Quando pensiamo di voler fare qualcosa che non dovremmo fare, il “danno” è già fatto, no? Tanto vale che quella cosa la facciamo, no? Altrimenti le nostre azioni sarebbero ipocrite, no? 

E’ un concetto estendibile a qualsiasi tipo di relazione…sentimentale, d’amicizia o familiare che sia. Un atto pratico viene a seguito di un pensiero (solitamente).. ad esempio un tradimento se avviene è perché prima abbiamo pensato di farlo e se abbiamo pensato di farlo, abbiamo già tradito. No?

Il punto chiave del ragionamento è alla base: il tradimento dov’è? Se abbiamo fatto o semplicemente pensato qualcosa che è conforme alle nostre esigenze e alla nostra essenza..perché il rapporto con l’altra o le altre persone dovrebbe cambiare? Anzi, il tradimento lo vedrei nei confronti di noi stessi nel caso in cui ci costringessimo di reprimere quello che sentiamo sinceramente di voler fare. 

L’onestà fa male..ma penso che non abbia senso reprimersi..e dovremmo invece seguire il flusso della nostra essenza e lasciarci trasportare.. Se quello che facciamo è quello che percepiamo come più in sintonia con noi stessi in quel momento, perché dovrebbe essere “sbagliato”? Ovviamente parlo di scelte di vita che non vanno a danneggiare gravemente chi ne è coinvolto oltre noi..ma, nel momento in cui troviamo un nostro equilibrio, reprimerci vorrebbe dire alterare questo equilibrio, fingere con noi stessi e con gli altri! Non so… forse ho in mente una visione utopica di amore universale e di sincerità difficili da comprendere e da accettare…

E non si tratta di dar retta alla testa, al cuore o allo stomaco. Credo che testa, cuore, stomaco, fegato, piedi, mignolo ecc lavorino insieme poiché se lo stimolo non è generato da tutto quello che fa parte di noi, fisico o astratto che sia, allora non è quello che sentiamo di fare veramente. Mente e corpo agiscono in sincronia..

Per imparare a conoscere noi stessi e gli stimoli che il nostro corpo dà e riceve, possiamo e spesso dobbiamo “servirci” degli altri. Siamo tutti a disposizione di tutti.  E non dobbiamo aver timore di farlo per paura di ferire qualcuno..  Parto dal presupposto che nessuno può farci del male se noi non lo vogliamo e incolpare gli altri è da codardi nonché da insicuri.. Siamo responsabili di noi stessi e delle nostre sofferenze, cosi come delle nostre felicità.. Tutte le persone che incontriamo sono “strumenti” di passaggio per l’evoluzione della nostra vita e della nostra crescita personale..e ognuno di noi lo è per gli altri, che siano amici, amanti o semplicemente passanti… Questo pensiero non dovrebbe offendere nessuno poiché è un pensiero che include tutti noi..anzi dovrebbe farci gioire del fatto che un mondo di persone, relazioni, esperienze e sensazioni ci aspetta ogni giorno_ovunque andiamo_qualsiasi cosa facciamo. Se il nostro modo di fare o di pensare fa star male chi si relaziona con noi è perché c’è qualcosa di irrisolto nella persona a cui ci stiamo rivolgendo.. Questo pensiero non giustifica le nostre azioni, tutt’altro… noi stessi nella nostra vita possiamo incontrare qualcuno le cui parole o azioni potrebbero generare in noi sofferenza e, non potendolo evitare, possiamo solo lavorare su noi stessi e sulla nostra capacità di renderci impermeabili alle negatività. Ovviamente noi possiamo decidere di modellarci e di agire in maniera pacata e gentile per evitare ogni tipo di sofferenza altrui, ma, almeno secondo me, non dipende del tutto da noi… Non a caso spesso capita che agiamo in buona fede e creiamo sofferenza..perché? A prescindere da chi sia o meno il colpevole (questo è un capitolo a parte), la nostra sofferenza è evitabile, o comunque gestibile…da noi stessi. Incolpare il generatore di sofferenza di certo non ci aiuta. Ciò non sta a significare ignorare le nostre azioni, anzi… Le nostre azioni non possiamo ignorarle, quelle degli altri si… E per ignorare non intendo non averne cura o sottovalutarle, ma avere consapevolezza della loro insignificanza e negatività.. Dovremmo non generare negatività ma, soprattutto, non permettere alla negatività altrui di insinuarsi in noi.. 
Spesso generare sofferenza crea in noi stessi sofferenza e spesso questo avviene a prescindere dall’importanza che la “vittima” abbia per noi, così come quando facciamo del bene per sentirci gratificati a prescindere da chi sia la persona che riceve il nostro bene.
Fra tutti noi regna una sottile e profonda empatia ed è difficile coltivare l’empatia positiva allontanando quella negativa.. 

Alla base non sopportiamo che gli uomini abbiamo bisogno di dolore per imparare, per apprendere la vita (come quando cadi e ti fai male, o sbatti contro un muro e solo in quel momento capisci che devi evitare quella cosa). Ma il dolore è affrontabile quando abbiamo la giusta consapevolezza che lo rende meno sofferente..Abbiamo tutti un lato sadico (senza il quale la nostra bontà non avrebbe ragion d’essere)…e c’è chi lo tiene a bada, c’è chi ne ha paura, c’è chi finge di non averlo, c’è chi lo adora ma..

Non è quello che viviamo che crea in noi gioia o dolore, ma tutto sta in come lo viviamo.. E per citare un mio amico senegalese “non conta ciò che vedi con gli occhi, ma ciò che gli occhi guardano”.

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