Credo che la lettura sia il porto dove salpa la cultura e approda l’immaginazione. Quando ci si approccia a leggere un brano, un romanzo, un fumetto, uno slogan o chicchessia, ci dev’essere un bilanciamento fra il nostro livello culturale e la nostra vena immaginativa. Nel momento in cui una delle due parti prevale, il messaggio di ciò che leggiamo rischia di  essere percepito in modo errato.

Lo scrittore non è tenuto a dare spiegazioni o superflue delucidazioni sul perché o per come di quello che scrive. Il vero lettore non legge le righe, legge tra le righe. Avere una mentalità aperta e flessibile non vuol dire accettare tutto quello che uno scrittore ci propone. Anzi, vuol dire essere in grado di percepire nel modo giusto qualsiasi messaggio ci viene trasmesso, in modo tale da poterlo criticare se abbiamo opinioni discordanti e/o farne spunto di confronto.

Il lettore medio, chiuso nel suo microcosmo, è vittima del pregiudizio e delle sue certezze. Nel momento in cui si accinge a leggere qualsiasi cosa, non legge tra le righe e a volte non legge neanche le righe. Si scervella soltanto nel cercare di sistemare tutte quelle righe nei suoi schemi mentali prefissati e nel momento in cui non ci riesce, poiché di fronte a concetti troppo metaforici e allusivi, critica. Distrugge. Profetizza il suo verbo, quello del vero conoscitore e demolitore di false realtà. Un lettore medio che spesso rinuncia di leggere un articolo troppo lungo, ma si sente libero di criticare ogni articolo corto per il quale ha deciso di “perdere” il suo tempo. Evidentemente non sa che più un articolo è breve più esso può celare messaggi che spetta al lettore comprendere. Lettore medio che non legge per trovare risposte ma legge per rafforzare le risposte che ha già maturato precedentemente dentro di sé.

E poi, tu scrittore modesto che scrivi con passione e umiltà, sperando solo che il tuo messaggio arrivi nel cuore dei più, ti ritrovi a dover dare spiegazioni dei tuoi scritti a persone che ti rivolgono ogni genere d’infondata accusa. Si, dico infondata perché discordante del tutto con il vero messaggio dello scritto in questione. E ti chiedi se forse hai sbagliato tu a non specificare il per come e il per quando di ogni concetto che hai espresso. Ti chiedi se è colpa tua che il tuo scritto abbia creato fraintendimenti. Ma poi ti fermi un attimo e rifletti: perché mai dovrei scrivere quello che il lettore dovrebbe capire da solo? Perché mai dovrei scrivere ciò che vorrei il lettore recepisse da sé nel suo intimo? E poco dopo, senza molti sforzi, trovi la giusta risposta: perché è pigro e bigotto! E in quel momento preferisci che un lettore medio non legga affatto ciò che scrivi perché equivalerebbe a dare perle ai porci.

Perché l’essere umano medio preferisce vedere un film piuttosto che leggere un libro? Perché preferisce vedere il telegiornale piuttosto che leggere un articolo di giornale? Perché preferisce che un fatto gli venga raccontato piuttosto di informarsi di persona a riguardo? Perché è pigro. E di conseguenza anche bigotto. I politici lo sanno. I pubblicitari lo sanno. Non a caso inseriscono slogan laddove il pigro da maggiormente ascolto.

Viviamo in una società dove per farti capire devi mettere i puntini sulle i. Una società in cui si dev’essere coraggiosi nel lasciare intendere, perché ognuno intende ciò che vuole. Una società in cui devi avere fegato di dire la tua e di scriverla, perché ci sarà sempre qualcuno disposto a capirti con il minore sforzo, ergo a non capirti.

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