni momento!

E’ un capitolo nuovo di una vita fatta di tanti capitoli, di una vita fatta di molteplici vite. Molteplici lingue e culture che si incastrano in una giostra di percezioni. Vite di ogni età, sesso e religione che bussano alla porta di uno stesso appartamento. Distanze interminabili che avvicinano i cuori. E vicinanze che creano inspiegabili spazi nell’anima.

Cos’è la distanza fisica quando forte è l’amore? E cos’è la vicinanza fisica quando l’amore è assente? Treni, autobus e aerei non potranno mai portarti tanto vicino a chi ami quanto la forza del tuo stesso amore. Quell’amore che non conosce ore di viaggio né limiti di tempo. Non importa dove si dirige e quanto impiega. Quello che importa è la serenità che lo accompagna durante il percorso, un percorso infinito.

La vita dev’essere fatta di scelte, non di forzature. Le costrizioni non portano lontano, la volontà sì. Qualsiasi cosa facciamo, dalla più piccola e apparentemente insignificante, alla più grande e apparentemente impossibile…facciamola con il cuore! Qualsiasi cosa noi facciamo meccanicamente, o costretti dalla paura o dal giudizio altrui, non ci porterà da nessuna parte… Al contrario, qualsiasi cosa noi facciamo con consapevolezza, di noi stessi e di quello che stiamo facendo, ci porterà dove non possiamo neanche immaginare! No, non possiamo neanche immaginarlo, e non serve immaginarlo! Non importa dove ci porterà perché noi saremo immersi nel percorso e non ci faremo neanche caso! Un percorso fatto di tanti piccoli traguardi, che ci doneranno una serenità inaspettata. Una serenità la cui bellezza le è donata proprio dall’impossibilità di prevederla.

Si chiama vita, non sappiamo dove ci porta. Non importa dove ci porta. Possiamo solo viverla, con il cuore!

 

Blog

Non hai bisogno di fermare il tempo per fermarti.

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Cos’è oggettivamente il tempo? E un orologio? Possiamo veramente calcolare il tempo? Credo che l’orologio sia stato inventato per scandire il tempo e per aiutarci, in qualche modo, ad organizzare la nostra vita in maniera più sistematica, puntuale e sincronizzata con la vita di chi ci circonda. Perché, in fondo, se vivessimo da soli su questo pianeta, perché mai avremmo bisogno del tempo, o di un orologio? Tu vivi nel tempo, nel tuo tempo. Il tempo è un energia che è sempre esistita. Nessuno lo ha mai creato, né nessuno potrà mai distruggerlo. Ma tu, essere umano con la tua vita frenetica vittima delle lancette di un orologio….sì tu, essere umano, puoi trasformare il tuo tempo! L’orologio non crea il tempo, lo scandisce semplicemente. Una scansione che però non è fissa e statica nelle sue modalità. In che senso? Nel senso che sei tu che modelli il tuo tempo a seconda delle tue esigenze, passioni…

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Il Momento Giusto

Non servono didascalie. Liberate la fantasia e lasciatevi trasportare dall’energia del dipinto. Io sono qui ad ascoltarvi.

I monologhi della Vagina

Vibrante
Assaggiatrice di
Grazie
Interiori che
Nutrono
Assuefazione

Semplicemente se stessi.

Essere semplicemente se stessi…beh non è mica così tanto semplice. O meglio, è facile esserlo ma difficile capirlo.

Che poi, essere se stessi è una concezione dinamica, mutevole, adattabile, imprevedibile. Non puoi programmare di essere te stesso, non è una scelta statica e unilaterale. No, è un’esplosione di probabilità. Ed essere se stessi, forse, è proprio lasciarsi andare ad ognuna di queste probabilità.

Essere se stessi non vuol dire essere in un determinato modo, ma non precludersi la possibilità di essere in qualsiasi modo.

Una volta che lo capirete, lo sarete.

Pensate che essere se stessi equivalga  a vestirsi alternativi, avere 10 tatuaggi, mandare a fanculo chi volete quando volete, ubriacarvi a merda tutte le sere, provarci spudoratamente con una ragazza o farvi le lampade a giugno?

Io penso che essere se stessi equivalga a sorridere alla vita senza vergogna. Sorridere agli sconosciuti per strada. Sorridere ad un cagnolino scodinzolante. Sorridere ad un fiore baciato dal sole. Sorridere davanti allo specchio. Sorridersi.

E qualsiasi cosa facciate, qualsiasi cosa indossiate, qualsiasi cosa sembriate…sarà il vostro sorriso a parlare. Non di certo il sorriso che stampate a comando nelle foto. No. Ma il sorriso della vostra anima. Un’anima senza paura di sbagliare, di essere giudicata. Un’anima senza paura di soffrire e senza paura di essere felice.

Avete così paura di essere felici.

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